Oro alla patria/1. L’Italia lo potrebbe dare, ma è Berlusconi che non può chiederlo

– Bollata come boutade estiva irricevibile, al più considerata con sovrana sufficienza, la non tanto stravagante proposta dell’ex AD di Unicredit Alessandro Profumo, di introdurre una patrimoniale di 400 miliardi per abbattere del 20% il debito pubblico, riaffiora sotto diverse forme qua e là, a dimostrazione che non si trattava proprio di una sparata sotto gli ombrelloni.

Al netto di cosa tecnicamente fare, che la mostruosa matassa del debito pubblico italiano prima o poi debba essere affrontata ce lo ricorda anche la neoposizione del PDL, che considera “quota 90”, ovvero la riduzione del rapporto debito pubblico/PIL dall’attuale 120% al 90%, forse l’unica – nonché ultima – mossa per ridare veramente ossigeno alla maggioranza e all’economia, anche se arriva fuori tempo massimo.

Il tutto con l’incoraggiamento di Ferruccio De Bortoli che incita dalle colonne del Corriere della Sera a ritrovare un patriottismo economico per uscire da soli dalla crisi.

Ragioniamo. Che l’elevato debito pubblico italiano rappresenti un’anomalia nei paesi industrializzati (con la sola eccezione del Giappone) tale da meritare un intervento specifico pare un’osservazione pleonastica. Indipendentemente dalle responsabilità storiche e politiche di chi ha permesso che si formasse tale situazione (negli anni ottanta, e alcuni dei protagonisti di allora ancora ricoprono posizioni di responsabilità, anche se più o meno tutti hanno goduto di quegli anni di allegra finanza, al nord come al sud), il debito c’è e va affrontato, pena l’impossibilità di qualunque ripresa dell’economia. Non si cresce se si spende più di quanto si produce, anzi, si va indietro.

Può farcela da solo il sistema Italia a risolvere il problema, quantomeno parzialmente? I numeri dicono di sì.
Dal rapporto della Banca d’Italia del 20 dicembre 2010 emerge che, nel 2009, la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni ecc.) e finanziarie (depositi, titoli, azioni ecc.), al netto delle passività (mutui, prestiti ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di Euro.

La distribuzione, però, è caratterizzata da un alto grado di concentrazione, atteso che la metà delle famiglie italiane detiene solo il 10% di tale ricchezza, mentre il 10% più ricco detiene quasi il 45% della ricchezza complessiva. Si stima che, pertanto, la ricchezza netta per famiglia (intesa quale nucleo di 2,48) alla fine del 2009 sia intorno ai 350.000 Euro, mentre sulla testa di ogni Italiano, neonati compresi, gravano circa 30.000 Euro di debito.

Ora, se questo è il monte base di partenza, un’imposta patrimoniale straordinaria di tipo progressivo (che colpisca di più i più ricchi) da cui ricavare un gettito di 400/500 miliardi di Euro, mediamente quindi del 5%, appare una manovra certamente molto impegnativa, ma non impossibile.

Se, poi, la manovra shock per aggredire il debito pubblico fosse accompagnata da altri provvedimenti tradizionali, quali un serio (e vero) programma di ulteriore riduzione degli sprechi e di dismissioni di parte del patrimonio dello stato, la manovra potrebbe essere ulteriormente rafforzata (o addolcita).

Non c’è scelta; se si vuole riportare il rapporto debito pubblico/PIL nella media dei paesi europei, intorno all’80% (considerato che per vincolo dovrebbe essere il 60%), questa è l’unica iniziativa straordinaria possibile, pena lasciare un’eredità insostenibile alle future generazioni e una prospettiva di crescita inesistente.

Gli oppositori della patrimoniale si guardano bene dall’indicare misure alternative, semplicemente perché misure alternative di tale portata non sono possibili attraverso manovre di finanza ordinaria. Il problema, semmai, è un altro. Una manovra lacrime e sangue del genere potrebbe essere varata solamente da un governo molto forte, la cui forza e legittimità non derivi solo dall’emergenza economica ma, anche – e soprattutto – dalla credibilità dei suoi componenti.

Temo che l’attuale Governo non abbia più la spinta e il consenso necessario per un’iniziativa del genere; temo, però, che nemmeno l’opposizione possa seriamente candidarsi in tale avventura. La mancanza di ricambio nella classe politica e il progressivo distacco della “casta” dai cittadini elettori hanno comportato un indebolimento complessivo della rappresentatività, spinto fino al violento disprezzo per la politica, e non è affatto cosa buona.

Intanto, però, il debito pubblico italiano continua inesorabilmente a crescere, per la precisione di 8.515 Euro al secondo, ovvero 510.900 Euro al minuto, ovvero 30.654.000 Euro all’ora. Non male, tanto pagheranno i nostri figli.


