Chi ha tagliato la coda lunga al mercato dell’editoria?

– Qualche anno fa Chris Anderson, in un articolo apparso su Wired, definì quei nuovi modelli economici rappresentati da realtà digitali, come Amazon, iTunes, eBay, mercati a coda lunga.

Applicando il concetto di coda lunga all’editoria, in una rivista con un milione di lettori, la parte editoriale (quella maggiormente venduta) sta solo nella porzione verde della curva, tutto il resto (porzione gialla) rappresenta la coda lunga in cui ci sono un milione di scrittori con un lettore ciascuno.

Questa strategia è molto proficua, poiché grazie ai media digitali, circola maggior denaro nella coda rispetto alla testa, e quindi i prodotti di nicchia avranno molte più possibilità di profitto.

Le società sopra citate, prima delle altre, capirono le potenzialità del Web e soprattutto la sua infinita capienza e fruibilità. Capienza, cioè spazio, spazio digitale in cui ammassare musica, film e libri. The long tail non si riferisce solo a questo. In generale racchiude tutte quelle distribuzioni di eventi che si verificano con poca frequenza ma se assemblati diventano una moltitudine imponente.

L’intuizione dei manager di queste aziende fu: “tante piccole quote di mercato messe insieme, fanno un grande mercato!.

Il consumatore dal canto suo trae molti vantaggi da questo tipo di commercio: la comodità di avere a portata di mouse la più grande varietà di prodotti esistenti, a prezzi più bassi, e di poter comperare esclusivamente quello che ritiene interessante. Come ad esempio accade su iTunes, dove è possibile acquistare singoli brani e non solo interi album.

Lo sviluppo dei lettori di ebook e dei tablet non farà altro che incrementare questo già florido mercato, fatto non solo di prodotti di largo consumo, ma, fattore che lo rende unico, di milioni di prodotti di nicchia precedentemente tagliati fuori dal mercato fisico dei negozi.

Ma qui, in Italia, c’è sempre qualche decisione fenomenale che va a sconvolgere anche quegli equilibri acquisiti e che giovano ai più. Una nuova legge sull’editoria ha imposto che anche i libri venduti sul web debbano essere venduti con uno sconto massimo del 15% sul prezzo di copertina. Le campagne promozionali degli editori possono durare al massimo un mese; può essere applicato uno sconto massimo del 20% in occasione di manifestazioni di “particolare rilevanza” o in favore di soggetti no profit (biblioteche, scuole, ecc.).

Il dubbio che mi sorge spontaneo è se, anche in questo caso, si sia cercato di mettere i freni al libero mercato. La questione è lapalissiana naturalmente. Tuttavia mi è risuonato un campanello d’allarme. E se fosse solo l’inizio di una stretta su tutti quei mercati che traggono vantaggio dal vivere “on the web”?

Ad una attenta lettura della legge, si nota come i testi venduti in minori copie non vengano toccati poi molto da questa novità, infatti i libri pubblicati da almeno venti mesi e dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo acquisto effettuato dalla libreria o da altro venditore al dettaglio non sono interessati da tale disciplina. Tuttavia non bisogna dimenticare che per vivere e crescere la coda lunga ha bisogno anche di tutti quei best sellers che fagocitano gran parte del mercato librario.

Essa vive in funzione di un connubio inscindibile, quello tra le molte copie dei pochi libri che vanno per la maggiore e le pochissime copie dei libri meno diffusi, ma che sommate fanno un grande mercato. Non si può fare a meno della testa del mercato, ma nemmeno della coda che, come detto, genera una totalità di guadagni finale ben superiore al resto.

Questo smembramento del mercato porterà certamente un danno enorme per i consumatori, costretti a pagare di più per la tutela di quelle case editrici che a qualcuno stanno a cuore più della diffusione della cultura a bassi costi.

Si nota in queste scelte, oltre che un protezionismo spasmodico verso chi, sul mercato prima o poi perirà, anche un pizzico di sindrome NIH, quella patologia sociale secondo cui qualsiasi cosa non prodotta in loco risulta, solo per questo motivo e senza ulteriori approfondimenti, meno qualificata. In questo caso quindi, non lo hanno fatto gli italiani, allora proteggiamoli in qualche modo.

Poco conta se poi, per proteggere quattro librai, ci rimettano tutti gli altri.


Autore: Pietro Deligia

Nato a Priverno (LT) nel 1987, studia Ingegneria Gestionale presso l'Università la Sapienza di Roma. Scrive per blog e mensili. Membro fondatore dell'associazione socio-culturale Punto Futuro con la quale organizza eventi e manifestazioni di promozione e divulgazione culturale e politica. Nell'anno in corso è stato tra gli organizzatori dell'evento “Francigena Futura, la via della politica”, durante il quale è stato premiato l'amministratore che più di altri ha saputo tagliare e razionalizzare la spesa amministrativa.

2 Responses to “Chi ha tagliato la coda lunga al mercato dell’editoria?”

  1. creonte scrive:

    già si vede come il digital delivery ha portato i vg di nicchia giapponesi in occidente. chiaramente lo stesso accadrà nel mondo della lettura

  2. Pietro Deligia scrive:

    @Creonte:

    Sono concetti affini, e dalle potenzialità illimitate, speriamo solo che non li blocchino in qualche modo, oggi la rete è a rischio!

Trackbacks/Pingbacks