Miracolo Sarkozy: è riuscito a perdere il controllo del Senato

– Il rinnovo della metà dei componenti della camera alta francese ha portato allo storico risultato della maggioranza assoluta per la gauche.

Secondo la stampa d’oltralpe, la destra ha perso la sua “AAA politica”, visto che la disfatta al Senato è solo l’ultima di una serie di battute d’arresto. Dopo il culmine con l’elezione di Sarkozy all’Eliseo nel 2007, l’UMP ha infatti perso le consultazioni comunali, cantonali e regionali.

Partiti posizionati a sinistra governano 21 regioni su 22, 60 dipartimenti su 100, e la maggior parte dei comuni con più di 9.000 abitanti. Non solo. Il gradimento per la formazione di governo è in forte calo nei sondaggi, e il bersaglio principale del malcontento è proprio il Presidente della Repubblica.  Per citarne uno, quello reso noto il 27 settembre da Baromètre Bva Orange, secondo cui alla domanda avete un’opinione positiva o negativa su Nicolas Sarkozy?” solo il 32% degli intervistati si è espresso in senso positivo, contro un 65% negativo.

Ordinaria usura del partito di governo? Non questa volta.

L’eccezionalità della situazione è data dal fatto che il Senato è sempre stato proprietà della destra, che vi ha detenuto la maggioranza sin dalla fondazione della Quinta Repubblica nel 1958.

Un tale fedeltà è stata senza dubbio alimentata dalla particolare modalità di scrutinio, che tende a sovra rappresentare le aree rurali, storicamente più conservatrici di quelle urbane.

Il tipo di rappresentanza di questa camera è quello territoriale. I senatori sono eletti tramite un suffragio indiretto (in alcuni collegi a turno unico, in altri con il doppio turno), in cui esprimono le loro preferenze circa 150.000 grandi elettori, per la maggior parte amministratori locali – sindaci, consiglieri municipali, dipartimentali e regionali – oltre  ai componenti dell’Assemblea Nazionale e ai rappresentanti delle comunità d’oltremare.

Nel 2007, 203 seggi appartenevano alla destra, contro i 128 dei partiti di sinistra; in quattro anni la situazione è cambiata: sui 348 totali, 177 alla gauche, che ha recuperato quasi 50 posti in due tornate. Ricordiamo che, dal 2004, il rinnovo del Senato avviene per la metà dei membri ogni tre anni, i quali durano in carica sei anni. Si tratta di una straordinaria concentrazione di consensi per i socialisti, contro cui nulla ha potuto il favor del sistema verso il conservatorismo.

Qualcosa può cambiare nell’equilibrio politico-costituzionale francese? Innanzitutto con una maggioranza assoluta al Senato (anche se di soli 5 seggi) appare più vicina la riforma del modo di scrutinio del Senato stesso, per eliminare le attuali distorsioni, richiesta da più parti (mondo accademico e mondo politico). Già nel 2007 il Comitato Balladur, aveva proposto di tener maggiormente in conto la demografia locale nella ripartizione degli elettori senatoriali, ma il suggerimento non fu recepito nella successiva riforma costituzionale (luglio 2008).

Ciò è rilevante se si considera il tipo di bicameralismo francese. In linea generale l’assenso del Senato è necessario per la promulgazione di tutte le leggi, ma il governo più aggirarlo affidando la decisione finale all’Assemblea Nazionale, dopo una procedura di consultazione chiamata “commissione mista paritaria”. La volontà senatoriale non può invece essere aggirata per l’approvazione di leggi costituzionali e di leggi riguardanti il Senato stesso.

Il funzionamento complessivo del sistema non si prevede sarà sconvolto dall’avere una forza ostile all’esecutivo nella seconda camera. La rivoluzione, infatti, riguarda più la misurazione della forza dei partiti che il funzionamento del delicato ingranaggio istituzionale. Ciò perché non è la prima volta che il Senato si trova all’opposizione. È accaduto già dal 1962 al 1969 per de Gaulle, e nei quindici anni in cui la gauche è stata al potere.

Vediamo quali sono state le reazioni del panorama politico.

L’UMP ammette la sconfitta ma cerca delle attenuanti. In primis non vuole confondere le elezioni senatoriali con le presidenziali che avverranno tra sette mesi, non accettando così le previsioni di chi vede nel risultato del 25 settembre un presagio di ciò che accadrà nel maggio 2012. Inoltre, la composizione territoriale della camera avrebbe reso il risultato prevedibile e ineluttabile, in quanto conseguenza differita del progressivo scivolare delle amministrazioni locali tra le braccia di Martine Aubry e compagni. Grande imbarazzo stanno creando le divisioni interne, che hanno giocato un loro ruolo nella sconfitta. Nella capitale Pierre Charon , ex-consigliere di Sarkozy caduto in disgrazia, si è candidato contro la volontà dell’Eliseo e, appoggiato da parte della dirigenza dell’UMP parigino, è stato eletto.

Il Partito Socialista già pregusta una vittoria, probabile ma non certo scontata,  alle presidenziali e, dopo i dovuti festeggiamenti,  si proietta verso le imminenti primarie del 9 ottobre prossimo.

La quasi contestualità delle consultazioni presidenziali e legislative fa sì che, salvo colpi di scena, il vincitore prenderà  tutto: presidenza della Repubblica e Assemblea Nazionale.

Quindi, se i migliori sogni socialisti si avvereranno, si realizzerà una concentrazione di potere nelle mani della gauche mai accaduta nella storia della Quinta Repubblica, la quale si può definire a ragione una storia di destra.

Così la sinistra francese inizia ad apprezzare un’istituzione da sempre demonizzata, proprio perché territorio del nemico. Nel 1998 l’allora primo ministro Jospin definì il Senato “un’anomalia per la democrazia”. Ma è vera l’osservazione del costituzionalista Duhamel per cui l’ostilità delle forze politiche verso le istituzioni diminuisce man mano che queste vi si avvicinano (a quanto pare eccezion fatta per la nostra Lega).

Le ragioni dello spostamento a sinistra di un paese da sempre orientato a destra, ha diverse cause, riassumibili nel progressivo snaturamento dell’idea stessa di destra. Lo stile di governo mediatizzato, presenzialista e pasticcione di Sarkozy non rappresenta più un popolo abituato sì alle personalità forti, ma anche al decoro e alla credibilità delle istituzioni. Infatti l’entourage presidenziale è toccato da una serie di scandali di corruzione e di connivenze poco chiare tra affari e politica. E la risposta alla delicata situazione economica non è stata giudicata adeguata. Diversi economisti prevedono un prossimo declassamento da parte della agenzie di rating della Francia che, nonostante la posizione di fiancheggiatore della Germania nella gestione della crisi finanziaria europea, non può nascondere a lungo il peso del suo ingombrante debito pubblico.

Sette mesi per recuperare credibilità sono pochi, ma un buon punto di partenza sarebbe riconoscere i propri errori e, perché no, tornare alle origini.


Autore: Alessandra Pallottelli

Neolaureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università di Roma La Sapienza, durante il suo percorso formativo ha approfondito l'analisi delle forme di governo. Ha alle spalle diverse esperienze di studio in Francia e Gran Bretagna. Attualmente si occupa di relazioni istituzionali.

One Response to “Miracolo Sarkozy: è riuscito a perdere il controllo del Senato”

  1. giacomo canale scrive:

    Benevenuta e congratulazioni per la lucida analisi!

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