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Quote latte, ma le multe ce le meritiamo o no?

– Quel che si vede, e che si è visto e risaputo in questi anni, sembra essere piuttosto semplice: degli allevatori hanno prodotto e venduto più latte di quanto non fosse loro consentito, e devono pagare una salata sanzione per questo. Hanno protestato, come fanno un po’ tutti in Italia, ma alla fine molti di loro hanno pagato o stanno pagando. Alcuni no, si ostinano a non voler pagare, e a forza di rinviare l’esecuzione coatta dei prelievi, il governo ha esposto l’Italia a una serie di procedure d’infrazione da parte dell’UE, che in vent’anni sono costate ai contribuenti italiani circa 4 miliardi di euro, più o meno il gettito annuo previsto dall’innalzamento di un punto percentuale dell’Iva nell’ultima finanziaria.

Semplice, in apparenza. Almeno nella misura in cui non consideriamo quel che non si vede, ovvero ciò che è meglio non vedere o che è tecnicamente troppo complesso per essere divulgato in un articolo di giornale. Come per esempio il sistema attraverso il quale sono state attribuite le quote ai singoli produttori, sulla base della quota nazionale attribuita all’Italia, e il funzionamento dei meccanismi attraverso i quali vengono (o non vengono) rilevati i cosiddetti “splafonamenti” e comminate le relative sanzioni. Sistemi e meccanismi che dovrebbero funzionare come orologi svizzeri, data la quantità di denaro in entrata (i sussidi assegnati dall’UE agli agricoltori), e in uscita (il prelievo supplementare per le superproduzioni) che dipendono da essi, e le distorsioni alla concorrenza e al mercato, con le conseguenze reali sulla sopravvivenza stessa delle aziende, che deriverebbero dal loro funzionamento scorretto.

E allora potrebbe essere interessante andare a dare un occhiata alla relazione di approfondimento sui dati utilizzati per il calcolo del prelievo supplementare, effettuata dai Carabinieri nel 2010. Ciò che emerge lascia a bocca aperta, a cominciare dal fatto che in questo disgraziato paese, incrociando i dati di Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura che gestisce tutto il sistema), l’Associazione Italiana Allevatori (alla quale la legge attribuisce un attività istituzionale di controllo degli allevamenti e finita recentemente nel mirino dell’antitrust), e del ministero della Salute, non si riesce neanche a capire quante siano le stalle in attività, i capi di bestiame e la quantità di latte effettivamente prodotto. Che per il calcolo dei quantitativi di latte vengono utilizzati anche i valori della materia grassa del medesimo, raffrontando il dato del periodo e quello di riferimento (un sistema da far girare la testa) e che i nuovi calcoli effettuati dai carabinieri evidenzierebbero, testuale, che “gli scostamenti tra i dati verificati nel corso degli approfondimenti, e di cui sopra, portano inoltre a ritenere che esistano rilevanti anomalie anche sui conteggi delle compensazioni nazionali e quindi sulle imputazioni del prelievo supplementare”.

Vale la pena citare per intero le conclusioni dell’indagine:

·         non vi è piena coerenza tra le banche dati ufficiali acquisite né possibilità di completo raffronto dei dati di ciascuna di esse;
·         la mancanza di un dato identificativo coerente ed univoco per tutte le aziende in produzione, da adottarsi per tutte le banche dati ufficiali del settore, comportando una ulteriore difficoltà nell’incrocio dei dati, favorisce fenomeni fraudolenti o elusivi ed ostacola la possibilità di investigazioni per prevenire e reprimere eventuali comportamenti illeciti;
·         sono emerse situazioni di anomalia ed incongruenza tra le diverse banche dati, tali che avrebbero meritato, e meritano ancora, adeguati approfondimenti;
·         pur con le difficoltà segnalate, ne discende un quadro di significativa incoerenza dei dati, in particolare con riferimento alla produzione nazionale, sia consegnata che rettificata (TMGP);
·         raffrontando il numero capi nelle diverse banche dati con la media produttiva provinciale AIA pur aumentata del 10% in via prudenziale, risulta una differenza produttiva media, rispetto alla produzione totale italiana dichiarata in L1, talmente significativa da mettere in discussione lo stesso splafonamento dello stato italiano e quindi il prelievo supplementare imputato ai produttori a partire dal 1995/96 fino al 2008/09.

