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Oro alla patria/2. L’Italia ha già dato, anche troppo

– Su Libertiamo, Francesco Valsecchi ha ieri rilanciato l’idea di una mega-patrimoniale per ridurre lo stock del debito passato e alleggerire il peso di quello futuro, che dovrebbe in teoria diventare meno costoso, se il rapporto debito/Pil venisse rapidamente portato a livelli più “europei”. E’ un’idea sostenuta da Giuliano Amato e più recentemente da Alessandro Profumo. Ma è un’idea sbagliata perché parte da presupposti sbagliati. E diventa pericolosa proprio perché non riconosce l’errore.

Valsecchi, per suffragare la propria tesi e la sostenibilità di una “manovrona” patrimoniale, cita il rapporto della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza in Italia:

Dal rapporto della Banca d’Italia del 20 dicembre 2010 emerge che, nel 2009, la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni ecc.) e finanziarie (depositi, titoli, azioni ecc.), al netto delle passività (mutui, prestiti ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di Euro. La distribuzione, però, è caratterizzata da un alto grado di concentrazione, atteso che la metà delle famiglie italiane detiene solo il 10% di tale ricchezza, mentre il 10% più ricco detiene quasi il 45% della ricchezza complessiva.

Sarebbe auspicabile che quanti citano questo rapporto per giustificare la necessità di una tassazione patrimoniale straordinaria, come, in altri casi, la sua opportunità a fini redistributivi, lo considerassero e valutassero per intero, anche là dove spiega come la ricchezza nazionale sia ripartita per fasce di età. Ciò che ne risulta è piuttosto ovvio: i “ricchi”, quelli da colpire e da punire, sono semplicemente gli anziani, cioè coloro che durante la vita hanno risparmiato ed oggi dispongono, magari, di un appartamento di proprietà.

In genere nello stesso nucleo familiare, o più facilmente in una famiglia che comprende, scalando le generazioni, più nuclei familiari distinti (i nonni, i genitori, i figli, le loro famiglie) i più giovani hanno accumulato meno ricchezza dei più anziani e non credo che sia necessario spiegare perché. E sempre più frequentemente – è una delle spiegazioni della vocazione al risparmio delle famiglie italiane – la ricchezza accumulata dalle generazioni più anziane rappresenta l’unica forma di welfare “affidabile” sulla quale i più giovani possono contare.

Poco tempo fa, su NoiseFromAmerika, Sandro Brusco ha provato a calcolare quale sarebbe la distribuzione della ricchezza in una società di “eguali”, cioè in un’immaginaria società in cui tutti guadagnino la stessa cifra dall’inizio alla fine della propria carriera lavorativa e in cui l’accumulazione della ricchezza sia solo una funzione del risparmio. Ebbene, il dato finale che ne emergerebbe non si discosta di molto da quanto riportato sull’Italia, paese reale e non immaginario, dalla Banca d’Italia. Leggere per credere.

Quanto al gettito ricavabile da questa patrimoniale, “manovra certamente molto impegnativa, ma non impossibile”, Valsecchi insiste sulla cifra indicata da Alessandro Profumo, 400 miliardi di euro (anzi, Valsecchi è addirittura più ottimista, dato che parla di 400/500 miliardi). Quindi anche per lui possono valere le argomentazioni usate da Giorgio Meletti sul Fatto che spiega che questi soldi, semplicemente, non ci sono, e che il tentativo di espropriare, nel giro di poco tempo, una somma pari a poco meno della metà della liquidità circolante e dei depositi (circa 930 miliardi) avrebbe sulla nostra economia effetti devastanti.

Gli italiani sanno che il PD ha in serbo per loro una patrimoniale (sugli immobili) da 5 miliardi di euro. Che la CGIL insiste perché si arrivi a 15 miliardi. Però da qualche tempo vedono anche che non i poveri e i loro (sedicenti) difensori, ma i ricchi e i loro rappresentanti nell’establishment finanziario del Paese ritengono possibile una patrimoniale di 400 miliardi di euro (e molti politici “moderati”, anche nel Terzo Polo, applaudono). Valsecchi sostiene che il Governo in carica non è all’altezza di una simile iniziativa: c’è quindi da meravigliarsi del fatto che una percentuale rilevante di italiani voterebbe ancora per Berlusconi? Che lo consideri, e solo l’idea fa rabbrividire, come il “minore dei mali”?

