Studenti in rivolta, un consiglio: più Manzoni, meno Berlusconi

di MARIANNA MASCIOLETTI – Puntuali, mentre molti roditori vanno in letargo, in autunno gli studenti si svegliano. Rinfrancati dai diari nuovi e dall’aria frizzante di ottobre, si abbandonano volentieri a quell’ardore politico/contestatario un po’ anni ’70 che li affratella ai loro professori – età media cinquant’anni – fino ai giorni degli scrutini, quando miracolosamente di proteste e striscioni sparisce ogni traccia.

Gli oggetti della contestazione sono molti e vari, ma quest’anno, ai soliti slogan anti Gelmini-Berlusconi-Tremonti-liberismo (dove il liberismo, spesso accompagnato dall’aggettivo “selvaggio”, viene identificato con gli altri tre, dando un’idea non molto lusinghiera di come si insegna l’economia nella Meravigliosa Scuola Pubblica®), si è aggiunta quella che promette di diventare un must-have dell’autunno-inverno 2011: la protesta contro le agenzie di rating. A Milano, nella città dove le nuove tendenze nascono, i valorosi giovani in corteo hanno infatti tentato di assaltare la sede italiana di Moody’s.

Un’azione inattesa? Un segnale di cambiamento? Un gesto di rottura? Macché. Rottura di uova, al massimo. Cari ragazzi, spiace dirlo, ma avete proprio toppato.
Ogni anno andate in piazza, con gli stessi slogan, gli stessi striscioni, gli stessi NO gridati verso obiettivi troppo vaghi per essere raggiunti; ogni anno i telegiornali ci raccontano di “studenti che protestano”, ma non avviene mai, manco per sbaglio, che da quella protesta nasca una proposta realizzabile.

Quest’anno, però, vi siete superati: avete messo su la solita colorata manifestazione antiberlusconiana, avete urlato a sazietà contro – sic – “i fascisti, i carabinieri e il premier” (da notare come l’unico elemento di novità, rispetto agli anni ’70, sia la parola “premier”), vi siete perfino presi le manganellate, per poi manifestare in perfetto accordo con Berlusconi stesso.
Ma sì, fanciulli. Posate lo striscione, tornate un attimo col pensiero al maggio dell’anno scorso, e riflettete: chi è stato ad attaccare per primo le agenzie di rating, e in particolare proprio Moody’s, accusandole di voler destabilizzare finanziariamente un Paese che stava benissimo?

Eh già. Proprio lui. L’Amor Nostro. Il Silvio Nazionale. No, non era Sabina Guzzanti che lo imitava, era lui in persona.
Chi è stato, in tempi più recenti, a parlare (e soprattutto far parlare) di “poteri forti internazionali”, che guarda caso ce l’hanno con lui – e quindi, per proprietà transitiva, con l’Italia tutta? Eh già. Sempre lui.
Un capolavoro, non c’è che dire. Siete riusciti a mettere Berlusconi alla testa dei vostri cortei, l’anno prossimo per superarvi come minimo dovrete portare la Gelmini in trionfo, invitare Brunetta in prima fila e cantare a squarciagola “Azzurra Libertà” per tutto il percorso.

Da chi, come voi, si presenta come “parte migliore” dei giovani italiani ci si aspetterebbe una grande disponibilità verso l’innovazione e le sfide che verranno, se porteranno davvero a cambiare l’Italia in meglio; ogni anno, invece, tornate in piazza a difendere lo status quo, quello in cui i vostri professori possono permettersi (se vogliono) di lavorare poco e male, i vostri genitori vi mantengono col residuo dei privilegi che sono riusciti ad arraffare finché ce n’era, mentre voi non avete futuro, perché da arraffare è rimasto davvero poco e la logica del privilegio, del posto di stato, dell’aiuto di stato è l’unica che conoscete. Ogni anno vi presentate come difensori di “diritti” che, se analizzati per bene e senza pietà, si riducono sempre a uno solo: far sì che tutto resti com’è, ma senza che nessuno debba pagarne le conseguenze.
Ragazzi, ragazzi. Va bene che quello ha detto “stay foolish”, ma così si esagera, eh.