Il che significa, in poche parole, che da questa verifica gli splafonamenti potrebbero non esserci mai stati, e quindi la pretesa delle multe sarebbe completamente ingiustificata. Può bastare? Sarebbe il caso di fare chiarezza, e anche alla svelta, dato che oltre a chi si rifiuta, forse con buona ragione, di pagare le multe c’è anche chi si è rassegnato a farlo. Eppure non basta, dato che da ulteriori indagini emergerebbe addirittura che per truccare intenzionalmente i dati sulla produzione italiana di latte qualcuno in Agea avrebbe usato uno stratagemma tanto semplice quanto sconcertante: modificare il database dell’anagrafe bovina in modo da portare il limite dei mesi delle vacche in produzione da 120 a 999, il massimo consentito dal form dello stesso database. Uno stratagemma che avrebbe consentito di censire come produttive vacche di ben 83 anni di età!

Se quanto emerso corrispondesse alla realtà, dovremmo riscrivere articoli di giornali e libri di storia su questa vicenda che si protrae da almeno tre lustri. Non sarebbe mai stato prodotto più latte di quanto dichiarato: al contrario, sarebbe stata dichiarata una produzione superiore a quella reale al fine, e qui siamo nel campo delle ipotesi (ipotesi più che plausibili), di poter permettere a qualcuno di dichiarare e vendere come italiano latte prodotto altrove (l’origine locale della materia prima è indispensabile per la produzione dei formaggi DOP e IGP), magari latte in polvere rigenerato, la cui presenza è stata effettivamente riscontrata in molti campioni di latte prelevati dagli scaffali dei supermercati. Confrontare il prezzo del latte alla stalla in Italia con quello di altri paesi (per non parlare del latte in polvere) può dare la misura di quanto un business del genere potrebbe essere remunerativo. Per il 2008/2009 “ad Agea risultano 2.905.228 capi presenti, mentre il complessivo è pari a 1.668.156”. Secondo i carabinieri “una differenza talmente significativa che si tradurrebbe in una minore produttività di latte pari a 12 milioni di quintali”.

Da ragazzino, se non sei troppo bravo a calcio, ma non ti possono cacciare dal campetto, ti mandano in porta. Se al tuo partito o alla tua corrente non possono fare a meno di dare un ministero, in Italia per tradizione ti danno l’agricoltura. E’ quello che deve essere successo a Filippo Maria Pandolfi, che nel 1984 si trovò, forse a sua insaputa, a Bruxelles a negoziare la quota da assegnare all’Italia, e sparò un dato a vanvera sulla produzione nazionale di latte, di soli 9 milioni di tonnellate, ampiamente al di sotto del nostro fabbisogno. E fu sempre lui che, resosi conto dell’errore, e non trovando forse di meglio da dire, assicurò che le quote latte erano state assegnate pro-forma, e che c’era un tacito accordo per escludere l’Italia dal pagamento delle sanzioni. La storia delle quote è cominciata così, nel modo peggiore possibile, con un ministro della Repubblica che assicurava gli operatori del settore, dagli allevatori agli acquirenti ai trasformatori, che avrebbero potuto liberamente ignorare la normativa europea.

