Nell’ambito della Festa Tricolore di FLI, tenutasi a Mirabello dall’1 all’11 settembre 2011, Libertiamo ha presentato due documenti (bozze) di risposta all’attuale crisi. Questa è la seconda delle due bozze, che si concentra in particolare su un possibile rilancio dell’economia italiana: pubblichiamo per intero l’introduzione, mentre l’intero documento è scaricabile qui in formato PDF. La prima è invece disponibile in questa pagina.

L’Italia non è povera. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2010 era alla ventitreesima posizione nella classifica mondiale del prodotto pro capite, appena sotto il Regno Unito, appena sopra la Nuova Zelanda, qualche posizione più avanti di Spagna e Israele.

La nostra economia è la terza dell’area dell’euro per dimensioni assolute, cioè per quantità di beni prodotti. L’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, che tiene conto di redditi, livello d’istruzione e speranza di vita della popolazione, è più alto in Italia che in Lussemburgo, Austria ed altri Paesi europei. Le perdite inflitte dalla crisi finanziaria a istituti di credito e singoli risparmiatori sono state, per ora, più contenute che altrove; le famiglie rimangono altamente capitalizzate.

Questa situazione, però, rischia di non durare a lungo. L’Italia da molti anni cresce a rilento: secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2011 la Germania crescerà del 3.2%, la Francia del 2.1%, il nostro Paese solo dell’1%. La situazione delle finanze pubbliche è difficile: il rapporto debito/PIL è prossimo al 120%, e le azioni volte a contenerlo comportano troppo spesso un aumento della già eccessiva pressione fiscale, piuttosto che un taglio della spesa dello Stato. I migliori tra i nostri giovani laureati riescono ad accedere ad ambìti programmi di specializzazione all’estero, ma non ritornano in patria una volta completati gli studi: mancano adeguate opportunità di lavoro, soprattutto al Sud.

Da dove viene il ristagno italiano? Secondo il consenso prevalente fra gli economisti, il nodo è nei bassi livelli e nella debolissima dinamica della produttività. A parità di lavoro e capitale, in Italia si produce meno che altrove; l’adozione delle novità tecnologiche, che è fondamentale soprattutto nelle economie avanzate, è inoltre più lenta rispetto al resto d’Europa, a sua volta in grave ritardo sugli Stati Uniti.

Per rilanciare l’Italia, occorre agire sulle cause della bassa crescita. Nelle pagine che seguono tratteggiamo i fatti principali riguardo a quattro aree problematiche (istruzione, mercato del lavoro, giustizia civile, finanza pubblica), e proponiamo alcune strategie di intervento.

Una nota: quando parliamo di ‘intervento’, siamo un po’ diversi dalla maggioranza delle forze politiche. Per noi lo Stato agisce nel modo giusto soprattutto quando si fa da parte. Alle autorità pubbliche spetta il modo di formulare regole e garantirne il rispetto, in modo che i soggetti privati possano interagire in maniera prevedibile. Non devono invece, di norma, gestire direttamente attività produttive: il rispetto del principio di sussidiarietà assicura non solo migliori risultati economici, ma anche l’autentico progresso sociale che consegue a un ampio riconoscimento del contributo dei singoli individui e della loro capacità creativa.