La liberalizzazione del proprio giardino è sempre selvaggia

L’anatema lanciato dal presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura, Maurizio de Tilla, nei confronti dei promotori del Manifesto delle Imprese, “rei” di aver proposto la liberalizzazione dei servizi professionali, è in qualche modo sintomatico dello stato comatoso in cui versa la società italiana.

L’uso da parte di de Tilla di una retorica populista e scontata contro una supposta liberalizzazione “selvaggia” o le critiche al presidente dell’Ordine dei commercialisti (per essersi mostrato addirittura disponibile ad un’apertura del mercato delle professioni) mostrano quanto sia purtroppo radicata in Italia la cultura corporativista, quella per cui la difesa del “particulare” è l’obiettivo supremo, a scapito di qualsiasi interesse generale, fosse pure la crescita e il benessere del Paese.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “La liberalizzazione del proprio giardino è sempre selvaggia”

  1. Riforma forense, cito, senza commenti l’intervento del “liberale” Tenaglia (non è avvocato), responsabile giustizia del PD:
    Lanfranco TENAGLIA (PD), intervenendo a titolo personale, esprime preliminarmente il timore che il lodevole intento del presidente Bongiorno di evitare ulteriori rallentamenti dei tempi d’esame del provvedimento, che si sono oltremodo allungati per le indecisioni della maggioranza, dovrà scontrarsi con la realtà dei fatti. Esprime quindi forti perplessità sul reale significato del termine «liberalizzazione», quando viene riferito ad una professione della quale fanno parte circa trecentomila professionisti. Ritiene, infatti, che le indicazioni provenienti dall’Europa siano unicamente dirette a considerare questa professione come un mero costo per le aziende: un costo che deve essere ridotto. L’intervento contenuto nella manovra finanziaria rappresenta la conferma di come la prestazione professionale sia considerata alla stregua di una merce, di un costo. Rileva come tale forma di liberalizzazione finisca per favorire non il consumatore, non i giovani, ma coloro che hanno la forza di contrattare la tariffa professionale. Ritiene quindi necessario sgomberare il campo dagli equivoci ed invita il Governo a chiarire la dicotomia tra i principi della manovra ed il testo base, dichiarando di condividere in gran parte quest’ultimo.

  2. Andrea Ros scrive:

    Esatto! La prestazione forense è un COSTO per tutta la collettività che ne fruisce. Pertanto occorre aumentare la concorrenza, permettere la pubblicità, eliminare senza deroghe i minimi tariffari con la possibilità di trattate a ribasso le parcelle degli avvocati. Sono un cittadino ed il mio avvocato, ligio e rispettoso dei canoni deontologici, non scende sotto i minimi tariffari quando mi presenta la notula. Bene, mi rivolgerò a qualche neo laureato in legge, sicuramente più onesto e non necessariamente meno competente.

  3. Annarita scrive:

    E che dire dei notai? io più che sugli avvocati punterei sulla liberalizzazione della professione notarile!abolendo l’anacronistico concorso notarile…che ormai si supera solo se hai certe conoscenze in alto! Il mio notaio è una donna single,sui quaranta,che guadagna quasi un milione di euro all’anno,in un paese del sud!..liberalizzando questa professione con quella rendita quanti giovani laureati si potrebbero sistemare? si aprirebbero nuovi studi notarili,che darebbero a loro volta lavoro(segretari,assistenti,tecnici informatici) .Solo abolendo certe rendite di posizione si darà ossigeno al mercato del lavoro.

  4. GIOVANNI POLATO scrive:

    La mentalità antiquata, ottocentensca e corporativa dei vertici di ogni Ordine Professionale è dura da cancellare.

    Vogliono difendere il loro orticello, la loro rendita di posizione, e rifiutano di confrontarsi con la concorrenza del mercato dei servizi.

    Ogni governo, liberista o no, dovrebbe estendere le regole del libero mercato anche alle professioni intellettuali, che altro non sono se non fornitori di servizi ai cittadini ed alle imprese.

    Sono dieci anni che la Comunità Europea diffida l’ITALIA ad eliminare le tariffe minime obbligatorie per legge !

    Cosa aspettiamo ??

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