Toh, l’Irlanda risorge (mentre noi crepiamo)

di SIMONA BONFANTE – Qual è la notizia del giorno? La non autorizzazione della Camera all’arresto dell’onorevole Milanese? La potenza sessuale di Berlusconi inferiore alle telefonicamente millantate prestazioni? Che lo spread tra gli italici Btp e i germanici Bund non accenna neanche lontanamente a ridursi – a dispetto della ostinazione del nostro Presidente del Consiglio a negarne le ragioni? Che il Ministro dei Beni culturali non trova nulla di meglio per preservare il nostro patrimonio artistico che introdurre nuove pene detentive per i deturpatori di statue? O piuttosto che l’Irlanda, a meno di un anno dallo scongiurato default, ha ripreso a volare?

1,6% la crescita della ormai de facto ex ‘i’ dei Piigs nel secondo quadrimestre di quest’anno. Il traino, le esportazioni hi-tech. Com’avrà fatto l’Irlanda a riprendersi dopo il salasso del bailout? Ovvio: puntando sulla competitività delle sue imprese, sulla loro capacità di stare sul mercato grazie all’elevato capitale innovativo dei prodotti, senza subire l’appesantimento delle zavorre fiscali imposte da uno Stato ormai indebitato al di là della sostenibilità (32.4%).

Del prestito erogato  da Fondo monetario e Ue, a condizioni prossime allo strozzinaggio, gli irlandesi – ovvero il nuovo governo formato dopo che il precedente, quello responsabile del crack, è stato democraticamente mandato a casa – hanno saputo fare leva di meritato rilancio. E certo è che non si son persi in chiacchiere. Non ci hanno neanche pensato ad invocare un cambiamento di sistema, quel sistema che li aveva portati dapprima a dominare la giungla dell’economia globale per poi, stupidamente, cadere nella trappola delle bolle speculativo-immobiliari, e finire in gabbia.

L’hanno anzi difeso ad oltranza quel sistema e, contro il parere criminale dei finanziatori internazionali, hanno preteso di mantenere quella manna del loro rapidissimo sviluppo che è la flat tax, quel semplicissimo e virtuosissimo criterio di appiattimento fiscale che ne aveva permesso, nel decennio passato, la volata nell’empireo delle piccole potenze economiche globali. Il premier (che in in Irlanda chiamano Taoiseach) Enda Kenny ha anzi appena annunciato la decisione di procedere alla rinegoziazione del prestito per “onorare l’impegno a non alzare le tasse sul lavoro e le imprese”.

Se avessero ceduto alla vessatoria indicazione dei prestatori istituzionali a rinunciare al ‘privilegio’ di non zavorrare i ‘produttori di ricchezza’ – lavoratori e imprese, appunto – e si fossero anzi lasciati abbagliare pure loro dal trend recessivo del dagli con le tasse, l’Irlanda adesso sarebbe punto e a capo, come punto e capo è la Grecia, come punto e a capo è l’Italia.

Greci e italiani, punto e capo lo ritorneremo sempre perché, a differenza degli irlandesi, non è né la dignità né l’acume né il più remoto senso della misura che ci guida nel nostro farsesco agire politico-democratico.
Siamo noi – e i greci, appunto – ad aver storicizzato la prassi della conquista del consenso attraverso l’assalto più incredibilmente suicida alla diligenza; e giù – tous ensemble – a soffiare nella bolla degli impieghi pubblici, dei vitalizi, delle pensioni di vecchiaia. E delle tasse. Siamo noi – e i greci – ad aver edificato un sistema di ascensione sociale azionato dal ‘chi si conosce’ piuttosto che dal ‘cosa si conosce’. Siamo noi poi – insieme ai greci, of course – a vantare il primato di apprendimento ed applicazione delle pratiche corruttive e collusive. Che, poi, chi può più dire la differenza qual è. E non insistiamo oltre solo per pietà.