Valsecchi afferma inoltre che “gli oppositori della patrimoniale si guardano bene dall’indicare misure alternative”. Non è solo lo stock del debito a muovere gli investitori a diffidenza sulla solvibilità di un Paese, ma la sua capacità di ripagarlo crescendo a ritmi sostenuti. L’alternativa alla patrimoniale c’è ed è il taglio e la riorganizzazione della spesa pubblica. Le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Se no, l’Italia non cresce.

Le uniche misure che i mercati oggi giudicherebbero credibili non sono però giudicate un’alternativa da chi ritiene che la nostra spesa pubblica, folle e discrezionale, sia l’unica “variabile indipendente” della politica italiana. D’altronde è già successo nel 1992 con Amato e poi per entrare nell’euro: una bella spremuta e via, come prima a far baldoria. Questa volta si accontenterebbero di “appena” 400/500 miliardi di euro.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

9 Responses to “Oro alla patria/2. L’Italia ha già dato, anche troppo”

  1. Gianni Elia scrive:

    Vorrei far notare la ragioni per cui la patrimoniale non è tanto impossibile quanto comunque un suicidio e che mi sembra non siano evidenziate nell’articolo pur brillante di Masini

    Chi è a favore della patrimoniale non capisce che se vogliamo la “crescita”, nuovi posti di lavoro e soprattutto ben pagati allora abbiamo bisogno di investimenti cioè di risparmio. Dovrebbe spiegare quindi da dove possano provenire queste risorse in un paese in cui gli investitori esteri si tengono ben lontani. Ho il terribile sospetto che per molti in Libertiamo sia lo stato a sopperire a questo compito

    Nel complesso mi pare una visione dettata da profonda lontananza dai fondamenti dell’economia, para-marxista in cui il reddito dell’imprenditore, dell’investitore e del lavoratore sono in conflitto e non piuttosto funzione uno dell’altro e comunque effetto dell’accumulazione di capitale. Una destra moderna dovrebbe chiedere il massimo incentivo e protezione del risparmio
    Di certo con Fini (e con quello che ha detto ieri a 8 e Mezzo) non puo’ certo rappresentare queste istanze

  2. Lucio Scudiero scrive:

    Libertiamo è anche e soprattutto Masini. Quindi sarei cauto a inferire inclinazioni stataliste del gruppo per via di un articolo (contro 10000 di segno contrario) che si dice favorevole ad un’imposta patrimoniale una tantum. Cerchiamo di essere “laici” nei giudizi, come noi proviamo ad esserlo nello stimolare il dibattito culturale per mezzo del sito.
    Per quanto mi riguarda, una patrimoniale ad addendum, cioè per reperire risorse senza rivisitare dal fondo il sistema fiscale nè falcidiare prima la spesa pubblica, è pazzia. In una prospettiva di riordino complessivo, invece, sarei più che favorevole alla traslazione dei carichi impositivi dai redditi ai patrimoni. Ma solo se ciò fosse a saldo negativo per l’Erario, cioè in abbattimento della pressione fiscale complessiva.

  3. creonte scrive:

    @Gianni Elia: il punto è che in Italia fanno gli imprendtitori coi soldi dello stato e accollando alla collettività i maggiori rischi d’impresa.

    d’altronde qualcuno dovrà pagare per ridurre il debito; dobbiamo solo capire chi

  4. Giordano Masini scrive:

    @creonte: “d’altronde qualcuno dovrà pagare per ridurre il debito; dobbiamo solo capire chi”.

    E’ proprio qui l’errore: nel pensare che sia legittimo espropiare qualcuno per pagare i propri debiti. Se devo acquistare un casa non posso dare i beni del mio vicino alla banca come garanzia. Se lo stato vuole essere ritenuto credibile dai mercati non può indicare il patrimonio dei cittadini, o di una parte di essi, come garanzia del suo debito.

