Iconografia di un declino

di MARIANNA MASCIOLETTI – Il politicamente corretto esterofilo li definirebbe “âgées“; il politicamente corretto autarchico “anziani”; chi del politicamente corretto non ne può più – e sono sempre più numerosi -, con grande brevità, “vecchi”.

Chi sono? I simpatici abitanti di una casa di riposo? I signori che incontriamo all’ufficio postale la mattina? I quadri della pinacoteca comunale di Roncofritto di Sopra? No. Sono, sia in politica che negli altri settori, la classe dirigente del nostro Paese.

Un Paese dove appare normale che il sessantenne Gianfranco Fini giochi il ruolo del giovane scalpitante nel contendere la leadership del centrodestra al settantacinquenne Silvio Berlusconi, dove la quarantenne Debora Serracchiani che attacca la dirigenza del PD viene etichettata come una ragazzina ribelle, dove quando si deve intraprendere una profonda opera di rinnovamento di un ente pubblico si chiamano a raccolta i novantenni.

Sarebbe ipocrita, oltre che falso, affermare che questa situazione sia colpa o responsabilità del quindicennio berlusconiano: in tutta la storia italiana, ben pochi sono stati i politici arrivati a una posizione di potere in un’età che – per il loro tempo – potesse dirsi davvero giovane.

Oggi va molto di moda osannare la “serietà” e la “sobrietà” della politica nella Prima Repubblica, almeno quanto allora era di moda attaccarla per la sua corruzione: in qualunque modo la si pensi sull’argomento, però, c’è da ricordare che i vertici della DC e degli altri partiti dell’epoca non hanno mai brillato per gioventù, anzi, erano per lo più composti da persone che o erano anziane, o comunque lo apparivano.

Insomma, la vecchiaia della classe dirigente, il mancato ricambio generazionale e compagnia cantando sono problemi strutturali che l’Italia si porta dietro più o meno da quando è nata, e contro cui si sono scagliati in molti, in vari periodi, a più riprese. Naturalmente, però, l’atteggiamento prevalente nel nostro Paese è di guardarsi bene dal risolvere davvero i problemi, quando si può risolverli per finta: ci siamo ben guardati dallo svecchiare davvero la politica, ma in compenso, da una quindicina d’anni a questa parte, gli anziani che occupano i palazzi del potere hanno cominciato a comportarsi da “giovani dentro”.

Anziché accettare serenamente il tempo che passa, i nostri arzilli governanti hanno intrapreso una lotta senza quartiere contro i segni del decadimento fisico: scelgono spontaneamente di imprigionarsi in un’immagine giovanile, sempre più ridicola man mano che gli anni passano, con tutto quel che ne consegue di esagerazione, di ostentazioni di virilità, di capelli tinti e cerone, di “cinque” e pugni da squadra di football americano.

Non è comica, non è più nemmeno divertente: ormai, anche per un osservatore ben disposto, diventa tragica (o patetica) questa crisi di mezza età portata al parossismo e allungata all’infinito cui siamo costretti ad assistere sfogliando la quotidiana cronaca politica.

Gessato, fondotinta e brillantina da ggiòvane agente immobiliare di provincia sono ormai la cifra del look del parlamentare medio, dai quaranta ai settant’anni. I giovani veri, invece, sono sempre più esclusi da qualsiasi tipo di certezza del futuro, e, come se questo non bastasse, sono condannati a vedersi scimmiottare da una classe dirigente che non vuole sentir parlare di ricambio generazionale, perciò cerca di interpretare da sola tutta la gamma delle generazioni.

Fallendo miseramente, bisogna dirlo. Nei rari momenti in cui, come dire, il cielo di carta si strappa, i due capostipiti di questa tendenza, Silvio Berlusconi (classe 1936) e Umberto Bossi (classe 1941), appaiono davvero come due pensionati che rievocano i vecchi tempi, che si danno dei pat-pat di conforto contro un mondo che va sempre più veloce, che, nel declino generale, cercano di arrestare il proprio declino, si illudono di farcela, ma sono – come d’altronde tutta l’Italia – ad un passo dalla marea che li travolgerà.