Una storia cominciata male e proseguita, evidentemente, sempre peggio. Un pozzo nero, quello della gestione italiana delle erogazioni in agricoltura, al quale è assolutamente necessario togliere il coperchio e nel quale è indispensabile fare pulizia, perché quel che non si vede, nella storia delle quote latte, emana comunque un pessimo odore.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

10 Responses to “Quote latte, ma le multe ce le meritiamo o no?”

  1. antonella scrive:

    finalmente una persona che ci difende ed ha il coraggio di dirlo!
    grazie

  2. Gianluca Paganelli scrive:

    Finalmente un’articolo, da un’altra ottica, semplice, comprensibile anche per i non addetti ai lavori! Ma, sopratutto, prende in considerazione l’eventualita’ che sia tutto un “artifizio” per mettere in atto la più grande truffa degli ultimi 50 anni di Repubblica. Perchè fermarsi qui? Perchè non procedere con le indagini? Resto a disposizione
    per ogni chiarimento.

  3. Ricky scrive:

    grazie per questo articolo,finalmente un po’ di chiarezza per chi come me è un profano del tema..dai tg non si comprende nulla de tutta questa assurda storia.Grazie
    Saluti

  4. Pino scrive:

    Anche lei vittima delle ferneticazioni.
    Le faccio una domanda dopo aver letto il suo articolo, che le evdienzierà l’incoerenza: Ma in Italia c’è una falsa sovraproduzione o una sottostima della produzione? Delle 2 deve essere solo una o al limite tutte e 2. Mi spiego o Pandolfi non ha sbagliato nulla e tutta la quota italiana che è stata aggiunta poi sono solo truffe, o Pandolfi ha sbagliato ed in effetti il latte in Italia viene prodotto. Come vede è tutto così semplice a volte. Così come è semplice che in un regime di quote ognuno deve produrre la propria, conscio che lo spflafonamento è un rischio imprenditoriale. Ma in Italia si sa il guadagno è privato ma il rischio è sempre pubblico. Non mi dilungo poi su aspetti che vanno da un componenente della commissione Zaia (ministro) ora dirigente della Regione Veneto (si è innamorato di Zaia?) o di tabelle che confrontano “arance con mandarini”. In realtà è tutto semplice: ci sono dei delinquenti che con la violenza stanno imponendo a noi popolo bue di pagare le loro nefandezze.

  5. And scrive:

    Ma Smettiamola caro Pino!!!!!!Si vede che lei non ha proprio capito un bel niente della situazione! Oppure e’ un’uomo dei sindacati ??!!!In quello che scrive non c’e’ niente di concreto, solo farneticazioni senza senso alcuno. Qui i veri furbi sono altri, non noi allevatori che ci spacchiamo la schiena 365 giorni l’anno lavorando sottocosto, a differenza di lei presumo, che ha sicuramente un bel stipendio con un buon posto di lavoro!!Si vergogni!! Delinquente ci sara’ lei!!Si informi prima di scrivere cazzate!!! Una lode al giornalista che ha scritto l’articolo,spiegando bene la questione!!!

  6. Pino scrive:

    Bè certamente secondo la sua logica sono io il delinquente, questo è indubbio. Così come la sua unica capacità di risposta è l’offesa. Io sono orgoglioso del mio lavoro che è quello di agronomo così come sarei orgogliso di fare qualsiasi altro lavoro onestamente, ma tant’è che per lei anche il consulente è un delinquente che le ruba soldi. Ho clienti che si spaccano la schiena tanto e forse più di lei, ma che da una parte rispettano il prossimo che lavora onestamente, dall’altro sanno fare bene gli imprenditori, molto meglio di come farei io e non si assumono rischi inutili. Quindi caro And se lei non sa gestire la sua azienda o meglio riesce a farlo solo con le sue regole e nonostante ciò è ancora in perdita le dò una consulenza gratuita: è bene che lasci il posto a qualcuno che sa farlo meglio il suo lavoro. E’ il libero mercato caro Lei.

