Liberalizzatori per Costituzione, ma contro le vere liberalizzazioni

di PIERCAMILLO FALASCA – Restaurare un affresco mentre il salone che lo contiene si sta allagando.
Di questo discuterà oggi l’aula di Montecitorio, dove approda il disegno di legge del Governo per la modifica degli articoli 41, 97 e 118 della Costituzione.
Dicono i responsabili pro-tempore della politica economica italiana che ciò servirà ad infondere un maggior grado di libertà economica nel Belpaese, come se mettere un nobile proposito in bella copia sia sufficiente a tradurlo in realtà.

Tra stime di crescita del PIL riviste al ribasso, peggioramento del rating (sul debito pubblico, sulle banche e persino sulla maggiore impresa nazionale) e deterioramento della tenuta sociale e politica del paese, il governo scherza con il fuoco, suona la cetra mentre la città brucia, perseverando nella sua strategia ormai triennale di alterazione retorica della realtà. Nessuno nega l’opportunità di rivedere la Carta, depurandola da certi vetusti condizionamenti socialisti, ma strumentalizzare una riforma costituzionale a fini di propaganda è ridicolo. Di più, è offensivo per quei milioni di italiani che vivono la crisi sulla propria pelle.

PdL e Lega si mostrano liberalizzatori in Costituzione e contro-liberalizzatori nelle scelte concrete: la leggina pro-Trenitalia che preclude molti spazi di concorrenza nel trasporto ferroviario, il dietrofront sull’apertura alla vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie, la controriforma dell’avvocatura che avanza a grandi passi. La lista potrebbe continuare, fino al rifiuto di riformare il mercato del lavoro, la guerra di Alemanno ai centri commerciali e le porcate pro-Mediaset nel comparto televisivo.

Purtroppo, la resistenza alle riforme di sistema è un tratto comune della politica nostrana, come hanno testimoniato sedici anni di alternanza coatta tra centrodestra e centrosinistra. ‘Cacciare Berlusconi può essere un buon inizio. Ma non sarà molto più che questo‘, scrive l’Economist di questa settimana. Dopo Berlusconi, non ci sarà più l’alibi di Berlusconi.

C’è qualcosa di strutturale nell’incapacità di governi e partiti a sfidare i privilegi di bottega e l’impopolarità di breve periodo. Economia di mercato e democrazia interagiscono al meglio quando l’opinione pubblica è fluida e plurale, s’inquinano reciprocamente quando la rappresentanza politica è vista come la sommatoria di piccole caste di cui ogni partito prova ad issare il gonfalone.

Torniamo ad oggi. Si vuol riformare in senso liberale la Costituzione? Si faccia, ma che sia una rivoluzione e non la solita boutade: si sancisca – come ad esempio propone l’Istituto Bruno Leoni – che Stato ed enti locali possono farsi attori in un certo settore, ritenuto di pubblico interesse, solo quando l’iniziativa privata è impossibile. Avrebbe effetti immediati: la Legge espellerebbe la cattiva politica – quella che piazza parenti e amanti nelle società miste, o che fa affari svendendo infrastrutture – dalla gestione di servizi che un mercato ben regolato sa erogare in modo migliore.

Tutto questo non accadrà, ovviamente. Come dice uno dei pochi che possono rivendicare di aver previsto molto di quel che sta accadendo, andrà molto peggio prima che possa andare meglio.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Liberalizzatori per Costituzione, ma contro le vere liberalizzazioni”

  1. alex PSI scrive:

    Il potere politico in questi ultimi quindici anni è stato incapace di riformare il paese, troppo spesso colluso con lobbies e corporazioni padrone. I condizionamenti della carta costituzionale in senso socialista non devono essere del tutto smantellati, tra i nostri padri costituenti c’erano dei socialisti che ebbero grandi intuizioni grazie a loro oggi abbiamo uno Stato Sociale che seppur da modificare ce lo dobbiamo tenere ben stretto.

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