Mozione contro Romano, ma la sfiducia era al premier

di LUCIO SCUDIERO – Quella di Saverio Romano è una vicenda giudiziaria nebulosa, piena di accelerazioni e di omissis, di stop and go a cronometro, troppo poco chiara per determinare una posizione sicura e definitiva. La vicenda politica di Saverio Romano è invece lapalissiana: il ministro dell’Agricoltura è la suprema incarnazione della politica di prossimità tipica del mezzogiorno, scambista (con o senza mafia), clientelare e agnostica, tanto rispetto al merito delle questioni quanto rispetto all’opportunità deontologica di certi legami di potere.

Non stupisce, pertanto, che la Lega Nord, questa Lega Nord, lo abbia salvato dalla sfiducia. Perché Romano sta al Sud esattamente come oggi la Lega sta al Nord, cioè da agenzia di occupazione dei pubblici poteri e di intermediazione dei rapporti sociali, economici e civili, indifferente al merito delle questioni (tant’è che ha spedito Papa in galera, mentre Milanese no), interessata più alla garanzia di condiscendenza verso qualche splafonatore di quote latte che alla credibilità dell’esecutivo.

La Camera ieri era chiamata ad esprimere un giudizio politico, non un pregiudizio giudiziario. Quel medesimo giudizio politico che avrebbe dovuto consigliare al premier una “prudenza” che preferì non avere, quando lo scorso 23 marzo accompagnò il politico Saverio Romano, coinvolto in pesanti benché ancora non dimostrate vicissitudini di natura penale, a giurare nelle mani del Capo dello Stato. La mozione di ieri era perciò transitiva: formalmente rivolta a dimissionare un ministro, ma sostanzialmente diretta a sanzionare, politicamente, il presidente del Consiglio e l’equazione che fa di ogni inquisito o rinviato a giudizio un martire del giustizialismo, sempreché, beninteso, sieda sullo scranno giusto nelle fila giuste. Perché non ci si parli di garantismo, ché questa maggioranza non ha idea di cosa sia e lo ha dimostrato in più di una occasione.

In un altro Paese sarebbero stati il Presidente del Consiglio,il Ministro degli Interni e il Ministro della Giustizia a chiedere ad un Ministro implicato in un’inchiesta di mafia di farsi da parte. E ciò non per avallare l’idea che le accuse sono buone ancor prima che siano provate, nè per anticipare la pronuncia del tribunale, bensì per tenere le istituzioni indenni dal discredito, chè per quello non è necessaria alcuna condanna ma basta il semplice sospetto di contiguità mafiosa di un ministro.

Solo uno scatto del genere avrebbe evitato al Paese l’ennesima recita a soggetto. Il voto di ieri era lose-lose, in cui perdevano comunque tutti, a prescindere dall’esito.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Mozione contro Romano, ma la sfiducia era al premier”

  1. Carolus scrive:

    Franceschini e c. NON espelleranno proprio nessuno dal loro così detto partito.
    Se lo facessero il loro “peso” in parlamento si ridurrebbe ancora e da buoni democratici, non potrebbero accettare defezioni.

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