Signori, abbiamo il grande scoop fotografico: l’Italia è un Paese giovane (gli Stati Uniti hanno quasi cent’anni di più) ma vecchio dentro, fatto apposta per vecchi che si travestono da giovani – e solo per loro. Se avete dubbi, osservate attentamente la foto (ripresa da qui) a corredo di quest’articolo, e vedrete che spariranno. I dubbi, eh… i simpatici vecchietti, invece, restano lì.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

9 Responses to “Iconografia di un declino”

  1. Luca Di Risio scrive:

    Che strano. Quando si parla di vecchietti non si parla mai di Napolitano. Eppure ne ha 86 di primavere sul groppone e tutti lì, come marionette, pronti a scattare sull’attenti e tirare un sospiro si sollievo che ci sia Lui. Meno male che Giorgio c’è, si potrebbe dire. Strano che chi si lamenti dei vecchi al comando non lo nomini mai. In fondo non è che non conti proprio nulla. Napolitano che, insieme al suo ex partito, per giunta, non ha mai rappresentato un’avanguardia. Strano per chi scrive che del politicamente corretto non ne può più. Il fatto è che sparare su Berlusconi è la cosa più politically correct e conformistica che si possa fare. E che si fa. Da vent’anni. E se poi i giovani degni di menzione sono questi, uno che all’alba del terzo millennio a cinquant’anni dice che Mussolini è stato il miglior statista del secolo e una deficiente che parla parla e non dice mai nulla, beh, allora davvero meglio non appellarvisi alle nuove leve. Peccato che altri più o meno giovani, un po’ più meritevoli di quelli su menzionati, siano costretti a spararsi un anno di carcere preventivo (vedi Silvio Scaglia) o proprio a spararsi in testa (vedi Raul Gardini, Antonino Lombardo e tanti altri). Il problema è sempre quello: se non esiste il diritto non esiste nulla. E se a violarlo costantemente è l’organo preposto a far applicare il tutto perde di significato. Le caste (soprattutto quelle che non si nominano mai) comandano e il rinnovamento non è possibile.
    Questo articolo non è disgustoso, è semplicemente insipido.
    P.S. L’età avanzata della classe dirigente è direttamente proporzionale all’arcaicità della catto-comunista costituzione repubbicana.

  2. enzo51 scrive:

    Queste due cariatidi sono i cultori e seguaci di un certo Don Verzè che pare abbia profetizzato per il Berlusca lunga vita fino a 120 anni.

    Se ciò apparisse vero allora sia il Berlusca che l’intera nostra classe dirigente è “veramente”ancora giovane.

    Apparisse,appunto!

    La verità che non mollano è che perdendo il potere qualcuno andrebbe in galera ,tantissimi rientrerebbero nel nulla della storia.

  3. Carmelo Palma scrive:

    Luca, Napolitano – che certo gode di un conformistico ossequio, non perchè lo meriti, ma perchè almeno non ha meritato il contrario – non fa il “giovanotto”. E’ vecchio, si veste da vecchio, parla da vecchio. E’ un vecchio vero, con tutti i limiti che questo comporta, ma non un giovane finto.

  4. mah! bisogna valutare da quanti anni sono al potere e non quanti annni hanno.
    ricordando che tutta questa classe dirigente, nel 93, quando arrivò al potere , non era poi tanto vecchia.

  5. Luca, io Napolitano lo metto tra i saggi, mentre Berlusconi e Bossi son solo vecchi e ridicoli! ( e per giunta politicamente falliti!!! )

  6. Luca Di Risio scrive:

    A parte che Bossi non mi sembra faccia tanto il giovanotto, ma davvero in questo paese, oltre tutto – ma davvero tutto – il resto, non si è più neanche liberi di mostrarsi come più si preferisce? Questo è il problema? In un paese dove il potere ce l’ha chi non si mostra, oltretutto. Davvero sconfortante.

