Cala il rating e Berlusconi porta l’Italia con sé: a puttane

di PIERCAMILLO FALASCA –

“Il governo ha sempre ottenuto la fiducia dal Parlamento, dimostrando così la solidità della propria maggioranza. Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche.
Vale la pena di ricordare che l’Italia ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013 e il governo sta predisponendo misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo”.

Con la tazzina di caffè in una mano e il cornetto alla marmellata nel piatto, il capo ufficio stampa di Palazzo Chigi ha rilasciato stamane questa nota stampa. Poco importa se Berlusconi – premier a tempo perso, per sua stessa ammissione – abbia personalmente approvato la dichiarazione, ormai è dubbio persino che ne sia stato informato. Poco importa, quella nota stampa trasuda berlusconismo da ogni virgola, è la quintessenza di un gruppo di potere mentalmente dissociato, che ancora ritiene che la solidità di una maggioranza parlamentare sia la solidità delle scelte di governo.

Le valutazioni di S&P sono viziate da considerazioni politiche? Ovvio. Qualcuno ha mai pensato che la politica non sia una variabile determinante per valutare le prospettive di tenuta e di crescita di un paese? A chi spettano, se non alla politica, le riforme e le scelte per il futuro?

Replicando al rapporto dell’agenzia di rating, il governo si rivolge all’opinione pubblica, più che ai mercati e agli analisti finanziari. Questi ultimi non si bevono la favoletta delle “misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo” in via di predisposizione, né si lasciano rassicurare dal ministro Tremonti sul pareggio di bilancio nel 2013. Ma i mercati non votano, pensano a Palazzo Chigi, quindi che ce frega dare risposte puntuali a domande complicate.

Scrive S&P:

Il governo prevede che il programma di consolidamento fiscale comporterà un consolidamento fiscale cumulativo pari a circa, complessivamente, euro 60 miliardi, rimandando i maggiori tagli al 2012 e al 2013. Riteniamo, tuttavia, che la proiezione del governo in termini di risparmi pari a euro 60 miliardi potrebbe non essere realizzabile per tre motivi:
– in primo luogo, come descritto in seguito, riteniamo che le prospettive di crescita economica dell’Italia si stiano indebolendo;
– in secondo luogo, quasi due terzi dei tagli iscritti nel bilancio di previsione relativo al periodo, peraltro decisivo, 2011-2014 si basano su aumenti delle entrate in un Paese in cui il carico fiscale è già elevato; e,
– in terzo luogo, si prevede un aumento dei tassi di interesse.

La verità è che la manovra appena approvata non sarà sufficiente a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, perché la congiuntura economica negativa ridurrà le entrate statali dei prossimi anni, mentre l’aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico si mangerà una parte consistente dei tagli di spesa apportati. La parolina magica – “crescita economica” – è nota anche ai bambini di quattro anni, ma non esistono formule magiche per conseguirla.

Ma vallo a dire agli stregoni di lotta e di governo. E’ già partito il teatrino degli incontri tra governo, sindacati, imprese, banche, enti locali, cani e porci. A breve le pagine dei giornali saranno invase da nuovi proclami berlusconian-tremontian-sacconiani su come ripartirà l’economia. In attesa della modifica dell’articolo 41 della Costituzione (della cui strategicità pare essersi dimenticato anche il ministro dell’Economia, suo proponente) scopriremo come l’Italia riprenderà a crescere, pur senza toccare le pensioni, pur senza privatizzare, pur senza liberalizzare, pur senza innovare la macchina burocratica.

Recita l’articolo 54, comma 2, della Costituzione Italiana: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore“. Parole scritte, semplici propositi di un tempo ormai andato. Il capopopolo italiano ha indicato la rotta: si vada tutti a puttane.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Cala il rating e Berlusconi porta l’Italia con sé: a puttane”

  1. enzo51 scrive:

    E quindi il “nostro “non ha neanche l’obbligo di far abrogare la legge Merlin sulle case chiuse tanto ci ha già pensato lui ad aprire quelle sue e quelle del popolo italiano,popolo di santi,poeti e navigatori nonchè anche popolo di puttane.

    Nell’eventualità di un ennesimo Concordato con la Chiesa potrebbe risultare utile dichiarare il Puttanesimo Religione di Stato!!

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