Primarie francesi: competizione intra-socialista tra chi spende di più

– Il 9 e 16 ottobre prossimi i cittadini francesi che lo riterranno, potranno votare alle primaire citoyenne, per la designazione dello sfidante di Sarkozy alle Presidenziali del 2012. Sei i candidati: cinque socialisti, un radicale de gauche.
Giovedì scorso i candidati si sono confrontati in un dibattito televisivo. Il primo nella storia. Rigide le regole, disinvolta (e godibile) la conduzione: 2 minuti per la presentazione, 10 per le domande di due giornalisti (i soli presenti, oltre al conduttore) e una ventina di minuti in finale per il dibattito. E questo è il come.

Veniamo al chi. L’outsider radicale, Jean-Michel Baylet, uno con le idee di Pannella e l’appeal mediatico di Pisanu, beh, lui, non tocca palla. Peccato, perché il suo è il programma più sensato, coraggioso e coerente – sui temi delle libertà civili, come su quelli economici. Ma al leader del Parti Radical de Gauche non se lo fila nessuno.
La contesa allora è tutta socialista: tra la segretaria del partito, Martine Aubry, il suo predecessore, Francois Hollande, la sfidante di Sarkozy nel 2007, Ségolene Royal, il Ferrero dei socialisti francesi, Arnaud Montebourg e l’underdog riformista, il Matteo Renzi francese, Manuel Valls.

I sondaggi della vigilia davano favorito Hollande, tra gli ‘elefanti’, uno dei più longevi. La performance tv ha però rimesso in gioco la Aubry. Fuori corsa la Royal, che avrà pure un’ottima resa televisiva ed un gajardissimo team di comunicatori, ma si vede lontano un miglio che a muoverla è sostanzialmente il bisogno di riscatto personale: verso l’ex marito Hollande e verso la Aubry alla quale la gazelle, tre anni orsono, non è riuscita a soffiare il partito.

Quanto agli altri, Montebourg, comunicativamente parlando, funziona, ma il suo programma è quello che è: vuol nazionalizzare le banche, demondializzare la finanza, proteggere la francesità delle produzioni, cioè far esplodere il debito ed annientare la crescita. Una scelta come un’altra, per carità, ma il sospetto che non funzioni deve essere serpeggiato anche tra i meno economicamente attrezzati dell’audience.

Valls, lui: se arrivasse in fondo, Sarkozy avrebbe di che temere. Ma Valls alla meta della designazione non ci arriverà perché lui è quello, tra tutti i camarades, che non si concede all’utopia e che, in luogo del sovvertimento anticapitalista del sistema, propone una più agevole agenda riformatrice. Le pensioni, ad esempio: la posizione ufficiale dei socialisti è – udite udite – il ritorno ai 60 anni, cioè un’anticipazione rispetto ai 62 di ora. Ecco, per lui, invece, non se ne parla neanche. Ha ragione, ovviamente, ma di dire come stanno le cose, di affrontare il mondo come è piuttosto che come si desidererebbe fosse, ai compagni non frega granché. Infatti, Valls è trattato in patria come un cavallo di Troia del liberal-capitalismo: una specie di Tony Blair, che per i francesi è qualcosa di peggio del demonio. Di Blair, oltretutto, il giovane nouveau socialiste oltre che i contenuti ha anche l’attrezzatura comunicativa; il target del suo messaggio non a caso è la Francia, non l’orto elettorale della gauche. Il suo problema però è che sarà proprio quello – lo zoccolo duro della sinistra perdente – che verserà l’obolo di un euro e sottoscriverà la carta dei valori de gauche per avere diritto al voto delle primarie.

La partita dunque si giocherà tra Hollande ed Aubry, e si giocherà – ça va sans dire – sui temi dell’economia. E qui, antico l’uno, preistorica l’altra. Hollande, l’istituzionale, indica l’azimut del suo manifesto nel rigore di bilancio, la fiera ideatrice delle 35 ore nella crescita. L’uno, sul nucleare, dice che non va eliminato ma ridotto. La Aubry che va soppresso: non dice quando, né per sostituirlo con cosa. Dice solo che un cap, un limite temporale, va indicato.

Sfumature. Sfumature anche sulle misure per il rilancio dell’occupazione: Hollande li chiama “contrats de génération“, Aubry “emplois d’avenir, ma sostanzialmente della stessa materia si tratta: agevolazioni fiscali a chi assume giovani e non licenzia vecchi. Tenuto conto che entrambi vogliono abolire – o sensibilmente ridurre – le agevolazioni alle imprese, le fantasmagoriche previsioni dell’uno e le ancora più ottimistiche certezze dell’altra potrebbero, in realtà, non inverarsi per nulla.

L’uno e l’altro, tuttavia, quando si parla della “règle d’or” proposta da Sarkozy (costituzionalizzazione del vincolo di bilancio), dicono ‘non’, ovvero ‘oui, mais: una regola ci vuole, ma vaga, soggettiva. Chi governa deve poter avere le mani libere, ad esempio di creare posti di lavoro artificiali, o di spendere, come propone la figlia di Jacques Delors (la Aubry, appunto) utilizzando i denari (una cinquantina di miliardi) attualmente disseminati in deduzioni fiscali. La leader del partito, intanto, incassa il sostegno di Bertrand Delanoë, il sindaco-oracolo dei socialisti parigini. D’altronde, di personalità alternative da cui lasciarsi ispirare nella scelta del candidato alla gauche ne sono ormai rimaste pochine: Dominique Strauss-Kahn riposa in pace, sebbene dall’aldilà continui a farsi sentire, degli intellos à la Henry-Levy non si sa più cosa pensare e di figure nuove manco l’ombra.

C’est à qui va dépenser plus. È il commento di Sarkozy, uno che di spesa pubblica se ne intende. Del suo lapidario giudizio dunque credo ci si possa fidare.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Primarie francesi: competizione intra-socialista tra chi spende di più”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] perché, la Aubry, Sarkozy se la sarebbe magnata. E tenuto conto che  Valls, il migliore e – a parere di chi scrive – il più temibile avversario del candidato Ump, è stato archiviato al primo turno con meno del […]