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Anche stavolta il PD salverà Berlusconi?

– Coazione a ripetere, riflesso pavloviano, tafazzismo insistito e ripetuto, pulsioni masochistiche.
Chiamatele come volete, ma è indubbio che ogni volta che Berlusconi è in difficoltà e sembra sul punto di gettare la spugna, a sinistra qualche anima pia interviene in suo soccorso, innescando con goffaggine quasi maniacale una polemica, meglio se sul niente, che divide, scuote, dilania. Un po’ come la passione amorosa che in un celebre frammento sferzava Saffo, celebre poetessa greca.

L’ultimo caso, in verità assai minore ma, per i motivi che vedremo, indicativo delle difficoltà in cui si dibatte il Pd, è nato da una dichiarazione di Massimo D’Alema. L’ex Segretario del Pds, già Presidente del Consiglio, già Ministro degli Esteri, già Presidente dei Ds, fallito aspirante alla Presidenza di Repubblica e Camera, attuale Presidente Copasir e “padre nobile” del Pd, alla Festa del suo partito si è così espresso sulla questione dei matrimoni gay: “Sono favorevole alla tutela delle coppie omosessuali dal punto di vista delle unioni civili ma sono contrario alle nozze, che devono essere finalizzate alla procreazione, come dice la Costituzione”.

Subissato dalle critiche delle associazioni gay e lesbiche, liquidato con un “corbellerie da Pci” dalla deputata Concia, del suo stesso partito e unica omosessuale dichiarata su circa 1000 parlamentari, D’Alema ha poi corretto il tiro, con una rettifica se possibile ancora più deludente della precedente affermazione: “Chiedo scusa se ho urtato la sensibilità di qualcuno con rozzi accenni al dettato costituzionale. Il Pd sta elaborando una proposta per allargare i loro diritti e non è giusto che io li bombardi dall’esterno con le mie opinioni”.

Perché consideriamo la rettifica peggiore della prima affermazione? Perché, pur essendo noi a favore delle nozze gay, rispettiamo, pur non condividendola, l’opinione di chi, per qualsiasi motivo, non la pensa come noi. Ma la rettifica, quel dire e non dire, correggere per non correggere, mettere i piedi in due staffe, no, quella non ci piace: perché non capiamo da che parte alla fine stia D’Alema, e come la pensi. Ed è singolare, inoltre, che un partito nato nel 2007, più di 4 anni fa, non abbia ancora una proposta univoca su un tema così sentito dal suo elettorato come quello delle nozze civili.

Purtroppo questa non è una novità, per un partito come il Pd, che ha avuto una gestazione complicata e non ancora terminata. Un partito nato con una grande ambizione, quella di riunire le culture cattolico-democratiche, postcomuniste, socialiste, ambientaliste, laiche, di sinistra liberale e non marxista, in un unico contenitore: aperto, contendibile e plurale. Ambizione presto consumatasi sull’altare delle vacuità veltroniane e sull’angustia degli spazi che la sola unione degli apparati post Pci e post Dc ha offerto in questi anni. Oltre che sui tatticismi e l’incapacità di un ceto politico che ha dimostrato in mille modi di non riuscire a esorcizzare il “mostro” Berlusconi, della cui luce riflessa da tempo vive, rinunciando a costruirsi un’identità.

Certo, questo è il centrosinistra che ha prodotto uno dei migliori governi della storia repubblicana, il primo Prodi, che anche grazie alla presenza di uomini come Ciampi e Napolitano ci portò nell’Euro e iniziò una manovra di riduzione del debito pubblico che, se non fosse stata poi prematuramente abbandonata dal duo Berlusconi-Tremonti, ci avrebbe forse potuto salvare dal dramma che viviamo in queste settimane.

Però, è anche il centrosinistra che dal 1998 ha rinunciato a fare politica, è entrato in una crisi di idee, leadership, volontà di futuro che prima che per se stesso è un danno per l’Italia e per lo stesso centrodestra. Perché una democrazia matura ha bisogno di due coalizioni alternative e credibili, che si contendano il governo del Paese in modo diretto e aperto e inneschino una competizione virtuosa, verso l’alto, e non verso il basso com’è stato in questi anni.