  7. And scrive:

    E no caro pino! Qui quello che offende e’ lei!Nessuno le ha dato del delinquente e nessuno le ha detto che fa’ un lavoro inutile.Ho solo detto che lei ha dimostrato di non capire niente della questione riducendosi a dire cose qualunquiste che non centravano niente con l’argomento. Le ripeto, si informi meglio sulla annosa e marcia questione delle quote latte e vedra’ che scoprira’ che chi ha scritto l’articolo sa’ quello che dice. Lei dice che conosce gente che sa’ fare l’imprenditore non assumendosi rischi inutili; ebbene forse lei non sa’ che bisognava essere dei maghi per non cadere nel “tranello” delle quote latte.MI spiego meglio: All’inizio la gestione quote latte lo stato l’aveva data in mano all’UNALT (cioè sindacali agricole)insieme ad enormi compensi per gestire l’intero regime quote e censire gli allevamenti italiani.L’unalt però non da le quote ai singoli allevatori ma le gestisce come allevatore unico dicendo tra l’altro agli allevatori che non c’erano problemi di produzione perchè alla fine si sarebbe compensato tutto. in questo modo la stessa unalat senza sapere quanto latte è stato prodotto in italia dichiara una produzione oltre alla quota assegnata dall’ue che comporta una sanzione di 3620 miliardi di lire, la corte dei conti impone che la sanzione deve essere pagata dalla stessa associazione ma un accordo politico accollerà la multa (fasulla) alle casse statali.
    L’ue impone che le quote vadano assegnati ai singoli allevatori, all’ora l’unalat assegna le quote del latte prodotto nel 1988 a partire dalla campagna lattiera 1994/1995 invece come sarebbe logico assegnare le quote relative alla produzione dell’anno precedente lei capira’ che in cinque anni ci sono stati allevamenti che hanno chiuso altri che hanno aumentato la produzione altri che l’anno diminuita insomma il caos.
    Allora hanno pensato che per aiutare gli allevatori che nel frattempo hanno prodotto piu latte del 1988 hanno dato una quota aggiuntiva ( b)pari al latte prodotto in piu nel 1991, cosi nella campagna 94/95 le quote erano sufficienti e non c’è stata multa. Purtroppo nel 95/96 a tre giorni dal termine dell’annata lattiera la quota (b) è stata tagliata del 75% (e qui mi chiedo:dove e’ finita?) cosi gli allevatori che avevano ormai già prodotto il latte si trovarono con multe che partivano dal 30% al 80% del proprio fatturato e da li è partita la protesta.Le sindacali agricole e agea insistono nel sostenere che il latte è stato prodotto e che gli allevatori devono pagare perchè non vogliono che gli si addebiti le ENORMI SOMME DI DENARO pubblico che si sono incassate per la gestione truffaldina del sistema quote denunciate daL GEN LECCA.Da ne dedurra’ che tutti hanno una multa ingiusta da pagare.Gli allevatori interessati dalle multe sono circa tremila su quarantamila, ma gli splafonatori erano circa la metà, in italia c’è un sistema di compensazione di priorità, in pratica le quote a livello nazionale non utilizzate vengono utilizzate per compensare gli allevatori che sono andati oltre la quota con priorità di zone, cioè prima si compensa le zone di montagna, poi le zone svantaggiate, poi chi a subito il taglio della quota (b) e cosi via….
    per ultimi restavano gli allevatori residenti in zone maggiormente vocate all’alevamento ( pianura padana) ma ormai non c’era più quota disponibile per compensare e di conseguenza tutto il fuoriquota nazionale caricato solo sul 5-6% degli allevatori. la compensazione fosse stata fatta come indica l’ue e cioè in percentuale del prorio fuoriquota il superprelievo sarebbe stato distribuito sulla metà degli allevatori italiani e questo vuol dire multe molto ridotte ma ad un numero di allevatori molto maggiore.
    Allora oltre all’enorme sperpero di denaro pubblico per la gestione delle quote da parte di unalat e agea bisogna tener presente che in italia è nato un enorme commercio della quota con un grosso giro di denaro ( anche del nero) e truffe di vario genere sui passagi di quota.
    Quando l’unalat ha distribuito le quote agli allevatori le ha anche distribuite a soggetti che non ne avevano diritto ( molti anzi moltissimi) col solo scopo di poterci lucrare in seguito con la vendita -affitto o coprirle con del latte in nero di dubbia provenienza.
    Perciò se si conferma che questo latte non è mai stato prodotto molti sindacalisti, politici del passato, dipendenti ministeriali e di vari enti governativi passerebbero guai molto seri…… si e’ scatenata una corsa all’acquisto di quote latte con prezzi che superavano anche di moltissimo il ricavo netto di un litro di latte.Si e’ poi scoperto dall’ultima indagine dei carabinieri che non si e’ mai sforata la quota nazionale semplicemente perche’ NON CI SONO LE VACCHE SUFFICENTI PER PRODURRE QUEL LATTE!!!Ne dedurra’ che qualcuno si sara’ incavolato forte e c’e’ chi responsabile della truffa voglia scaricare le colpe su altri mettendoci uno contro l’altro nella speranza di cavarsela.Spero abbia capito un po’ meglio la situazione;Un’ultima cosa caro Pino:non si preoccupi che io la mia azienda la so’ gestire BENISSIMO con alte produzioni sopra la media nazionale,ma c’e’ un limite oltre il quale non si puo’ andare!! Specialmente se si vuole produrre un prodotto di alta qualita’ per stare giustamente alle richieste e imposizioni del mercato.E le assicuro che e’ difficile trarne profitto con prezzi del latte alla stalla fermi a 30 anni fa’,anche per il piu’bravo! Quindi caro Pino, io non mi sento per niente un DISONESTO, dedico la mia vita onestamente a quello che faccio ogni giorno non facendo del male a nessuno ,anzi contribuendo con il mio lavoro a far lavorare altra gente contribuendo all’economia del paese!Quello che mi rammarica e’ il suo tono da “so’ tutto io”.Le auguro di non trovarsi un giorno nella stessa situazione di noi imprenditori,(magari potra’ arrivare qualcuno che fa’ il suo stesso lavoro a molto meno), ma che ci vuol fare. come dice lei “e’ il libero mercato” no?!

