Nell’ambito della Festa Tricolore di FLI, tenutasi a Mirabello dall’1 all’11 settembre 2011, Libertiamo ha presentato due documenti (bozze) di risposta all’attuale crisi. Questa è la prima delle due bozze, che si concentra in particolare sugli sbocchi italiani nella politica estera: pubblichiamo per intero l’introduzione, mentre l’intero documento è consultabile qui in formato PDF. La seconda è invece disponibile in questa pagina.

La storia delle democrazie occidentali è ricca di esempi di capi di governo che, di fronte alla difficoltà di gestire con successo i problemi sul piano interno, decidono di riposizionare l’asse della propria agenda sui temi della politica estera. Sarà questa la strategia perseguita dai leader europei, in particolare da quelli che governano i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo occidentale?

In Francia, ad esempio, si registra maggiore attenzione da parte del Presidente Sarkozy per gli affari internazionali. In Italia, invece, al giogo delle beghe interne il Governo non sembra proprio incline a rinunciare, finendo così col privarsi della possibilità di cogliere le opportunità offerte dalla particolare congiuntura politica ed economica internazionale: tra queste, la possibilità di costruire un nuovo rapporto di partnership con i Paesi della sponda Sud.

Lo sviluppo di rapporti stabili, finalizzati a governare le sfide dell’immigrazione e a rilanciare la crescita economica dell’area, è infatti una priorità per i Paesi europei; così come è essenziale alla prosperità economico-politica dell’Europa dialogare con le comunità islamiche, incoraggiarle a implementare i rispettivi sistemi politici nel solco della democrazia, aiutandole a non soccombere a ideologie estremistiche.

Altrettanto importante è comprendere quanto cruciali siano le potenzialità di crescita offerte dal rilancio della cooperazione fra i Paesi rivieraschi. L’economia del Mediterraneo, considerando l’Europa a 27 e i Paesi del bacino meridionale, supera per dimensioni quelle di America e Asia, con oltre 15 mila miliardi di prodotto interno lordo. I Paesi della sponda Sud hanno bisogno essenzialmente di: partner commerciali, tecnici e investitori; formazione, ricerca e know-how. Ciò apre una grande finestra di opportunità per l’Italia, primo partner commerciale europeo del Nord Africa, prevalentemente a beneficio delle piccole e medie imprese.