Le contorsioni di D’Alema sul matrimonio gay sono le stesse di Vendola che vorrebbe affiancare o forse sostituire al concetto di “compagni” quello di “amici”, senza però volerlo dire chiaramente e lasciando un filo d’ambiguità, sono quelle di Bersani che non riesce a dire no alla Cgil in virtù della teoria del “nessun nemico a sinistra” e però poi strizza l’occhio a Casini, sono ancora quelle di Bersani, che sull’altare dell’antiberlusconismo referendario sconfessa il se stesso liberalizzatore e riformatore del secondo governo Prodi, sono il “ma anche” veltroniano, che per sfondare a destra portò in Parlamento uno degli imprenditori più reazionari, quel Massimo Calearo, “falco” di Finmeccanica con la suoneria di Forza Italia sul cellulare, approdato poi al Pdl transitando per l’Api.

Il Pd non è certo il primo responsabile dello sfascio di questi anni, ma la sua natura ibrida è uno dei problemi che ne impediscono la risoluzione. Sarebbe bene che Bersani si sbrighi e dica dove vuole portare il suo partito, anche a costo di dolorosi strappi. Il Pd aspira a diventare la prima forza del Paese, dovrebbe dettare le condizioni e non farsele dettare da chi lo tira per la giacchetta. Dovrebbe essere una moderna forza socialista e liberale che si prende le sue responsabilità di fronte al Paese, si mette sulle spalle la situazione drammatica nella quale versiamo, lascia da parte i tatticismi e le convenienze e si mette a parlare davvero di alternativa. Con tutti, nessuno escluso.

Con Vendola, Di Pietro, Bonino, verdi, socialisti, Fini, Casini, Rutelli, Montezemolo. Mettendo sul piatto le proprie proposte e cercando di condividerle con chi ci sta. Sapendo che non è il momento di fare gli schizzinosi, che bisogna ragionare con lo sguardo rivolto al futuro e non al passato, che in una fase di emergenza come questa non si tratta di mettere su ammucchiate arraffazzonate ma di rinunciare a un pezzo del proprio orticello per costruire l’Italia di domani. Lasciando da parte Berlusconi, anzi facendo come se non esistesse. Perché il nostro Paese c’era prima di lui e ci sarà anche dopo. E noi a quel dopo dobbiamo pensare.

Tuttavia, per fare questo, è bene che il Pd smetta di “elaborare” e decida una volta per tutte e con chiarezza cosa vuole fare da grande, anche a costo di scissioni dolorose. I voti, come i soldi, vanno e vengono. Ma quello che rimane, e non si può più rinviare, è la costruzione di un’idea di società da parte del Pd e di quelli che a vario titolo si oppongono al berlusconismo, idea senza la quale forse si vincono le elezioni e si amministra, più male che bene, ma non si governa, se per governare si intende cambiare in meglio la vita dei propri cittadini.

In una parola, non solo alleanza, ma alternativa. Alternativa politica, culturale, sociale. E l’alternativa inizia dalle piccole grandi cose: anche dalle posizioni chiare e nette sui matrimoni gay. Posizioni chiare e nette su cui poi gli elettori si esprimeranno, legittimamente, all’interno delle cabine elettorali. Per ora, di tutto ciò, da parte del Pd, onestamente si è visto pochino. Molti italiani, e noi siamo tra questi, hanno una gran voglia di lasciarsi alle spalle la triste epopea berlusconiana e sessantacinque anni di occupazione militare della nostra società da parte dei partiti. Ma siamo sicuri che anche il Pd sia della stessa nostra opinione?


Autore: Simone Callisto Manca

Nato a Sassari nel 1982, è giornalista professionista. Ha avuto esperienze professionali all'Ansa (tra Madrid e Roma) e al Public Affairs dell'Ambasciata Usa in Italia. Attualmente vive a Barcellona, dove è Responsabile Comunicazione e Relazioni Pubbliche di un'importante associazione benefico-culturale di italiani all'estero.

One Response to “Anche stavolta il PD salverà Berlusconi?”

  1. per ricordare scrive:

    Nei riguardi della rivolta di Reggio Calabria, scoppiata il 14 luglio 1970 dopo la decisione del governo di scippare il capoluogo alla città dello Stretto in favore di Catanzaro, ci fu infatti il primo caso di disinformazione organizzata in Italia. E quella che era la rivolta di un’intera città povera, privata di tutto, anche dell’unico ruolo che le dava orgoglio, venne trasformata, dalla sera alla mattina, nella protesta di un gruppo di teppisti e fascisti”.
    http://www.youtube.com/watch?v=UjXAgcv9j7s&feature=results_main&playnext=1&list=PLDEB60E5CED2BA68D

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