  8. Pino scrive:

    Caro Lei, mi dispiace che si senta offeso, ma di certo non mi sembra di usare toni sopra le righe, in ogni caso la situazione le conosco benissimo. Ed è per questo che posso affermare tranquillamente delle mille cazzate che si dicono: ad esempio che in questi anni vengono tenute in vita le vacche di carta per ricevere i relativi contributi (mi dica lei, se ha le vacche, quanti ne ha ricevuti, ne sarei veramente curioso, e anche se per ipotesi esistessero, mi dica lei se con i controlli dei veterinari potrebbe attuare un sistema del genere). La sua narrazione però finisce al 1996, ma sappiamo benissimo che il problema attuale è nato dopo. Quell’anno, forse s l’è scordato la compensazione era in APL (e in secundis nazionale) , e quindi a livello molto locale (c’erano allevatori vicini che dichiaravano il falso? io non credo). Quell’anno i Lombardi però sapendo di essere già molto fuori anche della B intera e sperando che a livello nazionale si fosse invece prodotto meno, attraverso la Confagricoltura fecero saltare il banco. (Agosto 1996). Da lì in poi il casino, ma come noto agli addetti ai lavori quell’annata e anche la seguente si sarebbe potuto sanarla, e da quell’anno in poi ognuno conosceva il proprio quantitativo, nessun mistero. Ma poi arrivarono gli irriducibili , che iniziarono a produrre oltre ogni limite per 10 anni additrittura vendendo tutte le quote,creando un doppio danno agli onesti che vedevano calare il prezzo del latte (troppa quantità) e avevano i costi dell’acquisto quota (da questi vendute) da affrontare. Nel 1998 grazie sempre a questi, anche gli onesti si videro annullare tutte le quote, salvo poi con singole verifiche e ricorsi, vedersele riconosciute. Le quote B tagliate negli anni successivi sono state sempre compensate con priorità, ed è ovvio che qui dentro ci stanno migliaia di produttori, ma è ben diverso avere 2000 euro di multa da averne due milioni di euro (circa 660 allevatori). Ripeto io ho le idee molto chiare su cosa è l’onestà o meno, e non credo di poterlo apprendere da chi evidentemente ha valori molto diversi dai miei. Ho sentito anche i contrabbandieri del sud rivendicare il loro diritto di lavorare, ma non me la sentirei di assecondarli.
    Dalle indagini di Lecca e da quelle recenti di Mantile (ora pagato dai cittadini veneti per il depistaggio) non è scaturita nessuna denuncia (dico NESSUNA!!!!nmmeno un allevatore, un caseificio o un industria che sia stata beccata ad imprtare illegalmente latte), e gli unici incriminati per truffa e falsa fatturazione sono tutti uomini dei Cobas e della Lega. Quindi io dirò anche cazzate, ma fatalità sono tutte supportate dai fatti. Infine dire che in Italia non ci sono vacche sufficienti a produrre il latte, gliene prego, non offenda la sua intelligenza, in quanto se è veramente del settore, sa benissimo che queste ci son tutte. Guardi lei è come quei tifosi che affermano che se la loro squadra non avesse subito il rigore avrebbe vinto il campionato. Ma queste sarebbero solo chiaccchiere da Bar, qui invece le conseguenze sono molto serie, ed in un momento in cui il popolo ha fame di soldi. Le auguro comunque buona fortuna, sicuramente lei è una brava persona che vive del proprio lavoro, ma alle volte si può anche sbagliare, l’importante è rendersene conto. P.s. Sono già caduto e rialzato più volte nel lavoro, ma non sono mai sceso a compromessi con la mia etica.

