A rischio (forse) sventato, ecco i motivi della protesta di Wikipedia

– Anche la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di protestare, in maniera eclatante, contro il famigerato comma 29 del DDL intercettazioni, ormai noto a tutti come “comma ammazza-blog”: per la prima volta nella sua pur breve storia, una versione linguistica dell’Enciclopedia libera è stata oscurata per circa 48 ore, redirigendo tutti i suoi utenti su un lungo e duro comunicato che ha illustrato i rischi derivanti dall’approvazione di questo comma.

Ora che il pericolo pare sventato (con la presentazione di un emendamento di tutta la commissione Giustizia all’assemblea di Montecitorio), Wikipedia in lingua italiana ha interrotto la sua “serrata”, ma fino all’approvazione definitiva dell’emendamento terremo gli occhi puntati sulla vicenda. Per questo è bene provare a spiegare con chiarezza cosa accadrebbe se la sciagurata norma ammazza-blog dovesse mai vedere la luce.

Anzitutto, l’applicazione del diritto di rettifica (previsto dall’art. 8 della legge 47/1948) a tutti i siti web: in pratica, chiunque giudichi lesivo della propria immagine un determinato contenuto potrebbe obbligare il detentore del sito a pubblicare, entro 48 ore e senza alcun commento, una “rettifica” a tale contenuto, pena una multa che va da 7.500 a 12.500 euro. Il blogger Alessandro Capriccioli ha già illustrato (con il contributo di altre “blogstar”) cosa potrebbe effettivamente accadere con l’estensione di questa misura finora prevista per le testate registrate (e che, con l’emendamento della Commissione, sarebbe estesa solo alle testate online registrate).

Ma quali effetti avrebbe il comma 29 nella sua versione pre-emendamento su Wikipedia? I problemi che sorgerebbero sono sostanzialmente tre.

Il primo aspetto è di natura tecnica: la legge prevede che la rettifica sia “non modificabile”, ma il software MediaWiki (ossia il programma che Wikipedia e i suoi progetti fratelli utilizzano) non permette il blocco di porzioni di testo. O si blocca tutta la pagina, o niente. Ottenere una modifica ad hoc del software, soprattutto entro tempi brevi, è pura fantascienza. Si dovrà così ricorrere al blocco completo della pagina, con le ovvie ripercussioni sulla possibilità (oggi garantita a chiunque) di modificare, ed eventualmente correggere, informazioni errate, inesatte o non aggiornate. Uno dei principali punti di forza di Wikipedia, la libera modificabilità, verrebbe così a cadere.

Il secondo problema è di natura logistica: dal momento che Wikipedia non ha una redazione centrale, né direttori responsabili, né altro, chi dovrebbe farsi carico delle rettifiche? E a quale indirizzo (mail e/o fisico) tali richieste dovrebbero essere inoltrate? Ufficialmente, il rappresentante legale è Sue Gardner, direttore esecutivo della Wikimedia Foundation (WMF), che detiene i server ed è ultima responsabile dei contenuti di Wikipedia e progetti fratelli.

Ma la storia, in questi dieci anni, ha dimostrato come chi intende ottenere “soddisfazione” non vada tanto per il sottile: ad esempio, l’on. Antonio Angelucci (del PDL) e suo figlio hanno citato per diffamazione l’Associazione Wikimedia Italia, per la modica cifra di 20 milioni di euro. Peccato che l’Associazione non sia proprietaria dei server, né gestisca i contenuti di Wikipedia – compiti che spettano rispettivamente alla WMF e alle comunità linguistiche. Non è escluso dunque che a pagare la salatissima multa sia un utente qualsiasi, magari innocente, coinvolto perché il suo nickname appare fra coloro che hanno modificato la voce.

Il terzo e ultimo problema riguarda i principi stessi di Wikipedia: il comma 29, nella sua versione pre-emendamento della Commissione, non prevede nessun giudice terzo che possa valutare nel merito la fondatezza della richiesta di rettifica, lasciando al richiedente totale libertà nell’esercitare tale “diritto” e rendendo l’applicazione di quest’ultimo praticamente automatica (data l’alta pena pecuniaria prevista in caso di inadempienza). Questo, di fatto, stravolge l’impostazione di Wikipedia, che punta a ospitare contributi neutrali e verificabili e che si potrebbe vedere costretta, invece, a ospitare l’opinione non modificabile di un soggetto interessato – legittima, ma pur sempre parziale.

Appare abbastanza evidente, a chi conosce la Rete, che un sistema del genere potrebbe prestarsi, più o meno involontariamente, a ogni genere di abusi – anche da parte di chi intenda “impersonare” qualcuno, al solo scopo di farsi due risate alle spalle del povero volontario di turno. Una famosa vignetta, pubblicata sul New York Times anni fa, ritraeva un cane che diceva ad un altro cane: “Sulla rete, nessuno sa che tu sei un cane”. Come si farebbe, dunque, a distinguere una richiesta di rettifica vera da una falsa, soprattutto visto che tali richieste non sono sindacabili nel merito?

Tutto questo porterebbe le migliaia di volontari della comunità italiana di Wikipedia – ma anche migliaia di blogger italiani – a prendere la via del “suicidio digitale” di massa. Siccome nessuno ha interesse a frequentare un’aula di tribunale e sono molto pochi quelli che si possono permettere di pagare multe così salate o avvocati molto bravi, la tendenza sarebbe quella di ritirarsi “spontaneamente”, di pensare che “alla fine il gioco non varrebbe la candela”. In poche parole, l’autocensura.

Non c’è bisogno di spiegare ulteriormente come questo farebbe sprofondare il nostro Paese (membro del G8 ed uno dei sei fondatori dell’Unione Europea!) in una situazione paragonabile a quella birmana: lì telefonini e tv satellitari non sono vietati, ma costano talmente tanto da poterseli permettere solo i più ricchi – che, guarda caso, sono quelli più ammanigliati con il regime. Nel frattempo, nel resto del mondo “civile”, si discute degli effetti benefici delle infrastrutture digitali.

Insomma, al di là dei contenuti generali del DDL intercettazioni, speriamo che quel comma 29 non veda mai la luce o che almeno sia definitivamente modificato con l’emendamento della Commissione.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

4 Responses to “A rischio (forse) sventato, ecco i motivi della protesta di Wikipedia”

  1. Rik scrive:

    Nessuno del PDL ha pensato che tutti i giorni Libero, Il Giornale e Il Foglio possano essere costretti a rettifiche con le stupidaggini che Pubblicano?

  2. Pippolo scrive:

    No Rik, per loro non c’è problema…. pagherebbero le multe con i nostri soldi presi con i finanziamenti per l’editoria.

  3. _Salvatore scrive:

    A proposito di Wikipedia Italia…
    “sulla possibilità (oggi garantita a chiunque) di modificare,” …tranne al Movimento Libertario, naturalmente!
    “Uno dei principali punti di forza di Wikipedia” …è la censura, naturalmente!
    “a ospitare l’opinione non modificabile di un soggetto interessato – legittima, ma pur sempre parziale.” …è già ora opinione parziale, naturalmente!

    Per ultimo, sarei curioso di sapere, QUALE libera comunità ha deciso di autooscurarsi.
    Secondo me la decisione è di uno o al massimo un ristrettissimo gruppo… che dimostra l’esistenza di qualcuno assimilabile a “redazione centrale” che decide, e smaschera l’esistenza di un libero “potere di tutti” fittizio.

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