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Facoltà a numero chiuso. Se il test è demenziale, la risposta è ‘bunga bunga’

– “Nel 1307, a Cremona, venne emanata la Constitutio de feudis. In cosa consisteva?”
Ragazzi e ragazze in ansia. Genitori che temono la disperazione. Scelte di vita futura appese a crocette da mettere al punto giusto. Ogni anno si ripete lo scenario, ogni anno si ripete lo psicodramma. Sono i test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso. O di qui, o di là. O se non passi, da nessuna parte.
Nessuno mette in dubbio le ragioni per le quali i corsi di laurea debbano essere a numero chiuso, e nessuno mette in dubbio che debbano esserci barriere d’accesso che facciano sì da non ingolfare certi atenei per svuotarne altri. E nessuno mette in dubbio che il numero chiuso sia a garanzia del diritto degli studenti ad ottenere una didattica più o meno valida, non collassata dall’elefantiasi della quale soffrivano i corsi di laurea quando il numero chiuso non c’era.
Ma qui la questione è un’altra. Ogni anno centinaia di migliaia di studenti devono sottoporsi alle forche di una burocrazia del test … demenziale.

Prendiamo in esempio il test di ammissione ad architettura.

Una domanda chiede agli studenti di riconoscere tra alcuni gruppi di opere letterarie quali siano state scritte da Carlo Emilio Gadda. Ma perché? Siamo d’accordo che tutti gli italiani dovrebbero conoscere Gadda, ma in quanti l’hanno letto? Quanti direttori di quotidiani hanno amato la “Cognizione del dolore” o “La madonna dei filosofi”? Quanti senatori della Repubblica? Eppoi – sappiamo perfettamente che almeno un terzo dei licei italiani non riesce ad arrivare a completare i programmi ministeriali, alla parte di programma relativa alla letteratura contemporanea ci arrivano in pochissimi, ma allora perché una domanda su Gadda?

Altra domanda del test: Cos’è il sincretismo? Come sopra. Nella maggior parte dei licei italiani non si studia – la maggior parte degli italiani non conosce il significato di questa parola (concetto); perché lo dovrebbe conoscere un ragazzo di 18 anni, che magari ha fatto lo scientifico, e che nella vita vuol fare l’architetto ed avrà tutto il tempo sia per studiare estetica (che non gli insegneranno) sia altre aree della filosofia (che, comunque, nella maggior parte delle facoltà di architettura non gli faranno studiare)?

Ancora.
Perché un aspirante all’albo degli architetti deve conoscere le date della guerra cino–Giapponese (ai miei tempi si chiamava sino-giapponese) che non viene insegnata in praticamente nessun liceo? Quanti di voi potrebbero spiegare date e ragioni di questo conflitto, magari senza confonderle con quelle della seconda guerra mondiale, o senza aver visto i vari film che negli ultimi anni vi sono stati dedicati?

E quindi vi ripropongo un’altra domanda del test:
Nel 1307, a Cremona, venne emanata la Constitutio de feudis. In cosa consisteva?

Mi sorge il dubbio che i test, rivolti a diciottenni, confondano sensibilità culturale (fondamentale per un futuro architetto) con nozionismo (futile). E confondono la metabolizzazione culturale di un giovane, con l’obbligo (sterile) ad imparare a memoria i Bignami, prima del test.

Poi ci sono i test di logica. Una logica intesa in senso aristotelico dove, tra l’altro, i concetti sono disposti secondo una complessa ma ordinata e sistematica gerarchia piramidale che avrà nei gradini più alti i concetti con massima estensione e minima comprensione e ai gradi più bassi i concetti con massima comprensione e minima estensione. Bene. E chi, invece, vive la comprensione del mondo attraverso il pensiero laterale (tutti quelli ricchi di talento artistico ad esempio) e gli asistematici (cioè metà dei grandi geni intuitivi) che fanno? Ci metteranno ore per rispondere. Non risponderanno. Si fregano.

Se date una scorsa ai vari test d’ammissione dei singoli corsi di laurea, vi renderete conto che si va alla ricerca di giovani anabolizzati di nozioni su tutto, attentissimi a tutte le logiche, ai dati, agli argomenti della comunicazione intertestuale (quotidiani, tv, cinema, letteratura ecc.), e dotati di grandi capacità logico inferenziali, ecc.

E dove sono questi ragazzi? Chi li immagina così? Chi li forma? I nostri licei? Una generazione utopica.
I ragazzi che non possono permettersi i corsi di preparazione ai test d’accesso universitari (che sono ben costosi) o che non provengono da contesti culturali familiari di qualità, o che non hanno avuto il culo di beccare ottimi docenti al liceo, e docenti santi e martiri del programma da completare a tutti i costi partono svantaggiati … ma di molto. E questo non ci piace.

Criteri d’accesso e sbarramenti all’accesso indiscriminato vanno trovati, giustissimo, ma non possono essere questi test. Burocratizzazioni di un sapere utopico ed illusorio, che nella nostra società non c’è.

Qualche giorno fa ho letto un sondaggio, riportato sul Venerdì di Repubblica ed indetto dal sito specializzato UniversiNet.it. I suoi dati sono da prendere con le molle, perché non si tratta di un sondaggio scientifico, bensì un’indagine rivolta agli studenti/utenti del sito, ma comunque è un indice.
Su 16.218 aspiranti matricole, ambosessi, alla domanda “saresti disponibile a offrire prestazioni sessuali in cambio di una raccomandazione per passare il test?” il 48% ha risposto… sì.
Alla stessa domanda fatta due anni fa, aveva risposto affermativamente solo il 12%.

A questo punto le cose sono tre.
O i ragazzi e le ragazze hanno perfettamente capito che i test d’ammissione sono un terno al lotto.
O siamo un paese popolato da giovani infingardi e spregiudicati che hanno portato al massimo splendore l’attitudine tutta italiana della furbizia e della scaltrezza a tutti i costi.
O la cultura del Bunga Bunga ha definitivamente dimostrato che l’unico talento professionale e culturale per andare avanti nella vita si è compiutamente posizionato negli organi genitali.
Tutt’e tre le ipotesi ci spaventano. Speriamo che i cinesi arrivino presto, e risolvano le cose.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

3 Responses to “Facoltà a numero chiuso. Se il test è demenziale, la risposta è ‘bunga bunga’”

  1. Simona Bonfante scrive:

    credo sia un insieme delle tre cose, e cmq, come te, confido nei cinesi

  2. il test di ingresso sono soltanto il coerente primo impatto con l’università , dove nei successi e negli insuccessi vigono altrettanto nozionismo ed aleatorità .

  3. Orazio scrive:

    Scusate, chi sarebbero gli asistematici, i quali costituirebbero la metà dei grandi genii intuitivi? datemi una pista per approfondire.

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