  9. And scrive:

    Caro pino, mi rammarica leggendo la sua risposta che lei si ostina a pensarla alla stessa maniera dando informazioni non corrette creando confusione tra chi legge sul sito e ne vuole sapere di piu’ di questa marcia vicenda (che ormai emana un nauseabondo odore percepibile ad un miglio di distanza), ma d’altronde, come si dice, “ogni testa un piccolo mondo”.La rassicuro subito, nel dirle che non mi sono offeso,anzi, non riesco a capire se sta difendendo qualcuno o se non e’ a conoscenza reale dei fatti.Ritenere che sia una cazzata la vicenda delle vacche di carta, suvvia mi sembra un’po’ troppo!!Lei sta mettendo in dubbio un’indagine dei Carabinieri!Scusi ma se dovrei scegliere se credere a lei o ad un’indagine che ha interessato una sessantina di procure mi spiace per lei ma preferisco credere ai Carabinieri.Mi spiace ma se crede che l’indagine sia stata un depistaggio mi spiace ma offende lei la sua intelligenza e soprattutto un’organo dello stato quali le forze dell’ordine!Grazie a questa indagine, che non e’ la prima della questione ,(ricordiamo l’indagine del generale Lecca voluta dall’allora governo Prodi che ha scoperto stalle in piazza Navona a Roma dove le stalle lei sapra’ forse meglio di me non ci sono piu’ da 200 anni o non ci sono mai state, con finte vacche!!altre vacche di carta!)sono emerse cose sconcertanti come si legge nel testo dell’indagine!I Carabinieri, in un rapporto consegnato a settembre descrivono “un quadro di sorprendente e diffusa mancanza di rispetto e non ottemperanza alle normative di settore che attraverso condotte omissive e dolose” ha portato “all’alterazione di un intero settore dell’economia nazionale, con ripercussioni anche a livello Comunitario”. In pratica ogni anno nel nostro Paese finiscono sul mercato 12 milioni di quintali di latte di provenienza sconosciuta ma spacciato come prodotto da mucche tricolore.E qui mi permetta di fare una precisazione che mi sento in obbligo di fare in riferimento a quanto detto da lei: secondo lei la causa del calo del prezzo del latte e’ dovuta alla sovrapproduzione di latte fuori quota da parte dei Cobas ….ma mi faccia il piacere!!!LO SANNO ANCHE I SASSI CHE L’ITALIA PRODUCE SOLO IL 40% DEL FABBISOGNO DI LATTE NAZIONALE,MENTRE IL RESTANTE 60% E’ COSTRETTA AD IMPORTARLO!!NON CI VUOLE DI CERTO UN GENIO A CAPIRE ALLORA, CHE IL LATTE IN ECCESSO NON FA’ CALARE IL PREZZO IN QUANTO NON E’ IN ECCESSO! IL CALO DEL PREZZO E’ DOVUTO AL FATTO CHE IL LATTE VIENE ACQUISTATO DA PAESI DOVE COSTA MENO, (UN’ESEMPIO FINO A QUALCHE TEMPO FA’ IN LITUANIA IL LATTE COSTAVA 18 CENTESIMI IL LITRO CONTRO I NOSTRI 38)ANCHE IN PAESI DOVE NON ESISTONO CONTROLLI COME NEL NOSTRO PAESE! E’ la legge del libero mercato e delle multinazionali che comprano dove costa meno.Qui nasce pero’ un dubbio atroce ed e’ quello che fa’ pensare che venga usato latte straniero per produrre formaggi dop cosa vietatisima!!!
