Interesse nazionale: lo stiamo facendo nel modo sbagliato

– L’Europa ci dà una dura lezione di antitrust, obbligando l’ENI a cedere le sue partecipazioni in tre gasdotti internazionali, per chiudere il procedimento di infrazione e porre fine all’abuso di posizione dominante.

Per l’Italia è una perdita non da poco: i gasdotti Tag (trasporta gas in Italia dalla Russia attraversando l’Austria), Tenp (collegamento con la Germania) e Transitgas (ponte con la Svizzera) sono di importanza vitale per la sicurezza energetica del paese. L’ENI fa sapere che si impegna a cedere alla svizzera Fluxys G “il 46% delle azioni di Transitgas AG e il 100% delle azioni di Eni Gas Transport International (“Eni GTI”) e, nel gasdotto tedesco, il 100% delle azioni detenute in Eni Gas Transport Deutschland (“Eni D”) e in Eni Gas Transport, il 49% delle azioni in Trans Europa Naturgas Pipeline KG (“TENP KG”) e il 50% delle azioni di Trans Europa Naturgas Pipeline GmbH”.
Il prezzo pattuito è di 974,7 milioni di franchi svizzeri per Transitgas e di 60 milioni di euro per Tenp, in tutto circa 859 milioni di euro. Il terzo gasdotto oggetto della controversia, il Tag, sarà ceduto alla Cassa Depositi e Prestiti, per mantenere l’italianità di un’infrastruttura geostrategica.

La Commissione Europea ha dato il via libera all’operazione che chiuderà una disputa protrattasi dal 2007.
La perdita del controllo sui gasdotti internazionali, esito mesto della controversia, è un danno che si sarebbe potuto evitare credendo maggiormente nel mercato e liberalizzando il settore.

A monte della questione c’è, infatti, la mancata separazione tra l’Eni, l’incumbent italiano nel settore della ricerca, coltivazione e commercializzazione di idrocarburi e la Snam, il gestore della rete infrastrutturale di trasporto del gas.

Una rete controllata da uno degli operatori che se ne servono non dà garanzie di terzietà e dà facilmente luogo a comportamenti capaci di pregiudicare la libera concorrenza. E infatti nel 2007 l’Antitrust Ue avviava un’indagine per far luce sulle restrizioni per la concorrenza all’accesso alla sua estesa rete di gasdotti che nel centro Europa smista il gas proveniente dalla Russia, dal nord Europa e dal nord Africa.

Se l’Italia avesse provveduto all’unbundling, ovvero alla separazione proprietaria tra la rete e l’incumbent (misura liberalizzatrice che ha già adottato con buoni risultati nel settore elettrico), il gestore italiano della rete del gas potrebbe oggi mantenere il controllo dei tre gasdotti da cui ci approvvigioniamo di gas dall’estero.

Giusto la scorsa primavera, con l’attuazione della direttiva 2009/73, si sarebbe potuta dare una spinta liberalizzatrice al settore con la separazione tra Snam e Eni. In questo modo si sarebbero superate una volta per tutte le controversie in sede comunitaria.

Paradossalmente, le mancate liberalizzazioni, osteggiate da molte parti proprio in difesa dell’interesse nazionale, si ripercuotono appunto contro questo interesse, sottraendo alle imprese italiane e a partecipazione pubblica infrastrutture strategiche per la sicurezza del paese. La posizione dominante che l’Eni vanta in Italia, con il controllo della rete nazionale, potrebbe pregiudicare la sua operatività e i suoi investimenti in Europa per la realizzazione di nuove infrastrutture strategiche per il paese.

Mentre alla Camera si discute la riforma dell’articolo 41 della Costituzione e si introduce con un emendamento di Calderisi una norma di principio per la tutela della concorrenza contro la formazione di monopoli, l’Italia fa i conti con le occasioni perdute di riformare e liberalizzare la propria economia.

Una conferma dello strabismo della maggioranza al governo: si annunciano ampi disegni di liberalizzazioni, si aprono dibattiti per riformare la legge suprema dello stato, si enunciano i principi e i più buoni propositi, ma questi principi vengono fatalmente smentiti e vilipesi, in nome della conservazione antimercatista, quando si tratta di affrontare le questioni più concrete e imminenti.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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