Italiani, popolo di evasori?

– L’evasione fiscale in Italia è un po’ come tangentopoli ed il “berlusconismo” che ne è derivato, che ha diviso e continua a dividere il paese tra colpevolisti ed innocentisti e, forse, qualche correlazione c’è anche.

Sebbene pagare le tasse sia un dovere civico, su questo tema gli italiani non la pensano tutti allo stesso modo, ma sono comunque tutti scontenti, sia da una parte che dall’altra. C’è chi pensa che le autorità fiscali lascino troppa libertà agli evasori e chi invece, sentendosi troppo tartassato ed oppresso dallo Stato, senza ricevere abbastanza in cambio, evade il più possibile, pensando che intanto evasori sono tutti.
Non è possibile toccare questo tema in maniera serena, senza surriscaldare gli animi, come del resto già avviene intorno alla Prima Repubblica e a Berlusconi.

Eppure trovo che l’evasione fiscale sia un comportamento “umano” che ha sempre accompagnato i rapporti tra il cittadino e lo Stato e che, come tale continuerà ad esistere anche in futuro. Abbiamo testimonianze indirette del comportamento “fraudolento” dei cittadini persino nel Vangelo, dov’è memorabile la famosa sentenza di Gesù Cristo “Rendete  dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
La sentenza si inquadrava in un dibattito sulle imposte da versare agli oppressori Romani, che gli Ebrei non erano assolutamente intenzionati a pagare.

Quel che differenzia fra di loro gli stati e la loro civiltà è, semmai, il “grado” di evasione, la percentuale di cittadini che decidono di non conformarsi alle leggi fiscali.
C’è il rischio concreto che lo Stato, in quanto istituzione formale, venga sostituito da qualcos’altro, quando sono tanti i cittadini che evadono le tasse.
Basti pensare che molte rivoluzioni nascono proprio perchè una buona parte dei cittadini vuole evadere qualche tributo percepito come iniquo, il che è un segnale di oppressione da parte di chi li governa. Viene in mente al proposito l’episodio del ” Boston tea party”, quando il rifiuto di pagare una tassa straordinaria sul tè importato dall’Inghilterra diede  inizio alla Rivoluzione Americana.

Seppure con qualche incertezza per quanto riguarda la sua variazione nel tempo, l’Italia risulta essere uno dei paesi dove l’evasione si colloca a un livello elevato nel panorama mondiale. Ma cosa pensano gli italiani  a proposito di questo tema?

Il 15 Novembre 2010, la Confesercenti ha effettuato un’indagine intitolata “Meno peso per famiglie e imprese”, delegando l’Ispo per svolgere un sondaggio. Da questo studio è emerso che Il 79% degli italiani boccia evasori ed elusori fiscali, una percentuale che alla fine di Maggio era in aumento di 3 punti da Febbraio 2010, e che conferma il crescere della condanna nei confronti di chi fa il furbo con il fisco.

Eppure su questo tema c’è anche chi è del parere opposto. I ricercatori della Banca d’Italia, Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio testimoniano, attraverso un loro studio, “Le opinioni degli italiani sull’evasione fiscale“, del Febbraio 2007, che l’evasione fiscale è, in certi casi, una strategia difensiva che consente agli imprenditori di mantenere in vita la propria attività essendo le tasse ingiuste e troppo elevate. Da liberale non posso che trovarmi d’accordo con queste affermazioni.

Lo stesso Luca Ricolfi, sociologo, ritiene che l’elevata evasione fiscale consente al Sud di raggiungere un livello di crescita altrimenti impensabile per questa zona (dall’articolo “Nord e Sud, il paradosso del paese“, pubblicato dal Corriere della Sera a Febbraio del 2010).
In sostanza la congiuntura drammatica nella quale si trova il paese ci costringe a confrontarci con una dura realtà: siamo chiamati a pagare una quantità di tasse tale da impedire la crescita economica, mentre vediamo drasticamente ridotti i benefici, sotto forma di welfare e di servizi essenziali, che una tassazione così elevata dovrebbe assicurare.

