Lampedusa off shore

– Lampedusa è uno di quei luoghi in cui il mondo e la storia spesso testano le proprie torsioni. Non a caso, da quell’isola, sono passati nei secoli i Fenici  e i Greci, e poi i Romani, e gli Arabi di ritorno dalle scorribande piratesche nel Mediterraneo; ma anche spagnoli, inglesi, russi. Solo i leghisti, sistematizzando la rimozione del problema migratorio entro i confini angusti dell’isoletta, sono riusciti a farne quel che è stato negli ultimi giorni, un punto emerso di frustrazione e collera nel mezzo del Mediterraneo, una “striscia di Gaza” dove guardie e prigionieri sono fungibili, e invertibile è la direzione delle pietre con cui i giovani lampedusani giorni fa hanno dato vita ad una vera e propria intifada.

La sorte che sceglierà per Lampedusa è il test che attende l’Italia nella verifica della sua capacità di  vivere nel nuovo mondo, quello dell’asse mercantile e politico spostato ad Oriente e delle Primavere arabe di cui fino ad ora ha scelto di prendere solo il peggio, cioè la disperazione degli esuli poveracci e l’isolamento diplomatico internazionale.

Che farne, dunque, di Lampedusa?

Un paradiso fiscale, perchè no. Un esperimento limitato ai suoi 20 chilometri quadrati, da concordare con l’Europa ed estendere al resto del mezzogiorno qualora funzionasse.

Una “Tangeri” alle porte della Sicilia, porto franco sottoposto a regime internazionale (o comunitario) in cui non esisterebbero dazi commerciali nè imposte dirette, dove i Cie sarebbero sostituiti da magazzini e banche, i clandestini da merci e capitali e i sussidi di Roma dai trust.

La storia dei tax havens (haven come rifugio, distinto da heaven inteso come paradiso) ha dimostrato come il successo abbia arriso spesso proprio a piccoli avamposti in posizione di dipendenza o “abbandono” da parte di Stati più grandi.

Le Bahamas, per esempio, nate dall’insediamento degli schiavi neri lì condotti dai lealisti di Giorgio III d’Inghitlerra negli anni della rivoluzione americana, di quella rivoluzione oggi sono forse tra i depositari più fedeli, perchè offrono rifugio ai profitti statunitensi quando il Fisco a stelle e strisce si incanaglisce, o quando la consegna nel mondo industrializzato diventa quella di metterli sostanzialmente “fuori legge”, dimentico del loro valore segnaletico e imprescindibile per il corretto funzionamento di un’economia di mercato.

Ma forse Lampedusa off shore assomiglierebbe di più ad uno di quei “centri di indulgenza fiscale” (o al buon senso) che sono circondati da territori o ordinamenti giuridici ben più grandi e importanti oltrechè allineati fiscalmente. Come è stato il caso di Monaco, le cui vicende sono sempre state legate a doppio filo con quelle francesi, o del Liechtenstein, che rappresenta l’ingresso sul retro della Confederazione elvetica, o ancora delle prospere Hong Kong, Macao e Singapore, che svolgono un ruolo cruciale, soprattutto la prima, nel commercio mondiale. E non si contano le società italiane che, dirette al grande mercato cinese, vi accedono proprio da Hong Kong, il cui livello di specializzazione nel campo dei servizi al commercio e alla finanza è impareggiabile.

Perchè non fare la medesima operazione nel cuore del Mediterraneo, e per giunta in una fase di rivolgimento politico ed economico della sua sponda sud? Quale modo migliore per la ripresa delle relazioni mercantili euro-maghrebine che un “centro servizi” a metà strada, altamente specializzato e capace di attrarre merci e capitale (anche umano) più che clandestini?

E’ una provocazione, ma non troppo. Perchè l’alternativa, per Lampedusa, è rimanere il centro di rimozione forzata in cui convergere le frustrazioni della politica economica e internazionale italiana.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Lampedusa off shore”

  1. enzo51 scrive:

    Visionario?
    No! Intrigante semmai, suscettibile di profonde riflessioni e discussioni nel merito,qualora vi fossero menti aperte e coraggiose nel’affrontare il tema dell’articolista.

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