Giù le mani dalle Istituzioni

– E’ sotto gli occhi di tutti che il senso delle Istituzioni e il rispetto per esse e per la loro autorevolezza vivono nel nostro Paese un momento di grande declino.

Possiamo innanzitutto interrogarci sul motivo per cui gran parte dell’opinione pubblica è giunta oggi ad un atteggiamento di delegittimazione esasperata che sfiora la totale “sconsacrazione” delle Istituzioni e del loro potere. E certamente dobbiamo risalire indietro di qualche decennio e ritrovare la sua origine nelle lotte sessantottine e nella contestazione ad ogni forma di potere, politico ed economico. E’ per questa via che si è giunti ad una totale negazione di una classe politica ritenuta inetta e corrotta.
Una definizione questa che purtroppo trovò la sua legittimazione negli anni di “Mani pulite”, quando ritrovammo molti politici implicati in affari illeciti, e questo parve giustificare le reazioni contrarie e contrariate dei cittadini italiani.

Questo atteggiamento è sfociato oggi in una dilagante sfiducia negli uomini che ci rappresentano all’interno delle alte cariche dello Stato. Di fronte a poteri pubblici sempre più implicati in affari illegali; sempre più concentrati sui loro interessi personali; sempre più arroccati nelle loro posizioni di privilegio e noncuranti delle vere cause dell’indietreggiamento di un Paese che ha solo bisogno ora di risalire la china e per farlo necessita di guide autorevoli ed eticamente responsabili, la reazione è il qualunquismo e l’assoluto disinteresse per la politica. In special modo tra i giovani.

Se le Istituzioni sono fatte dagli uomini, sono proprio questi uomini che hanno avviato la delegittimazione delle Istituzioni, spesso pesantemente attaccate da ogni fronte mediatico sia nazionale che estero, nonché dagli stessi cittadini italiani. Perché “la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto”.

Rimaniamo invece sempre più attoniti di fronte alla mancanza di spessore etico, culturale, umano di molti dei politici che ci rappresentano, perché chi detta una norma giuridica attraverso cui si impone ai cittadini un determinato comportamento dev’essere l’emblema della credibilità, dell’autorevolezza, della moralità, affinchè quel principio stesso venga ritenuto giusto e perciò accettato dai cittadini come regola comune da rispettare.

Già nel 1751 Voltaire aveva dichiarato ne “Il secolo di Luigi XIV” che “non è un acume superiore a fare un uomo di Stato ma è il carattere”. Ed è quel carattere che serve a rendere un uomo degno di essere un uomo di Stato. Il padre della democrazia cristiana, Alcide De Gasperi, non per altro ribadiva che solo le leggi di una coscienza morale preservano le Istituzioni dalla corruzione rendendole autorevoli.

Oggi, è molto probabile che ci troviamo di fronte ad una classe dirigente fatta di politici più che di uomini di Stato. E qui non possiamo non rifarci a quello che dichiarò il Presidente della Repubblica francese Georges Pompidou dicendo che “un uomo di Stato è un politico che dona se stesso al servizio della Nazione. Un politico è un uomo di Stato che pone la Nazione al suo servizio”. Su questo punto può fermarsi la nostra riflessione per comprendere la causa di un progressivo allontanamento dalla politica e la conseguente perdita di “sacralità” delle Istituzioni stesse nel corso dei decenni.

Potremmo chiederci però se è vantaggioso un attacco alle Istituzioni, e potremmo accorgerci subito che è alquanto sconveniente, se si considera che è proprio da lì che partono le regole che fanno di un Paese, un Paese civile. C’è tutto un atteggiamento di sinistra più estremista, anticonformista e irriverente, che continua imperterrito ad attaccare le Istituzioni come sovrastrutture inutili ed inefficienti. Sembra trattarsi di un atteggiamento quasi anarchico, ma è assolutamente evidente che qualsiasi società civile non può fondarsi sull’anarchia, che è totale assenza di regole. Come non può esistere,in un mondo moderno quale è quello in cui viviamo, la Città del Sole campanelliana, assolutamente inconciliabile con la complessità storica, sociale, economica dei nostri tempi. E’ altresì vero però che all’interno di un mondo globalizzato servono norme ancora più severe e condivise per evitare quei disastri come la crisi economica in cui oggi ci troviamo coinvolti.

