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Fondo salva-Stati, per la Merkel una vittoria di Pirro

– Il voto del Bundestag di giovedì scorso all’allargamento del Fondo europeo salva-Stati rappresenta l’ennesimo capitolo della lunga saga teutonica sugli aiuti agli Stati membri in difficoltà. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, la Germania ha dovuto desistere dai suoi iniziali propositi di rigore, violando il diritto comunitario e allargando progressivamente i cordoni della borsa. Prima gli aiuti alla Grecia, poi il fondo di stabilizzazione temporaneo, poi quello permanente e infine anche gli acquisti dei titoli di Stato da parte della BCE.

Tutte misure richieste a gran voce dai socialdemocratici, che hanno sbandierato i successi dei pacchetti congiunturali nella crisi 2008–2009 come esempio di politica affidabile e lungimirante. Pacchetti congiunturali, che, detto per inciso, fu inizialmente proprio l’allora Ministro delle Finanze e probabile candidato alla Cancelleria Peer Steinbrück (Spd) a non volere, sostenendo apertamente che la crisi finanziaria fosse un problema esclusivamente americano. Detto ciò, la “politica dei piccoli passi” della Cancelliera, che altri chiamano più propriamente flip-flop, comincia a lasciare strascichi negativi anche nell’elettorato.

Al netto del pur innegabile carattere locale delle consultazioni, le ripetute sconfitte dell’alleanza cristiano–liberale sono un segno della crescente disaffezione verso la politica dell’attuale coalizione governativa. Si dirà che non è certo una novità nella storia della Repubblica Federale: chi è al governo perde sempre consenso. In realtà, in questo caso, tra una Cdu/Csu che raggiunge le medesime conclusioni dell’Spd, ma con una distanza temporale di diversi mesi, l’elettorato ha incominciato a scegliere l’“originale”, abbandonando la “brutta copia”.

Per non parlare poi dell’Fdp, che si è persa nei meandri del Bundestag sin dal momento dell’insediamento al governo due anni or sono. Completamente appiattita sulle posizioni cristianodemocratiche, i liberali non sono stati in grado di proporre alternative convincenti per uscire dalla crisi dei debiti sovrani. Balbettare di “insolvenza ordinata”, come ha fatto il Ministro dell’Economia Philipp Rösler pochi giorni prima del voto nel Land di Berlino, non è certo il contributo che l’elettorato si aspetta dall’Fdp. Oscillare ad ogni nuovo vento di dottrina, dando l’impressione di non avere idee proprie, alla lunga, allontana gli elettori. Continuare a promettere tagli fiscali, quando si sa che politicamente sono irraggiungibili non migliora affatto la salute del partito.

Anche dopo il turnover tra Guido Westerwelle e Philipp Rösler, il partito è rimasto quindi fiacco, senza spina dorsale. L’unico deputato che, a modo suo, sta cercando di riorientare il partito è il quarantaduenne Frank Schäffler, il libertario che da qualche mese vuole mettere i bastoni fra le ruote alla signora Merkel, impedendole di varare nuovi e sempre più ingenti paracaduti. Dopo il voto di due giorni fa, Schäffler, ormai separato in casa, esce certamente indebolito, ma non sconfitto. Altri appuntamenti attendono il Bundestag nei prossimi mesi. Primo fra tutti quello sull’Esm a fine anno. E non è escluso che, visto l’andamento della situazione sui mercati, diventi presto necessaria l’approvazione parlamentare di nuove misure. Sulla bocca di tutti c’è infatti un nuovo aumento delle garanzie e un´eventuale trasformazione dell´EFSF in una mega-banca europea. Grazie alla leva finanziaria si tenterebbe insomma di allargare il fuoco per salvare Spagna ed Italia.

Voci queste ultime che rischiano di raffreddare gli entusiasmi di quei tre Stati dell´Eurozona che ancora devono approvare le modifiche del 21 luglio scorso, in primis Olanda e Slovacchia che entro fine ottobre potrebbero fare quel che la Germania non ha fatto sinora, ossia affossare l´EFSF. Sarebbe un bene? Senza dubbio gli aiuti hanno sinora distolto alcuni paesi periferici dal fare ordine nel proprio sistema economico. Se l´Irlanda pare essere l´unico paese a potersi riprendere, forse lo deve proprio ad un sistema economico che al di là della bolla immobiliare era già strutturalmente solido. Per il resto, gli aiuti, qualsiasi forma essi abbiano assunto, hanno avuto l´effetto di rallentare il processo riformatore, mentre le condizioni poste dalla Troika hanno alimentato il sentimento antieuropeo e antitedesco. E´ questo che indispettisce di più i tedeschi scettici come Schäffler. Ora tocca anche a noi far loro cambiare idea.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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