Centrismo? Il vero spazio è a destra del PDL

– Il centro-destra di Silvio Berlusconi appare entrato ormai in una crisi irreversibile ed i sondaggi degli ultimi sei mesi hanno fotografato una progressiva perdita di consenso. Se la maggioranza va sempre più giù, il cosiddetto Terzo Polo segna anch’esso il passo e non appare in grado, ad oggi, di rappresentare un’alternativa soddisfacente per gli scontenti.
Alla prova dei fatti il Terzo Polo risulta meno vincente di altre offerte politiche “terze” che di recente sono state in grado di ottenere risultati di rilievo – si pensi al partito di Vendola, alle liste di Grillo, a De Magistris a Napoli.

Il principale limite all’appeal dell’aggregazione formata da UDC, FLI e API è che, più che puntare a definire una propria identità ideologica ed una propria proposta politica, si riduce in molti casi a coltivare la visione di un “centro” inteso semplicemente come un punto mediano tra centro-destra e centro-sinistra. Quasi che il bisogno dell’Italia di oggi fosse quello di trovare un “giusto mezzo” tra le ricette di Berlusconi e di Bersani.

Questa particolare “geometria” si è rivelata penalizzante soprattutto per FLI. Pretendere di stare “in mezzo” tra destra e sinistra ha voluto dire, inevitabilmente, ritrovarsi a sinistra del Popolo della Libertà e fare un’opposizione “da sinistra” – solo più moderata, meno “convinta” e quindi in definitiva anche meno “convincente” di quella che proviene dalle forze della sinistra tradizionale.
La scelta di fare i “centristi” – e quindi di stare a sinistra del PDL – ha anche significato in larga parte la rinuncia a contendere a Berlusconi la rappresentanza dell’elettorato di centro-destra, come ha ben evidenziato la sostanziale incapacità di Futuro e Libertà di intercettare voti in fuga dal partito del Cavaliere.

La sensazione è che ci sia un errore di fondo nell’analisi di quale sia la parte del paese che oggi ha più bisogno di una rappresentanza “nuova”.
L’esasperazione dei toni dello scontro tra destra e sinistra, la ricerca quotidiana della provocazione e della gazzarra inducono molti a ritenere che gli elettori dimenticati dalla politica siano quelli moderati e centristi.
Ma non è così.
Costoro, al netto del “folklore”, possono ancora ritenersi ragionevolmente rappresentati da una maggioranza che rifugge grandi scelte ideologiche e continua a coltivare la tradizionale visione della politica come mediazione di interessi organizzati – da un governo che cerca di governare senza scontentare troppo nessuno e di preservare una coesione sociale fondata sul mantenimento delle posizioni costituite.
Molti moderati possono ancora permettersi di essere “berlusconiani tifosi”, perché tutto sommato più sensibili a dinamiche carismatiche – perché più mossi dall’affetto per il “papi della patria” che da un’aspirazione ad una riforma profonda del paese.

La verità è che i veri delusi del PDL sono oggi proprio gli elettori più “duri”, in termini di idee e di rivendicazioni politiche. Quelli che, al contrario degli elettori meno ideologicamente caratterizzati, non sono disposti a giustificare il tradimento delle promesse elettorali sulla base di considerazioni di “necessità” e di “realismo politico”.
Nei fatti, l’ultima fase del berlusconismo sta privando di una rappresentanza tutti quegli italiani che hanno votato Forza Italia ed il Popolo della Libertà per chiedere meno tasse, meno Stato e più mercato – e che invece ci sono trovati con più tasse, una spesa pubblica crescente ed una maggiore intermediazione politica.

Malgrado in questi anni Berlusconi abbia cercato di anestetizzare il proprio elettorato, affinché non si ponesse altri obiettivi che non fossero la di lui rielezione, c’è una parte di cittadini che continua a credere nella necessità di un radicale cambiamento del modello sociale italiano.
Qualcuno di questi continuerà forse a votare PDL, senza convinzione alcuna ma per la semplice mancanza di alternative; altri sceglieranno verosimilmente la strada dell’astensione. In parecchi, però, sarebbero probabilmente pronti a dare fiducia ad una proposta politica diversa che riproponesse con freschezza e con forza obiettivi politici ormai abbandonati dall’attuale coalizione di governo.

Almeno sui temi economici – che poi sono quelli che davvero muovono il voto elettorale – lo spazio scoperto nella politica italiana non è al centro, ma è ormai a destra di Berlusconi e a destra del PDL. Ed è a questo segmento di elettori che è più urgente e più promettente parlare.
La via maestra, naturalmente, dovrebbe essere un rilancio in grande stile della questione fiscale, il terreno naturale su cui una nuova forza politica può pensare di ricostruire un rapporto con il popolo dei produttori.

C’è spazio, insomma, per una nuova destra liberista, che volti pagina rispetto al ripiegamento politico e culturale dell’attuale maggioranza e ritorni ai fondamentali sui cui era nata ormai tanto tempo fa la stagione del Cav.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

5 Responses to “Centrismo? Il vero spazio è a destra del PDL”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Il titolo è suggestivo, però più lo si fissa e più si rischia lo strabismo – come un tempo le famose ” convergenze parallele morotee”.
    Non è casuale : oggi è un malcompreso e strumentalizzato concetto di Liberismo (quale?
    A quale “liberismo ” si riferivano le premesse-promesse del ’94?) una specie di palla di cera su cui genti diverse passando mettono le mani o la faccia .

  2. Massimiliano scrive:

    Questione fiscale oggi? VENTISETTESETTEMBREDUMILAUNDICI?

    Ragazzi… con voi condivido tante cose, ma oggi state sognando ad occhi aperti, anzi, state dormendo perchè non vi rendete conto quanto ora sia impossibile metter mano a qualsivoglia alleggerimento della politica fiscale.

    sveglia

  3. Ben scritto, Marco e…complimenti per il pezzo n. 100 !!! Sei a 15 lunghezze da Scudiero :-)

  4. step scrive:

    Ottimo articolo. Concordo al 100%.

  5. filipporiccio scrive:

    @Massimiliano:

    “Impossibile” perché non c’è nessun politico che lo farebbe (diminuendo il proprio potere nel breve termine), o “impossibile” perché avrebbe conseguenze peggiori del male? Io credo proprio il problema sia solo il primo. La questione fiscale è di vitale importanza per l’Italia, e attenzione: non è solo l’enorme (e disastrosa per l’economia) pressione fiscale il problema, ma soprattutto le vessazioni e la sospensione dei diritti fondamentali (teoricamente garantiti dalla costituzione e dalle convenzioni dei diritti dell’uomo) che accompagnano l’esazione delle imposte in questo paese. E questo si potrebbe risolvere se si volesse senza diminuire di un euro il gettito fiscale. Oggi siamo in un paese che basa la sua politica fiscale sulla paura, e questo non va bene per una sedicente “democrazia liberale”.

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