– I diritti non sono tutti uguali.  Per carità, non esistono diritti di serie ‘A’ e diritti di serie ‘B’, tuttavia esistono diritti che, in qualche modo, cedono il passo ad altri: il diritto di proprietà su un fondo, ad esempio, non impedisce che si decida di espropriarlo per la costruzione di una strada. Il diritto, per farla breve, trova la sua funzione e la sua misura in relazione ad un altro diritto, come il cittadino esiste in relazione ad una società che, nella sua dimensione politica, lo riconosce e rispetta come tale. La rottura di queste relazioni tra diritti e tra diritti e doveri si traduce, se pur sotto aspetti diversi, nella violenza, con le conseguenze e gli effetti di ritorno che essa comporta.

Non molto tempo fa alcuni politici del mondo cattolico e del centrodestra hanno votato alla Camera le pregiudiziali di costituzionalità contro la legge anti-omofobia, scelta applaudita o contestata – non è questo il punto – ma compiuta in piena libertà ed autonomia, ovvero nel diritto che ha ognuno, dal parlamentare al calzolaio, di avere una propria sacrosanta e libera opinione. Altro diritto del parlamentare, come pure del calzolaio, è quello di avere una propria vita sessuale ed affettiva, etero o gay che sia, senza che questa (altro diritto) venga ad essere oggetto di pressione o peggio ancora di ricatto personale o ideologico.

Pertanto non c’è nulla di sbagliato che un parlamentare, anche se omosessuale, giudichi negativamente una legge antiomofobia a suo libero giudizio sbagliata o inefficace. A lasciare perplessi è invece il fatto che buona parte della classe politica continui a giudicare “inventati” i problemi posti dalla comunità omosessuale. E’ questo il nuovo volto del pregiudizio. Gli omosessuali – questa è la tesi – non hanno nessun problema e il fatto che se ne lamentino dimostra al contrario l’eccessivo potere che le loro lobbies esercitano nell’immaginario politico.

Che a farsi alfieri di questa nuova politica del pregiudizio siano politici gay o etero è del tutto irrilevante, ed i primi non sono traditori della causa più dei secondi, perché – attorno ai diritti degli omosessuali – la causa non è quella “omosessuale”, ma quella del diritto tout court e dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.

Gli anonimi promotori della Gay List non sembrano averlo capito. E, per lottare per il diritto e la libertà, si sono posti contro il diritto e la libertà. Hanno cioè pensato stupidamente di rispondere alla presunta violenza della bocciatura della legge anti-omofobia con la violenza vera di una lista di politici di centrodestra e del mondo cattolico ‘accusati’ di essere omosessuali, anzi “sputtanati” come omosessuali, quasi che l’orientamento omosessuale fosse una colpa o una vergogna per gli stessi accusatori.

“Tizio è gay, Caio è gay, Sempronio è gay”, c’è scritto sulla carta che agli occhi di tutti appare come un pettegolezzo o una maldicenza: una lista di proscrizione per aver commesso un reato che non c’è e che non ha imbarazzato i proscritti, ma quanti – come le associazioni gay – sono ovviamente sospettati di complicità coi proscrittori. La notizia si è così abbattuta su anni ed anni di militanza del movimento di liberazione omosessuale, che fino ad oggi si era sempre espresso con una comunicazione colorata, a volte bizzarra ed eccentrica, ma mai violenta, perché, come si è sempre detto, non è possibile invocare libertà e diritti calpestando la libertà e i diritti degli altri.

In tutta l’Europa occidentale si è arrivati al riconoscimento della coppia omoaffettiva cercando il dialogo costruttivo e la mediazione con le parti politiche, sia di destra, sia di sinistra ed anche in Italia si stanno aprendo porte che fino a qualche anno fa sembravano insormontabili.

Lo stesso Gianfranco Fini, erede di una destra in movimento, è passato dal ‘no’ ai maestri gay del 1997 alle posizioni che oggi conosciamo, sia nella lotta all’omofobia sia in quella per i diritti civili delle coppie omoaffettive. E’ solo con la perseveranza e con la sapiente attesa della maturazione delle idee che i gay italiani potranno vedere riconosciuti i loro diritti e le loro libertà in un tessuto culturale complesso qual è quello del Belpaese. La diceria e lo sputtanamento via web non sono utili, ma controproducenti.