Inoltre, le ultime sofferte manovre per anticipare l’eliminazione del deficit di bilancio, secondo l’Ufficio studi della Confindustria, faranno lievitare la pressione fiscale dal 42,8 % del 2011 al  44,1 del 2012.  E non basta, visto che ci stiamo accorgendo  come il crescente differenziale tra i nostri BTP ed il BUND tedesco, frutto della sfiducia dei mercati sulla nostra capacità di tenuta, sta sospingendo inesorabilmente la nave Italia a schiantarsi  contro il gigantesco iceberg del debito pubblico, affondando.

Appare ormai evidente che le nuove misure da adottare dovranno figurare in un coerente programma di emergenza nazionale, che dovrà necessariamente venire concordato tra tutte le forze politiche e sociali del Paese, che le costringa ad anteporre l’interesse nazionale ai vari interessi di bottega ed elettorali, che fino ad ora hanno prevalso.

Solo così sarà possibile recuperare quel rapporto di fiducia tra lo Stato ed il cittadino, che è alla base della convivenza civile.


Autore: Giulia Cortese

Classe 1988, nata a Buenos Aires ma romana di adozione. Linguista e aspirante giornalista professionista, è appassionata di comunicazione in tutte le sue forme. Nel 2010 approda nel Partito Radicale, e da qui inizia il suo impegno nell’associazionismo e nella politica. Firmataria del manifesto “Fermare il Declino” di Oscar Giannino, è frequentatrice di numerosi think-thank sul pensiero liberale.

4 Responses to “Italiani, popolo di evasori?”

  1. pippo scrive:

    Pur avendo una grossa evasione fiscale abbiamo un incasso maggiore di altri paesi UE ma che offrono servizi migliori.

    Eliminare gli sprechi e rompere la mafia degli appalti nelle forniture alla Pubblica amministrazione creando concorrenza e quindi innovazione deve essere la priorità, un vero mercato interno UE potrebbe essere la leva necessaria.

    Per il fronte evasione tasse occorre ridurre gli adempimenti e semplificare la riscossione.

    Le imposte dovrebbero essere divise tra Unione Europea – Paese membro – Regione – Comune questo sbloccherebbe le chiusure nazionali in alcuni settori e si avrebbe un vero mercato interno.

    Iva anticipo Irpef porterebbe un aumento delle entrate pur dando un vantaggio fiscale.

  2. si dovrebbe far scontare dalle tasse tutte una serie di spese, in questo modo si metterebbe un freno all’evasione.

    vero quanto dice l’autrice: ci sono evasioni che permettono la sussistenza, vale per alcune imprese, vale per il mondo contadino(se piccoli è quasi tutto in nero), vale per chi arrotonda dando ripetizioni.

    il carattere immorale dell’evasione è quella per cui si evade ben oltre la propria sopravvienza, ed i casi in italia sono tanti.

    il carattere illegale è dovuto alla distorsione del mercato che l’evasore provoca: se io , piccolo imprenditore/commerciante/professionista, pago le tasse sacrificando il mio tenore di vita od alzando i prezzi del mio lavoro .. perchè un altro , pur evasore, deve invece godere dei servizi pagati da me?

    bisogna cioè distinguere tra una economia di sussistenza ed un’econoomia di scambio.
    nel secondo caso , l’evasione deve essere perseguita rigorosamente.
    nel primo va punita lo stesso ma senza dannarsi l’anima a cercarla.

  3. Massimo74 scrive:

    A proposito di Luca Ricolfi,c’è oggi sulla stampa un suo articolo dedicato proprio al tema dell’evasione:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9243

  4. ControEvasione scrive:

    Non condivo l’espressione dell’autore quando dice che da liberale non può non trovarsi d’accordo con quegli imprendotori che evadono per far sopravvivere la loro azienda.
    Un liberista dovrebbe essere invece profondamente contrario all’evasione in quanto genera distorsioni nella libera conconrrenza. Chi non paga le tasse si avvantaggia in modo illecito verso chi le paga regolarmente.
    Ho in particolare sviluppato questo punto in una mia risposta ad un articolo di Ricolfi citato da Massimo74
    http://antievasione.blogspot.com/2011/09/ricolfi-inganno-lotta-evasione.html

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