di SIMONA BONFANTE – Le mignotte e i mignottari di Berlusconi sono una non-notizia. È una non notizia la pubblicazione – leggasi: la fuoriuscita illecita dalle procure – di atti di indagine riservati. È una non-notizia che il Berlusconi-Capo di Governo ritenga propria facoltà decretare d’urgenza per parare il deredano al Berlusconi-titolare di multiple imputazioni – e solo a lui – ed è una non-notizia che la suddetta propensione a manifestare quali mirabolanti aberrazioni produca l’analfabetismo liberale in un soggetto ricoprente carica istituzionale sia fonte di conflitto tra istituzioni, appunto: tra quella custodita dal nostro e le altre – leggasi: Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, magistratura.

È una non-notizia che la nostra reputazione all’estero sia n.p. (non pervenibile) – nel senso che non siamo più ‘noi’ ma solo, sempre ed esclusivamente ‘lui’. Non lo è, una notizia, neanche il fatto che nella sua nullità governativa, il ‘lui’ in questione non sia stato affatto meno peggio degli altri; né che, nella sua funzione governante, il nostro sia anzi stato incredibilmente identico agli altri. Non fa più per niente notizia, poi, cosa tutto questo abbia significato: crescita zero, riflusso corporativo, corruzione a gogò.

Una non-notizia è anche la modificazione genetica della magistratura, trasformatasi, nel tempo, da funzione costituzionale ad organo alter-democratico. È una non-notizia la pedissequa – e pedissequamente impunita – trasgressione della deontologia professionale da parte dei professionisti dell’informazione, come d’altra parte lo è – una non-notizia – l’altrettanto pedissequa indifferenza dell’opinione pubblica verso ciascuna delle suddette amenità.

Tutte queste non-notizie sono la notizia – sempre la stessa – da quel trapassato presente che è il 1994. Il problema non è il mancato aggiornamento dell’agenda setting. Il problema è che da allora siamo paralizzati lì, assuefatti dalla noia. Concittadini, qui facciamo tutti la fine di Ami Winehouse.