Ecco, la notizia del giorno – la buona notizia – è che per fortuna c’è ancora un paese comodamente raggiungibile con volo low cost dove poter espatriare e (ri)farsi una vita.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

10 Responses to “Toh, l’Irlanda risorge (mentre noi crepiamo)”

  1. Giancarlo scrive:

    L’Irlanda non è quel paese dove hanno rimborsato obbligazioni a 1 centesimo contro i 10.000 dell’acquisto?
    Certo che è facile andare bene in questo modo, faccio il debito e non lo pago.
    Inoltre l’Irlanda è quel paese che ha una tassazione concorrenziale, imprese elettroniche, call center etc europei si stanno trasferendo in Irlanda. Tanto che la stessa Germania voleva “scambiare” gli aiuti EU con un’aumento fisiologico della tassazione.

    Eppoi confrontare l’Irlanda (4,5 milioni di abitanti) con l’Italia di oltre 61 milioni di abitanti non ha un grande valore.

    Vediamo a pochi mesi, quando Germania e Francia vorranno scambiare i buoni spagnoli e greci cosa accadrà, visto che le banche francesi hanno investito molto nel debito greco, ed hanno sul “groppone” anche il fardello del debito spagnolo.

    Per intanto, l’Italia, di cui tutti parlano mare è stabile, non avanza ma non indietreggia in modo sensibile, a parte le chiacchiere di salotto.

    Giancarlo

  2. Lucio Scudiero scrive:

    Bè certo che l’Italia è stabile, come un cadavere in rigor mortis…

  3. Giancarlo scrive:

    Un cadavere in rigor mortis non è stabile, è immobile, come il cervello di chi fa battute senza senso.

    Giancarlo

  4. Dom scrive:

    Il problema è che l’Italia ha un debito stellare e non è possibile tagliare le tasse a meno di drastici tagli che però rischiano a questo punto di destabilizzare il paese come la Grecia appunto. Soffriamo purtroppo gravi squilibri economici a cui si aggiunge un’economia interna ingessata.

    Per approfondimenti sulla situazione Italiana questo è un mio lungo articolo sul tema:

    http://indipendenzaitaliana.blogspot.com/2011/09/fmi-eccessivi-timori-su-spagna-e-italia.html

    Mentre questa è un’analisi sulle vere ragioni della crisi Irlandese, che ha fra l’altro fa bene a rifiutare un altro prestito…. non serve fare debiti per pagare altri debiti, serve ristrutturare e proteggere di più le nostre economie.

    http://indipendenzaitaliana.blogspot.com/2010/12/crisi-irlanda-fallimento-delleuro-come.html

    Spero siano di vostro gradimento :D

  5. Dom scrive:

    p.s. il lungo articolo sull’Italia è citato all’interno dell’altro che cmq mette in evidenza alcune situazioni attuali.

    E’ questo e tratta vari aspetti che minano la crescita Italiana e alla base della sfiducia del mercato:

    http://indipendenzaitaliana.blogspot.com/2011/05/italcrack-litalia-sul-sentiero-della.html

  6. Massimo74 scrive:

    “Il problema è che l’Italia ha un debito stellare e non è possibile tagliare le tasse…”

    Non solo è possibile farlo,ma direi che è addirittura una necessità inderogabile,pena il tracollo del PIL e il conseguente default dello stato italiano.

  7. alex PSI scrive:

    L’Italia non ha niente da invidiare all’Irlanda, abbiamo un tessuto economico che può rinascere nel momento stesso in cui attueremo alcune riforme strutturali che potranno partire quando in Parlamento saranno eletti dei parlamentari responsabili e un Governo serio.

  8. road77 scrive:

    All’articolo bisognerà pure aggiungere che in Irlanda le tasse le pagano tutti. O no?

  9. Roberto Patrone scrive:

    in realtà non è che risorga, ha ancora piu probabilità di noi di fallire

  10. Massimo74 scrive:

    @road77

    Anche nel nord italia le pagano tutti.Comunque l’alta pressione fiscale non ha nulla a che fare con il fatto che ci sia l’economia sommersa:se le tasse le pagassero tutti assisteremmo semplicemente ad un ulteriore aumento della spesa pubblica finalizzata a sistemare clientele,assumere altri nullafacenti nella PA,aumentare la corruzione,costruire nuove cattedrali nel deserto,ecc, ma non ci sarebbe alcuna riduzione delle tasse.

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