L’anatema lanciato dal presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura, Maurizio de Tilla, nei confronti dei promotori del Manifesto delle Imprese, “rei” di aver proposto la liberalizzazione dei servizi professionali, è in qualche modo sintomatico dello stato comatoso in cui versa la società italiana.

L’uso da parte di de Tilla di una retorica populista e scontata contro una supposta liberalizzazione “selvaggia” o le critiche al presidente dell’Ordine dei commercialisti (per essersi mostrato addirittura disponibile ad un’apertura del mercato delle professioni) mostrano quanto sia purtroppo radicata in Italia la cultura corporativista, quella per cui la difesa del “particulare” è l’obiettivo supremo, a scapito di qualsiasi interesse generale, fosse pure la crescita e il benessere del Paese.