    I Nac ricostruiscono il ruolo di ciascuna pedina. Partendo da una scoperta: le mucche fantasma. Agea e Izs di Teramo, istituto che gestisce l’anagrafe bovina e deve verificare la correttezza dei dati sui capi forniti dagli allevatori per il conferimento dei premi Pac (fondi europei), “si organizzano” nel “tentativo, riuscito, di addivenire a un numero di capi tale da poter giustificare il livello produttivo nazionale” dichiarato. Come? Alzando l’età massima dei bovini, portandola da 120 a 999 mesi. Fino cioè a 83 anni. Lo spostamento “consente di aumentare il numero di capi di circa 300 mila unità, pari a oltre il 20% dell’intera popolazione bovina a indirizzo lattifero”. I Carabinieri intercettano uno scambio di mail tra i due enti piuttosto eloquente. L’Agea scrive a Izs: “Vorremo togliere il limite superiore di età che attualmente è impostato a 120. Come preferisci procedere? Per farla molto semplice impostiamo il dato a 999?”. La risposta arriva pochi giorni dopo: “Non ci sono problemi”Ecco la spiegazione delle mucche fantasma a cui lei non crede!! Che però, producono latte! Perché il latte c’è. 110 milioni di quintali. Di cui “oltre il 10%” di provenienza sconosciuta. Ma spacciato per italiano. È latte in polvere? Da dove arriva? E come entra nel circuito nazionale? Secondo i Nac le vacche fantasma servirebbero proprio a questo: a coprire un mercato parallelo.Gli uomini dell’Arma oltre a prendere in considerazione la vita media effettiva di un bovino in lattazione decidono di verificare tutti i dati dell’anagrafe e scoprono che il numero reale è “circa la metà del numero dei capi indicati da Agea”. Per il 2008/2009, scrivono i Carabinieri, “ad Agea risultano 2.905.228 capi presenti, mentre il complessivo è pari a 1.668.156”. E concludono: “Una differenza talmente significativa che si tradurrebbe in una minore produttività di latte pari a 12 milioni di quintali”.Un surplus fra l’altro dannoso da dichiarare perché comporta lo sforamento alla produzione concessa dalla Ue all’Italia e costringe il Governo a vedersi trattenere gli incentivi agricoli e a dover anticipare le sanzioni che poi vengono recuperate con le multe per le quote latte agli allevatori. Multe che ammontano complessivamente a 4 miliardi di euro. I Carabinieri nell’informativa ipotizzano “che alcuni soggetti – persone fisiche o giuridiche (produttore, associazione sindacale ovvero funzionari Agea) – abbiano potuto percepire indebitamente finanziamenti comunitari”. E QUI LA DEVO CONTRADDIRE caro pino nella sua affermazione dove dice che NESSUN allevatore ,caseificio o industria sia implicata nella storia, in quanto i carabinieri, nell’informativa ipotizzano “che alcuni soggetti – persone fisiche o giuridiche (produttore, associazione sindacale ovvero funzionari Agea) – abbiano potuto percepire indebitamente finanziamenti comunitari”citando una relazione del 2003 che dice: “Sono state verificate ed appurate condotte irregolari da parte di determinati soggetti della filiera – BEN INDIVIDUATI e INDIVIDUABILI – tese a conseguire illegittimi vantaggi economici sia diretti, in termini di elusione delle sanzioni connesse all’esubero rispetto alle quote assegnate, sia indiretti, in termini di evasione fiscale connessa alla mancata fatturazione”.Quando