  7. bruno scrive:

    ci sono anche dei giovani “vecchi dentro”, che portano con se’ tutti i tic, i limiti, le vergognose vilta’, il servilismo viscido e strisciante, l’ossequioso ripararsi sotto il loggione paterno del Boss. la tendenza a ridursi a ventriloquio beccuto e pennuto del gran capo (leggi Alfano). Fini non dovra’ competere con il pifferaio di Arcore per la guida del centro destra anche perche’ il centro destra di Berlusconi di Scilipoti e del ministro imputato di mafia Romano non ci appartiene, non appartiene a chi ha una visione altra e diversa della Destra. Fini ha semplicemente indicato una via diversa per uscire dal pantano del berlusconismo ammettendo tra l’altro le sue colpe per aver consegnato la Destra in mano all’ex marito di Veronica Lario, ora tocca a chi ci crede, giovani o vecchi che siano, ricostruire la Destra con buona pace di chi, anche qui su Libertiamo, ci vorrebbe di nuovo soci dei famigli del Berlusca

  8. step scrive:

    Sul fatto che alcuni politici italiani si mostrino e si atteggino a “ggiovani” concordo con l’articolista. È una cosa abbastanza patetica e purtroppo non è priva di implicazioni concrete, non è cioè una cosa che rimane confinata in ambito estetico. L’indiziato principale è certamente il Berlusca ma anche Fini ad esempio non scherza: Fini lo fa in maniera indiretta, cercando di apparire come quello che ci mostra il “futuro”, quindi un “giovane dentro” che ha la pretesa di sapere come sarà (o come dovrebbe essere) l’Italia moderna. Il fatto che ciò debba essere indicato da uno che è in politica ben prima di Berlusconi (e che fino a ieri faceva il saluto romano) ci fa capire come siamo messi…

    A parte questi 2 squallidi esempi, io non credo che l’assenza dei giovani ai vertici sia un problema in sé. Io cerco di guardare ai fatti e non all’età, nonché di capire quali possano essere i politici che vogliono veramente svecchiare il sistema politico italiano, impregnato di socialismo reale. È vero comunque che molti ventenni/trentenni sono esclusi da certe cariche, come giustamente scritto nell’articolo. Ma questo dipende non solo dalla caparbietà avida dei “vecchietti” nel non lasciare la poltrona, ma dipende anche dalla mancanza di coraggio dei più giovani, che non si sognano neanche di ribaltare il potere e di sostituirsi ai “vecchi”. I cosiddetti giovani sono acquiescenti, nella speranza di prendere il posto degli anziani, facendoseli amici, non c’è il coraggio di andare contro. Si preferisce aspettare il proprio turno, in questo modo il sistema di ricambio resta ovviamente uguale e sopravvive a sé stesso.

    P.S. – Per me Pannella resterà sempre il più “giovane” dei politici attuali, “giovane” in senso positivo ovviamente, anche se non condivido tutte le sue idee.

  9. bruno scrive:

    il giovane Fini che faceva il saluto romano era ed e’ sempre meglio del giovane Berlusconi che aveva la tessera della banda di massoni della P2, sempre piu’ credibile di chi ha fatto strane fortune grazie a strane frequentazioni, ad inopportune protezioni, a vicinanze politico-affaristiche all’ombra del socialismo rampante di ieri (Craxi). C’e’ chi preferisce fare un nuovo percorso in compagnia di Fini (io),e chi invece pensa di farlo con l’ex radicale Straquadanio, con il ministro Romano, con Scilipoti o la Santanche’. C’e’ chi ha nostalgia del craxismo, degli scioperi di Pannella, di mamma DC o dei comunisti duri e puri (e perche no? anche dei missini che facevano il saluto romano mentre altri fingendo di essere antifascisti si stringevano in comitati d’affari), e chi invece ha solo voglia di tornare a far politica… lo squallore non e’ in chi cerca di riprendere un percorso ma in chi attacca Fini (e magari anche Bersani, Di Pietro, Casini), per poter, neanche tanto velatamente, assolvere il berlusconismo. IL GIOCHINO E’ SCOPERTO E IO NON CI CASCO

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