Un milione di firme, una bella notizia

di CARMELO PALMA – I referendum di successo si fanno strada trovando molti padri. Le leggi referendate, se il successo si annuncia clamoroso, li perdono, fino ad arrivare al momento del voto orfane e disconosciute, come accade ai “figli della colpa”. Accadrà così anche al “Porcellum”, se la Corte Costituzionale dichiarerà, come è possibile, l’ammissibilità del referendum e il Parlamento non riuscirà a cambiare la legge elettorale nel senso indicato dai promotori.

Sull’ammissibilità del referendum molto si è discusso e assai, prima della pronuncia della Consulta, si discuterà. Non è scontato, ma nulla della giurisprudenza “referendaria” della Consulta è mai stato scontato, e spesso neppure comprensibile in termini esclusivamente giuridici. Alla Corte è già avvenuto, nella sua storia, di dichiarare inammissibile un quesito dichiarato precedentemente ammissibile – nella identica versione, virgole comprese. Si trattava del referendum radicale sull’aborto, “costituzionale” nel 1981 e “incostituzionale” nel 1997.

Una modifica tattica o furbetta della legge – diciamo: un travestimento meno maialesco del Porcellum –, che è quanto più apertamente si annuncia, non scongiurerebbe il voto, ma lo incarognirebbe. Visti i precedenti, il più recente dei quali, quello sul nucleare, non depone a favore dei “giochetti” legislativi, un Porcellum riveduto e corretto – cioè un proporzionale di lista, sia esso con candidature bloccate o con preferenze (Dio ce ne scampi e liberi) – ci porterebbe comunque al voto. O a quello del referendum, oppure, più probabilmente, a quello politico per scampare il referendum. Ma il referendum rimarrebbe in piedi, ad ingombrare politicamente anche la prossima legislatura.

Il referendum è un passo avanti nella direzione giusta. E’ giusto il ritorno ai collegi, che meglio consentono il voto democratico dei cittadini e la selezione democratica dei candidati da parte dei partiti. Ed è giusto anche ridiscutere quel surrogato del principio maggioritario – il “premio di maggioranza” – che non ha stabilizzato, ma paralizzato il quadro politico, trasformando le coalizioni in ammucchiate rissose, unite solo dalla paura e dal ricatto.

Forse il Mattarellum non è la legge elettorale migliore. Ma a noi relativisti il “meno peggio” razionalmente persuade anche sul piano della strategia politica. Comunque, sulla legge elettorale ora bisogna fare sul serio. Si riapre il tavolo della riforma e a capo-tavola non c’è Calderoli, ma un milione di firme.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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