Oro alla patria/5. Ma non respingiamo chi come ‘patria’ ci ha scelti

– Prima di introdurre anche in Italia una tassa supplementare per i grandi patrimoni sul modello francese (ISF), come ha proposto in un documento la CGIL, penso sia il caso di studiare esoneri per i “talenti” e gli investitori provenienti dall’estero come sono previsti in Francia.

Sarkozy ha tentato, inutilmente, di abolire la ISF proprio per attrarre nuovi talenti e beni in Francia dall’estero: non c’è riuscito, ma almeno ha ottenuto un innalzamento della soglia di applicazione della tassazione ed ha mantenuto particolari esoneri per gli “impatriés” , i manager stranieri che si trasferiscono temporaneamente in Francia. Per 5 anni gli expat che lavorano in Francia non sono soggetti a tale tassa per gli immobili che possiedono all’estero.

In genere 4/5 anni è il periodo medio di trasferimento in un determinato stato estero per i dirigenti delle multinazionali, dopo tale periodo tornano in patria o vengono trasferiti ad altre destinazioni. Questa politica di agevolazione fiscale per i talenti internazionali momentaneamente trasferiti in Francia, insieme a tanti altri elementi differenziali positivi cd “country” tra l’Italia e la Francia,  giustifica differenziali di attrattività tra i due paesi enormi.

In Francia i posti di lavoro creati da investitori esteri ammontano a circa 2,8 milioni mentre in Italia non raggiungono il milione. Negli ultimi anni la situazione per l’Italia si è andata via via aggravando, basti pensare che recentemente in Francia sono stati avviati numerosi progetti per investimenti diretti esteri da parte dei nuovi paesi emergenti come investitori internazionali: Cina ed India, mentre da noi alcuni partiti politici gridano all’ “invasione cinese” per i – peraltro timidi – segnali di interesse per alcuni investimenti in attività produttive italiane da parte dei rappresentati di fondi sovrani cinesi.

In Italia ancora non è stata introdotta una patrimoniale “alla francese” ma il tono del dibattito troppo spesso assume toni demagogici molto pericolosi ai fini della valutazione dell’investment climate.
Infatti, con leggerezza, si tende ad accomunare  tutti i possessori di grandi patrimoni agli appartenenti alla “casta”, a coloro che hanno accumulato ricchezze con ruberie e corruzione, a criminali, ad “affamatori del popolo”, a “speculatori” e bancarottieri e via dicendo.

Che i personaggi di cui sopra abbiamo effettivamente potuto in questi anni accumulare enormi ricchezze in Italia ed all’estero è lapalissiano, che tutti i possessori di grandi patrimoni siano dei delinquenti è errato. Ben pochi, nei media e nei blog alla moda,  si rendono conto che i possessori di grandi patrimoni sono anche i maggiori manager internazionali di passaggio in Italia.

I ricchi sono pochi, i manager talentuosi ed onesti quasi si contano sulle dita di una mano, e che facciamo? Li accogliamo a fucilate quando si trasferiscono in Italia? Magari per risollevare le sorti di qualche azienda nostrana decotta o per avviare un nuovo progetto industriale?

L’argomentazione classica per imporre a tutti i possessori di grandi patrimoni una tassazione extra si basa su un assunto psicologico errato, la circostanza che per “i ricchi” qualche migliaio di euro in più o in meno non fa alcuna differenza. Una persona ricca è soggetta ad una pressione continua da parte di ogni sorta di “clientes” per ottenere anche solo una briciola della sua ricchezza: dagli oggi e dagli domani, anche la persona più generosa diventa sospettosa ed irritabile rispetto ad una pressione continua.

Perché un manager straniero, possessore di un discreto patrimonio immobiliare all’estero, in procinto di accettare o meno il trasferimento in Italia per 4 o 5 anni, non dovrebbe, legittimamente, incavolarsi per un imposizione straordinaria nei suoi confronti e rinunciare all’incarico? In questo modo si rischia di ridurre, o rendere particolarmente oneroso per le aziende che offrono ai loro dipendenti espatriati la copertura dei differenziali fiscali per trasferimenti all’estero, il numero dei manager di valore disposti a recarsi in Italia.

Come al solito, ciò andrebbe a tutto discapito della nostra competitività internazionale.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

4 Responses to “Oro alla patria/5. Ma non respingiamo chi come ‘patria’ ci ha scelti”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Va bene, ma se la Patrimoniale tutelasse gli stranieri e magari favorisse anche un congruo sconto ai ricchi se incensurati , Lei finalmente sarebbe d’accordo sulla sua epistemiologia o magari penserebbe, con Antonio Martino , che per principio il prelievo dovrebbe anche essere volontario?

    P.S.: “…ci ha scelti” o : “…ci ha scelto” ?.

  2. Giovanni Papperini scrive:

    Con questo intervento desideravo limitarmi a sottolineare l’estrema rischiosità connessa con misure fiscali straordinarie come le tasse patrimoniali. Se le autorità ritenessero veramente necessario introdurre una misura fiscale del genere almeno la pianificassero con estrema cautela e con tutti gli esoneri del caso. Non solo quelli, ovvi, che ho accennato nel mio intervento ma anche considerando la circostanza che , in assenza di un welfare pubblico serio in Italia, molte famiglie basano la loro stessa sopravvivenza alla gestione, più o meno oculata, dei beni dei nonni ( in particolare nel mettere a reddito gli immobili di famiglia) , una stretta fiscale sul reddito prodotto da tali beni familiari rischierebbe di avere effetti devastanti su tanti giovani che ancora non sono riusciti ad entrare nel mondo del lavoro. Inoltre se i risultati previsti da una patrimoniale non sono significativi, ma solo simbolici (facciamo pagare la crisi anche ai ricchi!) il gioco, a mio parere, non varrebbe la candela , è un giocattolo fiscale troppo pericoloso in mano ad amministratori che, al momento, mi sembrano alquanto incompetenti nella gestione della res publica.

  3. Gianni Elia scrive:

    Biosgnerebbe anche provare a capire che i “ricconi” non pagano patrimoniali per infinite ragioni.
    Paesi come la Svizzera hanno persino formule che permettono a chi ha un buon reddito e congruo patrimonio di trasferire la residenza nel paese, negoziando in anticipo persino il carico fiscale. Cioè mentre noi ci dedichiamo a far fuggire i milionari, qualcuno un po’ piu’ avveduto prepara loro tappeti rossi
    Un imprenditore puo’ gestire le sue aziende da dove vuole, non deve essere necessariamente presente sul luogo di lavoro, puo’ scegliere la residenza che preferisce.
    Le patrimoniali colpiscono persone fisiche, i patrimioni dei “ricconi” sono in genere amministrati da società e trusts non tramite un deposito titoli alla Cassa di Risparmio di Molfetta come crede il popolino

    L’ignoranza dei nostri politici è purtroppo ciclopica pari solo alla loro cupidigia e chi è per la patrimoniale è quindi per colpire il cittadino comune

  4. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Effettivamente , l’ottuso Leviatano vetero-comunista non riuscirebbe mai a rapinare un Epulone così camaleontico :vittima arcaico-Plautina di “clientes” petulanti ed eredi bamboccioni e nello stesso tempo smaliziato imprenditore global a tutto campo.
    Però questo benemerito personaggio double -face mi ricorda qualcuno…

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