di CARMELO PALMA – Di lui nessuno potrà dire – come di Elvis Presley e di Jim Morrison – che non è morto. Come la sua vita e la sua morte, anche la sua “immortalità” ha una cifra contemporanea. Se Jobs è stato, a suo modo, un messia, nessuno dei suoi seguaci ha mai pensato che non potesse morire. Anzi, tutti, ma proprio tutti, si domandano da molti anni quando sarebbe successo e cosa avrebbe comportato.

Anche in questo – forse soprattutto in questo – Jobs è stato differente. Ha fatto al suo solito cose pazze e ragionevoli e le ha fatte tutte insieme. Ha sovrapposto all’immagine della potenza di Apple quella della propria debolezza e la cosa ha clamorosamente funzionato. Ha comandato, tra un congedo per malattia e l’altro, fin che ha potuto e ha passato la mano quando ha dovuto, avendo nel frattempo costruito il dopo. Come Apple sopravviverà alla morte del fondatore, lo vedremo. Ma anche in questo Jobs ha fatto le cose per bene, con il solito amore per la calligrafia.