L’Expo Turismo Gay e le contraddizioni del solito Giovanardi

– In questi giorni il ministero del Turismo ha concesso il proprio patrocinio all’Expo Turismo Gay che si svolgerà a Bergamo la prossima settimana.

Si tratta di una scelta difesa con convinzione dal ministro Brambilla, ma che ha anche visto un certo numero di repliche piccate all’interno del partito di maggioranza.

Tra gli interventi critici non poteva certo mancare quello di un habitué del dibattito sull’omosessualità come Carlo Giovanardi.

Per il sottosegretario con delega alla famiglia, infatti, si tratta di un errore e di una forma di “ghettizzazione” per i gay. “Non avrei dato il patrocinio, come non lo avrei dato a qualcuno che dicesse che fa una manifestazione turistica per i bianchi o per i neri. In un paese civile non ci sono turisti gay o meno; tutti devono essere trattati con la stessa accoglienza e signorilità.”

In astratto si può essere tentati di concordare con l’affermazione del leader dei Popolari Liberali, persino volendo inquadrare la cosa da una prospettiva gay-friendly; più in concreto, tuttavia, le sue parole suonano strumentali e contraddittorie alla luce delle tante posizioni che ha assunto in questi anni sulle questioni legate alle preferenze sessuali.

Ad esempio che senso ha accomunare il turismo omosex ed un turismo per bianchi o per neri, quando in occasione del dibattito sull’introduzione dell’aggravante di omofobia, Giovanardi era proprio tra coloro che ritenevano sbagliato equiparare gusti sessuali e coloro della pelle?

Nei fatti si ha l’impressione che per il sottosegretario l’orientamento omosessuale sia, di volta in volta, un  elemento “irrilevante” o un elemento “determinante”, a seconda di quanto, di volta in volta, gli risulti funzionale a negare legittimazione ad una presenza “pubblica” dei gay.

Ad esempio secondo il sottosegretario le preferenze sessuali risultano un fattore fondamentale per formare una famiglia, per adottare dei figli e persino per essere degni clienti dell’IKEA. Ma invece per qualche ragione quando si parla di turismo, le distinzioni tra eterosessuali ed omosessuali dovrebbero andare in vacanza.

Del resto se la fiera del turismo gay rappresenta una “ghettizzazione”, non si vede perché Giovanardi non intraveda simili rischi nelle tantissime iniziative tematiche che la società civile esprime, a cominciare ad esempio da quelle che ruotano intorno alla famiglia tradizionale.

In altre parole, l’esponente del PDL sembra militare indifferentemente e senza imbarazzi per l’uguaglianza o per la differenza, per la neutralità della legge o per un diritto “sessuato”, a seconda della specifica contingenza. Per carità, non è certo una sua strategia esclusiva, ma piuttosto la speculare riproposizione in salsa conservatrice dell’opportunismo della sinistra politically correct – quella, tanto per capirci, delle quote e della parità selettiva.

E’ proprio una brutta bestia questa concezione flessibile del diritto, che va per la maggiore tanto a destra che a sinistra e che antepone a norme e principi generali gli interessi del gruppo che ci si propone di rappresentare. Ad essa bisogna saper contrapporre una visione liberale che si articoli in un sistema basato, da un lato sull’uguaglianza degli individui davanti alla legge, dall’altro sulla libertà di scelta e di associazione.

E’ sbagliato che la legge attribuisca diritti diversi o tutele diverse alle persone in funzione del sesso o dell’orientamento sessuale. Ma al tempo stesso nessuna legge può cancellare differenze che esistono de facto e la spontanea risposta degli individui a queste differenze.

L’omosessualità esiste. E’ giusto che sia giuridicamente irrilevante, ma al tempo stesso non è socialmente e culturalmente irrilevante.

La presenza di “spazi” esplicitamente gay è un esito naturale da un lato della tendenza ovvia degli omosessuali a socializzare con persone di cui condividono il vissuto – dall’altro del fatto che molti eterosessuali nei fatti preferiscono ambienti dove le espressioni visibili di affettività siano appunto eterosessuali e dunque scoraggiano l’esibizione dell’omosessualità.

Non si starà qui a dissertare se per questa separazione de facto siano da chiamare in causa il pregiudizio, il gusto estetico o qualsiasi altra cosa. E’ possibile che la ragion d’essere di questa separazione venga gradualmente meno in futuro, a fronte dell’evoluzione complessiva della morale sessuale, ma certo oggi una soluzione liberale non può essere né la chiusura delle discoteche gay, né il lavaggio del cervello nei confronti di coloro che si sentono turbati o infastiditi da un bacio o da un abbraccio tra due uomini.

Nei fatti, al contrario di quello che ritiene Giovanardi, il turismo rappresenta proprio uno degli ambiti in cui l’identità sessuale è più visibile ed in cui pertanto essa viene a rappresentare un fattore sensibile.

In questo senso, non è detto che ovunque in Italia due omosessuali chiedessero una camera matrimoniale o facessero una cenetta intima si sentirebbero trattati “con la stessa accoglienza e sensibilità” che il sottosegretario dice di auspicare.

Probabilmente saranno trattati con accoglienza e sensibilità in alcuni luoghi, ma si sentiranno meno a loro agio in altri. Ed è proprio per questa ragione che trova un suo legittimo spazio di mercato l’industria del turismo gay – nell’offrire un servizio che sia effettivamente friendly per un settore della popolazione che ha la sua rilevanza in termini di disponibilità economica e di predisposizione alla spesa.

E’ “discriminatorio” che lo Stato riconosca questo spazio di mercato con un patrocinio? A rigore certo lo è, ma esattamente quanto lo è stato da sempre qualsiasi attribuzione di patrocinio. Né di più, né di meno.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “L’Expo Turismo Gay e le contraddizioni del solito Giovanardi”

  1. Elle Zeta scrive:

    l’autorevole sottosegretario talebano amerebbe che si organizzasse solo turismo a santuari ovvero pellegrinaggi per ammirare madonne che piangono. Se posso permettermi un suggerimento, direi che sarebbe meglio ignorare totalmente costui che insieme al ministro Sacconi, quelllo con il sondino nasogastrico nel taschino, rappresentano l’emblema di carriere politiche tanto lunghe quanto fastidiose e soprattutto inutili.

Trackbacks/Pingbacks