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Corruzione, la tassa occulta che impoverisce l’Italia

– Dopo lo scontato quanto inevitabile taglio del rating italiano ad opera di Standard & Poors (e conseguenti attacchi depressivi-paranoici), il Ministro del Tesoro ha annunciato di essere già al lavoro per una manovra-ter.

Dopo due manovre di sangue e lacrime totalmente prive di misure per incentivare la crescita economica (liberalizzazioni), consistenti in oltre 100 miliardi di tasse (in un paese dove il carico fiscale è già particolarmente gravoso) e frutto di una politica economica al limite dell’analfabetismo, ci si è resi conto che non si sono spremuti abbastanza i cittadini per raggiungere il tanto agognato e fatidico pareggio di bilancio (2013).

Nessuno sembra aver nemmeno parzialmente capito che il pareggio di bilancio è relativamente importante; è assai più importante come si arriva all’aritmetico pareggio di bilancio. La strada da seguire è quella delle liberalizzazioni, dei tagli alla gargantuesca spesa pubblica e della crescita economica; non sarà arraffando risorse dalle tasche degli italiani che si uscirà vivi da questo disastro.

Si prenda un esempio: la corruzione. Come l’evasione fiscale, la corruzione è un fenomento difficilmente rilevabile e quantificabile in quanto “sommerso”. Uno studio di Transparency International ha cercato di misurare la “percezione” che si ha del livello di corruzione tra poteri pubblici e politici del proprio paese (Corruption Perceptions Index). Questa è la situazione nel 2010, dove vediamo l’Italia (63esima nel mondo) affiancata a nazioni come Messico, Egitto, Grecia, Bulgaria e Brasile. Lontanissima – in peggio – da moltissimi dei suoi partner europei (Inghilterra, Germania, Francia) e battuta persino dalla Turchia. Il problema è dunque tutt’altro che irrisorio; basti pensare che la Corte dei Conti ha indicato nella corruzione la terza maggior fonte di danno per l’Erario.

Ma di quanto stiamo parlando nello specifico? Pur se spannometrica, pare fondata la stima che inquadra il danno derivante dalla corruzione sui 50-60 miliardi di euro l’anno. Tradotto: una vera e propria tassa occulta di 850-1000€ che pesa indiscriminatamente sulla testa di ogni italiano, giovane o anziano. Ovviamente i danni non si fermano a quelli erariali (forse i più “immediati”); un alto livello di corruzione disincentiva i flussi di capitali estero e costituisce un drammatico freno al così disperato bisogno di crescita. Basti pensare che “per ogni grado di aumento del livello di corruzione si ha una riduzione pari al 16% nel flusso degli investimenti diretti stranieri” (Transparency International). La conclusione è una disarticolazione in peius della spesa pubblica, spesso a danno di settori “sensibili” e fondanti per il futuro dell’intero paese.

Alla luce dei danni fiscali (e non solo) della corruzione, l’attuale governo ha presentato un DDL (enfaticamente ribattezzato “DDL anti-corruzione”) il quale si pone l’obiettivo – attraverso la creazione di una Autorità Anticorruzione Indipendente ad hoc, di banche dati e attraverso la predisposizione di un piano nazionale anti-corruzione in concerto e un maggior controllo sulla procedura dei subappalti – di sterilizzare il purulento fenomento in questione.

L’iter del DDL
non è stato certo dei più felici; arenatosi/insabbiato più volte e da poco approvato in Senato (Luglio 2011) con soli 23 voti di scarto costituisce un tema di grande frattura e discussioni fra le parti politiche del paese. Bankitalia ha espresso favore e sostegno per la “giusta direzione imboccata dal DDL appena approvato dal Senato” ma ha altresì fortemente richiesto un inasprimento delle sanzioni e un rafforzamento della disciplina e dei “programmi di clemenza” in favore di coloro che (pur coinvolti nei fenomeni corruttivi) si apprestino a denunciare i meccanismi collusivi. E’ stata inoltre criticata la visione a corto raggio del DDL che sembra voler difendere più che altro la P.A., slegando le sanzioni e le misure adottabili dal fatto che il vero offeso è l’economia stessa del paese.

Tuttavia, del provvedimento in questione (che la Camera potrebbe migliorare prestando attenzione alle suddette raccomandazioni) pare non essersi più parlato. L’intero esecutivo ha preferito affaccendarsi in manovre dal carattere regressivo e lasciare aperta la porta a patrimoniali che avrebbero – come unico effetto – la fuga dei capitali e l’impoverimento delle famiglie italiane.

Combattere la corruzione non è la soluzione a tutti i mali; se non si opera – di concerto – un taglio logico e ragionato (quanto fermo e radicale) della mastodondica spesa pubblica statale, non si predispone un piano di privatizzazione e liberalizzazioni e non si decide per una buona volta di mettere mano al sistema pensionistico rianiellandolo ai parametri europei, la lotta alla corruzione non sarà che un mero palliativo di natura propagandistica. Tanto più se si considera che non rappresenta una voce “sicura” di recupero crediti, proprio per la natura insidiosa e serpeggiante del fenomeno, oramai divenuto endemico e patologico all’interno della Pubblica Amministrazione.

Ma il rilancio spirituale – ancor prima che economico – dell’Italia passa anche da questo. Un rilancio spirituale che farrebbe bene a un paese la cui immagine (ancor prima che la propria economia) è irrimediabilmente in frantumi.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

2 Responses to “Corruzione, la tassa occulta che impoverisce l’Italia”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    La porta aperta alla Patrimoniale è stata lasciata recentemente anche da Marcegaglia (che però si è raccomandata sia “piccola” ) e da Fini (discorso di Borgo Pace :”Chi ha di più , deve dare di più “.) Si consoli con Casini , finché dura.

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