E se dicessimo basta al “sondaggio universale”?

-Qualche giorno fa mi sono ritrovato a Cologno Monzese. Sotto un sole impietoso un paio di centinaia di signore e signori di mezza età attendevano ansiosi di accedere agli studi Mediaset in qualità di pubblico di una trasmissione pomeridiana, una di quelle che si occupano di gossip e cronaca rosa.

C’era la settantenne raggiante come una vergine al ballo delle debuttanti che per l’occasione sfoggiava l’abito acquistato per un matrimonio di tre anni prima, l’habitué di queste occasioni che si lamentava con la guardia giurata perché era costretta a fare attesa sotto il sole (versione riveduta del “lei non sa chi sono io”), il signore con la pancia prominente che spaesato chiedeva quale sarebbe stato il segnale che avrebbe fatto partire l’applauso, un gruppo di ex adolescenti trentenni appena uscite da un salone di parrucchieri. C’era insomma quell’umanità varia che brama per una comparsata, per una inquadratura rubata alla tv nazionale da vantare con parenti e amici.

E’ una umanità non interessata alla tenuta del governo, alle performance boccaccesche del presidente del consiglio, all’aumento dell’IVA e agli effetti dell’aumento dei tassi d’interesse. E’ una umanità la cui vita scorre fra una camicia da stirare e l’ultima confessione di zì Michele Misseri; fra il bacio di Belen a Corona e la fiction con Gabriel Garko.

E’ la maggioranza silenziosa che vota con i neuroni spenti perché una volta accesa la tv ha tutto quello di cui ha bisogno: ballerine desnude, veline ammiccanti, lacrime da incontri transoceanici (contano anche i sentimenti, che credete) e previsioni del tempo. A costoro la tv generalista ha dato il benessere interiore, lontano dai problemi della vita quotidiana e dagli affanni da terza settimana.

E’ quella tipologia di corpo elettorale che in barba ai progressi della società civile ha sostituito l’effimero al reale, la tv al libro. Costoro sono oramai affetti da una patologia pericolosissima: la pigrizia. Un vero miracolo italiano!

In questi giorni si parla sempre più spesso di riforma elettorale. La raccolta di firme per l’abolizione del “Porcellum” si è conclusa con successo; in parlamento si lavora sotto traccia ad una nuova, ennesima, riforma; i partiti tutti si dicono determinati a restituire ai cittadini votanti il loro diritto di scegliere gli eletti. La sensazione che ho avuto osservando la rutilante processione di aspiranti comparse, però, è stata che a una buona parte degli elettori le liste bloccate scelte nelle segreterie dei partiti tolgano la fastidiosa responsabilità di pensare.

Davanti a questo processo di regressione della società mi sono domandato se non sia giunto il momento di assecondarlo in tutto e tornare all’ottocentesco diritto di voto per censo. Mi sono chiesto se la responsabilità di scegliere governanti e forma di governo non sia una responsabilità troppo da grande per chi, in fondo, questa responsabilità non la vuole. E’ possibile che la corsa verso la civile società democratica sia stata troppo veloce per i claudicanti corridori?

Invece delle primarie sui candidati si potrebbero fare le primarie sugli elettori. I criteri d’accesso potrebbero essere riepilogati in quiz di cultura generale, avendo ben cura di escludere dai quesiti le domande che vertono sulla grattachecca e sul Grande Fratello.

E’ un Paese strano, il nostro. Dopo essersi innamorato di astrazioni maggioritarie all’indomani del referendum Segni del ’91 si è assopito con i tranquillanti del proporzionale corretto; dopo le monetine contro i “mariuoli” della prima repubblica, ha scrollato le spalle davanti a quelli della seconda. Lo spontaneismo partecipativo che popola i social network e riempie la piazza di Montecitorio ha come contraltare questa indefinita popolazione di telespettatori assuefatti a tutto. L’Italia ha molta strada ancora da fare. E’ necessario che chi ha a cuore il progresso civile della nazione non si arrenda.

P.S. sono pronto a scommettere che il referendum verrà in qualche modo vanificato. Intanto la mia firma l’ho entusiasticamente apposta.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

3 Responses to “E se dicessimo basta al “sondaggio universale”?”

  1. Paolo scrive:

    Credevo he l’arroganza illiberale di certa casta intellettualoide fosse solo prerogativa esclusiva di una sinistra decaduta e salottiera.

    De Blasi è certo che tra quella varia umanità sudaticcia in coda non ci siano stati, chissà, un ingegnere elettronico, una chirurga, una dirigente?

    Che, magari solo per curiosità, non abbiano voluto cedere alla tentazione di essere “parte della massa” e andare a vedere come funziona uno studio televisivo e conoscere almeno superficialmente come nasce il “prodotto finito” televisivo?

    Sappia il De Blasi che un giornaletto universitario milanese pubblicò, non molti anni fa, una gustosa raccolta di brevi interviste ad alcuni avventori a una “prima” alla Scala: uno dei tanti “eruditi” presenti (sicuramente di alto censo) pensava che “Goldoni” fosse una marca di preservativi…

  2. Marcello Mazzilli scrive:

    Più che altro la metterei così…

    In un condominio si vota in base ai millesimi. E’ una cosa logica… Le conseguenze delle decisioni prese in assemblea di condominio ricadranno sui proprietari (nel bene e nel male) in proporzione alla proprietà che hanno.

    Aggiungerei poi che i dipendenti pubblici andrebbero esclusi dal voto per palese conflitto di interessi (un partito che sostiene tagli alla spesa pubblica avrebbe meno possibilità di essere votato)

  3. Paolo scrive:

    Bravo Marcello!
    La sua logica non fa una grinza!

    Togliamo il voto ai DIPENDENTI PUBBLICI perché in conflitto di interessi (un partito che sostiene tagli alla spesa pubblica avrebbe meno possibilità di essere votato).

    Togliamo il voto ai LIBERI PROFESSIONISTI perché in conflitto di interessi (un partito che sostiene i tagli alle consulenze negli enti avrebbe meno possibilità di essere votato).

    Togliamo il voto ai TASSISTI perché in conflitto di interessi (un partito che sostiene la liberalizzazione delle licenze avrebbe meno possibilità di essere votato).

    Togliamo il voto ai SINDACALISTI perché in conflitto di interessi (un partito che sostiene l’abolizione dello statuto dei lavoratori avrebbe meno possibilità di essere votato).

    Togliamo il voto agli IMPRENDITORI perché in conflitto di interessi (un partito che sostiene una maggior tassazione del reddito d’impresa avrebbe meno possibilità di essere votato).

    Togliamo il voto ai PENSIONATI perché in conflitto di interessi (un partito che sostiene una riduzione delle pensioni meno possibilità di essere votato).

    Facciamo una cosa: lasciamo il diritto di voto solo ai POLITICI!

    Ma questo non era uno spazio LIBERALE?

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