Ode a (E)Manuela, che fece per ‘virtude’ il gran rifiuto

– La piaggeria, ci è stato detto, è un atteggiamento tipico dell’ aetas berlusconiana, e sarà anche vero, per carità. La cosa curiosa, però, è che essa contagia molto più gli antiberlusconiani di quanto non facciano i sodali del premier. Su “Repubblica” del 12 settembre, ad esempio, si può leggere: “Faceva impressione la sua presenza perché lo sguardo sul presente era ben più lungo dello sguardo dei colleghi. Il fenomeno Berlusconi (ma avrebbe potuto parlare anche dell’11 settembre, o della crisi economica) non era descritto come un botto improvviso, che fa piazza pulita e crea nuovi mondi.[…]Mi sono chiesta come mai un giornalista con tanti anni di vita e d’esperienza sembrasse non solo il più acuto osservatore del presente, ma il più giovane”.

L’oggetto di questo panegirico è il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, e l’autrice di queste sincere parole è Barbara Spinelli, non un Sandro Bondi qualsiasi. Il merito di Scalfari, come si evince dalla citazione, è di essersi dimostrato superiore ai suoi colleghi (nello specifico, Giuliano Ferrara e Paolo Mieli) in un dibattito televisivo sulla parabola berlusconiana. La Spinelli poi prosegue accostando la figura di Scalfari a quella di Heidegger (leggere per credere), perché come il secondo ha svelato in maniera definitiva l’essenza della tecnica, così il primo ha sviscerato in maniera definitiva l’essenza del berlusconismo . Ma, come dice sempre la Spinelli, avrebbe potuto parlare di qualsiasi cosa, dell’11 settembre come della crisi economica, delle scelte di Gasperini come delle tette dell’Arcuri; insomma, come la Virna Lisi dei tempi che furono, anche Scalfari con quella bocca può dire ciò che vuole.

Sempre su Repubblica, un giornale colto, filosofico, che dedica addirittura due paginate due alla recensione del libro del maggior filosofo contemporaneo (che, se non lo avete capito, è un certo Eugenio Scalfari), dicevo, sempre su questo giornale colto e un po’ snob, capita di trovare, in prima pagina, a firma di Francesco Merlo, l’elogio di Manuela Arcuri, un tempo eroina delle fiction berlusconiane, oggi, dopo aver espresso il “gran rifiuto” nei confronti delle (presunte) proposte del premier, eletta a nuova rappresentante dell’epos cinematografico italiano, anche qui leggere per credere: “Emanuela Arcuri che dice no a Berlusconi e rinunzia all’ambito cadeau di presentare Sanremo è la nostra piccola Anna Magnani , la Mamma Roma , sgrammaticata e generosa anche nelle forme, di questa Italia in sottana”. Da notare la finezza con cui Merlo, che d’altronde vive a Parigi e non ha mai visto “Carabinieri”, sbaglia volutamente il nome dell’Arcuri, elevando il troppo popolaresco ‘Manuela’ in un aulico (e cristianissimo) ‘Emanuela’. Insomma, come mi ha detto un amico stamattina, mancava solo che Merlo, dopo Anna Magnani, la paragonasse a Maria Goretti (anche se si fa sempre in tempo a mettere in cantiere una fiction a riguardo, magari a puntate sul sito di Repubblica).

Il mio pronostico è che, invece, il prossimo titolo dell’Espresso farà esplicita richiesta all’Arcuri di candidarsi come “papa straniero” per portare alla vittoria il centrosinistra. Dove ha fallito Roberto Saviano – che, intanto, sempre su Repubblica, commemorando l’11 settembre da New York, si dedica a strampalate citazioni kantiane, peraltro sbagliate, forse gliele ha suggerite Scalfari, o Eco, d’altronde leggendo di notte è facile commettere errori -, dicevo, non sia mai che dove ha fallito persino uno come Saviano, riescano le tette dell’Arcuri. Sarebbe l’alba di una nuova era politica, di una giunonica terza repubblica molto nazionalpopolare. Altro che Carla Bruni.


Autore: Luigi De Santis

Romano di nascita, è convinto che le condizioni del diritto e del processo penale siano ottimi osservatori per testare lo stato di salute di una società e che persino l’Italia meriti un sistema giuridico autenticamente liberale. Concorda pienamente con chi ha sostenuto che “il diritto non è accademia : è vita e, se il suo studio non appassiona, significa che non vi è interesse per le vicende umane”.

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