afferma che i Cobas sono stati incriminati per truffa e falsa fatturazione dovrebbe conoscere come stanno realmente le cose.Forse le sembrera’ strano ma in questo paese che si finge democratico purtroppo ha molto effetto un aforisma di Mao “colpiscine uno per educarne cento” cioe’ in questo caso colpisci chi si ribella al sistema! Infatti secondo il giudice questi Cobas sono stati condannati perché hanno creato una associazione a delinquere per truffare lo Stato. Come? Pagando il latte regolarmente venduto e fatturato a primarie ditte. Tutto alla luce del sole. Altri, Coldiretti dipendenti, hanno venduto ma non hanno fatto le fatture. Non sono stati condannati. “Avete fatturato e venduto ma quei soldi dovevate versarli allo Stato” dicono. No, la UE e la Corte di Cassazione dicono – meglio, scrivono – che non erano OBBLIGATI. Appena dopo che il Giudice ha letto la sentenza, il Governo ha varato la manovra economica 2012-2014 che congela per sempre il pagamento di quelle stesse somme. Non gli stessi importi, proprio le stesse identiche somme.
    Per spiegarci meglio: Hanno pagato il latte ai produttori. Se il latte era fuori quota, i produttori hanno subito un prelievo, di importo uguale. Loro sono stati condannati per aver pagato quel latte. Ma il presunto truffato, lo Stato, quei soldi, proprio gli stessi identici soldi, adesso non li vuole più. Perché? Perché ci sono delle truffe. Altre? Eccome. Vacche che hanno vissuto 80 anni. Che hanno prodotto latte e preso contributi europei per 80 anni. Solo per fare un esempio.Lei dice di avere le idee chiare su cosa e’ l’onesta’, non lo metto in dubbio e le garantisco che le ho anch’io!MA NON LE PERMETTO ASSOLUTAMENTE DI PARAGONARMI AI CONTRABBANDIERI DEL SUD SOLO PERCHE’ NON LA PENSO COME LEI!!!Le auguro un giorno di capire come stanno veramente le cose. Le do un consiglio, non creda a tutto quello che le dicono vada a fondo nelle questioni impari a ragionare con la propria testa, vedra’ che certe cose le appariranno piu’ chiare. Senza rimorsi sicuramente anche lei e’ una brava persona e le auguro anch’io buona fortuna e come dice lei a volte si puo’ sbagliare l’importante e’ rendersene conto!

  10. marco scrive:

    bravissimo a chi a scritto questo articolo e bravissimo anche a AND,guarda non perdere tempo a spiegare le cose a un tipo come PINO,gente che pensa solo di avere ragione lui e da del delinquente a altri come me e te che abbiamo solo fatto lo sbaglio di mungere bene e quindi di aumentare la nostra produzione negli anni ,non merita nemmeno di essere presa in considerazione,nella vita ognuno fa le sue scelte pero’non puo’permettersi di offenderci a quel modo,lo avessi per le mani gli tirerei il collo,perche’ se e’ un agronomo puo’ ringraziare che continuiamo a batterci per far andare avanti il settore piu’ importante dell agricoltura cioe’ quello della produzione di latte.detto questo so che la verita’stenta a uscire fuori,anche perche la magistratura italiana fa pena,comunque forza e coraggio non molliamo.buone feste a tutti

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