Se da un lato è utile additare coloro che siedono sulle poltrone delle Istituzioni, perchè è a loro che chiediamo maggiore coscienza del posto che occupano e degli oneri che esso comporta; proprio a loro che di esse sono il motore quotidiano; se è più utile chiedere la fuoriuscita di quegli uomini che risultano inadeguati ad occupare certi ruoli di responsabilità nei confronti di un Paese intero; se tutto questo è vero, dall’altro lato è però meno utile attaccare le Istituzioni come organismi democratici. E’ senz’altro più giusto condannare una casta privilegiata salvaguardando però la fondamentale importanza delle Istituzioni nazionali ed internazionali perchè non prevalga “l’atomismo”, l’individualismo, ma la volontà generale, e nello stesso tempo si possa garantire la libera espressione di ogni singolo individuo nel rispetto di regole oggettive.

Già gli antichi greci avevano sottolineato l’assoluta priorità dello Stato rispetto al cittadino che acquista soltanto al suo interno dignità e carattere. E’ solo attraverso le Istituzioni democratiche che si può proteggere l’ordine sociale a garanzia di una sua continuità ed è solo attraverso le Istituzioni che si possono garantire i diritti fondamentali dell’individuo e la giustizia sociale. Ed è solo attraverso regole condivise dettate dalle Istituzioni che si può operare in una libera economia di mercato.

E’ mediante le Istituzioni che avviene l’oggettivizzazione dei comportamenti attraverso strutture tangibili come le organizzazioni pubbliche e private che trasmettono valori, norme e relative sanzioni che ne vanno a garantire il rispetto. Sono le Istituzioni formali, ossia le organizzazioni e le leggi, che dettano norme comportamentali e regole sociali definite dagli esperti Istituzioni informali.

Senza dimenticare che a fianco a queste esiste tutta una serie di Istituzioni simboliche che ci fanno riconoscere parte integrante di uno stesso Paese. Si tratta di quei contenuti culturali che rappresentano la storia di un Paese e di un popolo, come l’inno nazionale o la lingua.

Ultimamente sembra un delitto parlare di questi concetti. Sembra per alcuni anacronistico se non inutile. C’è chi promuove un federalismo che va contro un concetto di Nazione, scegliendo di dimenticare che rendere le Regioni sempre più autosufficienti nella gestione giuridica ed economica, affidando loro maggiori competenze, utili a valorizzare quelle che sono le peculiarità di ciascuna di esse, non pregiudica la possibilità di riconoscersi come cittadini di una stessa Nazione.

Le Istituzioni possono, pertanto, rimanere immutate e un punto di riferimento autorevole per tutti. Ciò che si deve cambiare sono le regole, se non più valide, e gli uomini se non più eticamente adeguati ad occuparne le fila. Infatti, oggi più che in ogni tempo abbiamo bisogno di guide di valore. Certo, le Istituzioni sono fatte dagli uomini e gli uomini possono errare. Le regole da loro promulgate possono essere riconosciute non più valide dai cittadini.

Il nostro compito è quindi di criticare gli uomini e il loro operato, ma è fondamentale salvaguardare le Istituzioni riconoscendone il valore superiore e intrinseco, una “stella polare” in un mondo ormai troppo dinamico e spesso troppo confuso.


Autore: Maria Teresa Merlino

Laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Firenze. Master in Economia, gestione e marketing dei turismi e dei beni culturali presso la Luiss Guido Carli di Roma. Collaboratrice freelance per il magazine online "Il reporter-raccontare oltre il confine" e per FareItaliamag. Addetto Stampa Pari Opportunità Futuro e Libertà per l'Italia. Consulente Marketing Territoriale.

2 Responses to “Giù le mani dalle Istituzioni”

  1. Condivido!
    ( chissà xchè le donne hanno una marcia in più… )

  2. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Poiché agli esordi di questo blog il suo fondatore ne esaltava l’ispirazione “anarco-liberale”-facendo da radicale simpaticamente e provocatoriamente un po’ di confusione tra questa e quella , l’articolo ne risulta interessante.
    Ancora più interessante sarebbe per un ipotetico paziente risvegliatosi dal coma dopo 43 anni apprendere che frattanto i “Figli dei Fiori” anarco-nichilisti si sono impossessati della Nazione, usando come cavallo di troia lo slogan “Federalismo” e strumentalizzando a tale piano due malfermi geronti lombardi , cui far dire le loro bestemmie anarchiche e sovversive preferite,contro Dio,Patria e Famiglia.

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