    Da imprenditore so che se la mia attività comincia a passarsela male, l’unica strada che posso percorrere per uscire dai guai e riacquisire il credito di banche e clienti è quello di lavorare di più, ridurre i costi, e nell’immediato vendere il mio patrimonio (non quello degli altri) per fare cassa. Per uno stato, favorire la crescita economica, tagliare la spesa pubblica e privatizzare. E come un imprenditore per ricominciare a fare profitti deve abbassare i prezzi, uno stato per ricominciare a crescere le tasse le deve abbassare. Discutere su “chi deve pagare” significa tentare di eludere questa banalissima regoletta, facendo finta per l’ennesima volta che le leggi della fisica e dell’economia non valgano per gli Stati.

  5. Carlo Annoni scrive:

    Condivido pienamente l’articolo. Di più.. allego link ad un mio recente intervento che toccava l’argomento http://www.finanzaelambrusco.it/?p=2380

  6. Gianni Elia scrive:

    @ Creonte: ma che senso ha?
    In Italia ci sono dei ladri. Facciamo pagare chi ha subito i furti o puniamo i ladri impedendo loro di nuocere?

    Se ci sono imprenditori che sprecano i soldi dello stato, togliamo i soldi allo stato (cioè meno tasse) e rimettiamoli in tasca a chi se li è guadgnati(cioè meno spesa pubblica, meno sussidi e aiuti).

    BTW: Avete mai sentito Fini fare un discorso del genere tra uan richeista di patrimoniale e l’altra?

  7. Franco scrive:

    Va bene, “espropriare” i soldi dei cittadini con una patrimoniale sarà anche ingiusto, immorale, inopportuno, scandaloso!

    Qualcuno però può avere la gentilezza di spiegarmi perchè in questo cxxxo di paese gli unici a pagare sono i poveri dipendenti e pochi imprenditori onesti? Come mai l'”esproprio” mensile direttamente sulla mia busta paga non scandalizza mai nessuno?

    Inoltre scusate, ma ai miei figli io dico sempre che se sapranno impegnarsi e meritare, nella vita potranno ottenere ciò che desiderano…ma devo purtroppo confessarvi che non ci credo neppure io, a questa cosa, perchè a me risulta che l’unico modo per far soldi veri in italia sia quello di ereditare. Ma allora una società in cui il merito conta meno della fortuna di avere ereditato, può davvero andare lontano? Ma non funzionava così nel medioevo?

    Vorrei tanto poter evitare anche io di pagare le tasse, sono stufo di pagare per tutti, andate al diavolo!

    Franco

  8. Anonimo scrive:

    “Sarebbe auspicabile che quanti citano questo rapporto per giustificare la necessità di una tassazione patrimoniale straordinaria, come, in altri casi, la sua opportunità a fini redistributivi, lo considerassero e valutassero per intero, anche là dove spiega come la ricchezza nazionale sia ripartita per fasce di età. Ciò che ne risulta è piuttosto ovvio: i “ricchi”, quelli da colpire e da punire, sono semplicemente gli anziani”

    Quante chiacchiere…I SOLDI CE LI HANNO GLI ANZIANI PERCHE’ NON SONO ANCORA CREAPTI, QUANDO PASSERANNO A MIGLIOR VITA, LI EREDITERANNO I FIGLI. QUEGLI STESSI ANZIANI CHE ORA HANNO I SOLDI, LI HANNO EREDITATI DAI LORO VECCHI E COSì VIA….APRITE GLI OCCHI: IN ITALIA I SOLDI NON SI GUADAGNANO, SI EREDITANO O SI RUBANO!
    POI CI SONO ANCHE I RISPARMI DEGLI ANZIANI, MODESTI, OGGI NON PIU’ REPLICABILI, CHE NESSUNO INTENDE TASSARE!

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  1. […] il 44,7% di tutta la ricchezza nazionale. Si tratta, però, di una dato aggregato. E cioè, come ha scritto saggiamente Giordano Masini su Libertiamo: “Sarebbe auspicabile che quanti citano questo rapporto per giustificare la necessità di una […]