Credevo che questo livello di dissociazione dalla realtà lo raggiungessero soltanto il Cav. e la sua cerchia più intima, e invece, sorpresa, anche voi ragionate così. Tutti insieme, tutti compagni, tutti fratelli, al grido “noi la crisi non la paghiamo”. Anzi, “noi la VOSTRA crisi non la paghiamo”, sia mai che in Italia qualcuno si prenda una responsabilità che è una.
Resta, però, la realtà. Resta il fatto che non è questione di volerla o no: la crisi c’è e non ci possiamo più permettere di ignorarla, lo status quo ne è una delle cause, e né scandire slogan come fate voi, né gridare al complotto come fa lui, né scambiarvi i ruoli servirà ad accelerare la ripresa.

Ragazzi, abbiate pietà. Abbiate la forza, il coraggio, la responsabilità, di uscire da questo gioco delle parti che non è più sostenibile in nessun modo. Sarà che non capisco le profonde ragioni della protesta, ma credo che per l’Italia che dite di amare, per la scuola che proclamate di voler difendere, anche e soprattutto per voi, sarebbe più utile schiodarvi una volta per tutte dalle piazze, lasciare che treni, autobus e tram circolino normalmente e ritornare agli odiati banchi. Magari a studiare i detestati Promessi Sposi, l’odiato Manzoni.

Uno che certo, non arriverà mai alla profondità d’espressione di un Fabio Volo o alla capacità di descrivere il magico mondo dei sentimenti come una Mazzantini, però, quasi duecento anni fa, scriveva così:

“In principio dunque, non peste, assolutamente no per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo.
Poi, febbri pestilenziali: l’idea s’ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste; vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s’è attaccata un’altra idea, l’idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l’idea espressa dalla parola che non si può più mandare indietro.

Non fa, credo, bisogno d’esser molto versato nella storia delle idee e delle parole, per vedere che molte banno fatto un simil corso. Per grazia del cielo, che non sono molte quelle d’una tal sorta e d’una tale importanza, e che conquistino la loro evidenza a un tal prezzo, e alle quali si possano attaccare accessori d’un tal genere.

Si potrebbe però, nelle cose grandi e nelle picciole, evitare in gran parte quel corso cosi lungo e così torto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, di osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare.
Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente più agevole di tutte quelle altre insieme
, che anche noi, dico noi uomini in generale siamo un po’ da compatire.”

Sostituendo “crisi” a “peste”, vedrete che il meccanismo non vi suonerà nuovo, e che voi ci siete cascati in pieno: prima ve ne tirate fuori, meglio è. Per tutti.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

4 Responses to “Studenti in rivolta, un consiglio: più Manzoni, meno Berlusconi”

  1. ALESSANDRONOLI scrive:

    La signora Mascioletti tira fuori l’accetta e ci dà alla grande contro il populismo demagogico degli indignados nostrani. Ma questi giovani è meglio che stiano alla deriva verso la totale apatia sociale e politica oppure che si interessino delle tematiche della nostra società seppure con un eccesso di rivoluzionarismo? I ragazzi non sono mi stati amanti del “moderatismo” o vengono attratti dall’autoritarismo della destra reazionaria neo-mussoliniana oppure dal Che. Sempre è stato così. Ma i giovani che non leggono non si interessano non partercipano a nulla sono il peggio ancora.

  2. Alessa’ non mi dire che andando in piazza a tira’ le uova a Moody’s partecipi a qualcosa di serio. Te l’ha detto Marianna, al massimo ti rendi partecipe del mistificante uso delle armi di distrazione di massa che impediscono a me di distinguere l’azione di questi replicanti dalla imbalsamata presenza di giovani ai raduni Berlusconiani. Della serie i riti al cloroformio della massificazione della società. Meglio quattro gatti ciascuno individuo pensante che con la sua coscienza fa a fette questo salame marrone che è la forma delle sovrastrutture antidemocartiche della democrazia delle masse.

  3. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Il migliore commento a questo articolo sarebbe l’ articolo di Lilli del 10 c. m.

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  1. […] delle politiche di tax expenditure. Accanirsi contro le banche, lo hanno già ben spiegato Mascioletti e Biancotti, non serve a niente. Banche e investitori istituzionali hanno più motivo di […]