Finchè c’è maggioranza, c’è speranza. Il Cav. rimane in piedi, l’Italia nei guai

di CARMELO PALMA – Che ancora la maggioranza parlamentare resista al disastro – che non argina, ma cui sopravvive incurante degli eventi e di tutto, se non della propria “autosufficienza” – non è una prova di stabilità e di tenuta, come il giovane Alfano dice abusando di un latinorum costituzionale vecchio e bacucco. È piuttosto un fattore di rischio.

Che Berlusconi rimanga in piedi e non cada – come sarebbe utile e normale ovunque un leader sia tale e non padrone e dante causa della “base” che ne acclama la leadership – è dunque la ragione per cui l’Italia rimane nei guai e non sembra destinata ad uscirne. Bossi è ancora fedele (ma la sua fedeltà è a tempo e non finché morte non li separi) e la compagnia di sbandati che “responsabilmente” tiene in sella il Cavaliere non mostra (ancora) segni di cedimento. Anche se per le stesse ragioni per cui si è legata a Berlusconi si rivenderà ad altri: perché Scilipoti non è berlusconiano, ma scilipotiano, una categoria politica e umana a sé.

Ieri è successo di tutto. Moodys ha tagliato il rating di Fiat, e Standard & Poor’s, dopo aver tagliato il rating del debito italiano, ha declassato sette banche del nostro Paese, tra cui Intesa Sanpaolo e Mediobanca, e cambiato in “negativo” l’outlook sul rating di 15 istituti di credito. Per il governo, invece, non è successo niente. Berlusconi ha mandato in televisione Galan – un rappresentante nobile e patetico del berlusconismo che doveva essere e non è stato, schiantato da una Lega bulimica e proterva – a scherzare sulle dimissioni di Napolitano per smentire le proprie.

Se pure dispera, non perde il buonumore. E intanto raccoglie le truppe per resistere al voto su Milanese. Perché tutto, anche quello che non c’entra, fa brodo nel pentolone del consenso dei “suoi” in cui Berlusconi pensa annegare la sfiducia degli “altri” – anche se gli “altri” sono il mondo intero. Berlusconi così è oggi costretto a misurare sulla capacità di ingoio del Parlamento – di che boccone e quanto amaro – la residua credibilità di un esecutivo che doveva fare la rivoluzione liberale e oggi mette di fatto la fiducia sull’innocenza di un “mariuolo” che, per meglio difendersi dalle accuse di corruzione, si confessa profittatore legale del potere conferitogli dal Ministro dell’economia.

Basterebbe questo, ad un politico normale, per prendere il cappello e salutare. Ma a Berlusconi non basta, e se Milanese inciampasse nelle trappole del voto maroniano, è da attendersi la querimonia, non l’ammissione di responsabilità, non diciamo neppure di colpa, per una situazione insostenibile.

L’impressione è che Berlusconi stia lì, finito e pure capace di “eternizzare” la propria fine, come per lunga pezza è stato in grado di fare col proprio inizio. Berlusconi non c’è più. Ma le sue truppe, se sarà cattivo, serviranno a guastare i piani a chi dopo di lui – e quindi presto – dovrà impedire che l’Italia si consegni mani e piedi all’illusione che chi è stato contro di lui sia ora, per ciò stesso, dalla parte della ragione.

Se invece (ma non ci speriamo più) andasse alle Bermuda o tornasse a Cologno Monzese a fare, a tempo pieno, ciò che gli piace e importa, andrebbe ringraziato e anche risarcito dall’Italia che lui chiama “moderata” per l’abitudine a dire, di sé, il contrario di ciò che è.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Finchè c’è maggioranza, c’è speranza. Il Cav. rimane in piedi, l’Italia nei guai”

  1. enzo51 scrive:

    Alt!!
    Finchè c’è una maggioranza nell’ignoranza ,non c’è più speranza!
    Amen.

Trackbacks/Pingbacks