Autore: Francesco Valsecchi

Nato a Roma da famiglia valtellinese nel 1964, avvocato, docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, è stato, tra i vari incarichi, componente della Commissione di studio per la riforma del processo civile e consigliere di amministrazione di Poste Italiane S.p.A. e di ENEL S.p.A.. Ha scritto “Il popolo della Lega" (Marietti 1820) e “Poste Italiane, una sfida fra tradizione e innovazione" (Sperling & Kupfer).

20 Responses to “Oro alla patria/1. L’Italia lo potrebbe dare, ma è Berlusconi che non può chiederlo”

  1. Andrea Benetton scrive:

    Cari amici di Libertiamo non ci siamo proprio.

    La patrimoniale è una follia. Ben propagandata da economisti collaterali al sistema pubblico e alla politica.
    La natura della spesa pubblica in Italia – storia alla mano – è che le spese si allineano alle tasse. Se si aumentano le tasse la politica troverà un modo per spenderle per gestire il consenso, è nella sua natura.
    Dobbiamo tagliare la spesa. Qui e ora per modificare le abitudini e la mentalità dei taxconsumer. Altrimenti non risolveremo proprio nulla vuol dire solo procrastinare di qualche anno.
    La crescita ha bisogno degli stock di capitale e con la patrimoniale rischiamo di farceli scappare. Di certo non ne attrarremo di nuovi.
    Ma anche i capitali che rimangono vengono tosati della parte più liquida e cioè quella destinata ad attivare nuova impresa.
    E’ una tassazione su qualcosa che è già stato tassato, di fatto un esproprio legalizzato. Se domani lo stato avrà bisogno perchè la prima patrimoniale non è bastata – cosa altamente probabile, potrà rifarlo e sottrarre in misura sempre maggiore la ricchezza privata per garantire il suo funzionamento.
    All’ imposizione patrimoniale sono addebitate distorsioni dei consumi e dell’allocazione intertemporale del risparmio, nonché la non neutralità nelle decisioni di investimento. Si riducono gli incentivi all’ accumulazione, con disincentivi ad investire nel capitale fisico Le esenzioni (ad es. il capitale umano ed i fondi pensione) avrebbero pure effetti distorsivi.
    Applicata agli immobili diventa fortemente regressiva e si trasferisce nei canoni di locazione. Incentiva il tenere i capitali liquidi e il sell off immobiliare derivante potrebbe fermare il settore edile e fare esplodere la bolla dei prezzi.
    I costi di raccolta per lo stato sono notevoli, così come sono eccessivi i costi di “compliance” per i contribuenti; le
    valutazioni degli imponibili ai valori effettivi di mercato diventano difficoltose ed imprecise. (cosa che già vediamo nelle compravendite immobiliari)

    Senza contare che questa proposta proviene da economisti keynesiani, quelli che hanno sponsorizzato interventi distorsivi che hanno creato il rischio subprime e poi hanno incentivato il moral hazard delle banche con i salvataggi. Quelli dell’economia orientata al consumo come se la ricchezza venisse creata consumandola e non da imprenditori che si assumono rischi. La stessa gente che ha convinto le banche centrali a tenere i tassi di interesse bassi per stimolare la crescita e invece l’hanno solo drogata. La stessa gente che oggi propone di aumentare la liquidità quando lo stock di moneta M0 della FED è triplicato dal 2008 senza nessun effetto ma con il rischio che in ogni momento esca dai conti delle banche commerciali presso le banche centrali su cui è parcheggiata.

    Ora è evidente che questo tipo di idee sono indirizzate a mantenere il bacino di voti del pubblico impiego tanto caro a Fini ma non hanno nessun appeal su chi produce davvero ricchezza. E’ una scelta suicida che da per scontato che subiremo ancora senza che si affrontino i nodi della spesa che causano il debito pubblico e l’attuale crisi. Non contateci.

  2. Gianni Elia scrive:

    Dalla biografia si desume che Vasecchi non è altro che un burocrate. Cioè uno che vive di politica, tasse e di sussidi pubblici proprio come i vari Amato e i politici proponenti la patrimoniale o i nuovi entranti Profumo e Modiano salvati da giganteschi prestiti della BCE

    Che Valsecchi proponga la patrimoniale non dovrebbe quindi stupire. Ben piu’ grave che lo pubblichi un sito che dovrebbe rappresentare qualcos di “nuovo” politicamente in particolare in tema di liberalismo

  3. Pietro M. scrive:

    Questo articolo non mi è piaciuto per niente, sia sul piano dei giudizi di valore che sul piano dei giudizi di fatto. Che dal punto di vista liberale un ulteriore aumento della pressione fiscale sia una cosa orribile non c’è bisogno di sottolinearlo. Mi concentrerò sul piano dei fatti, perché ci sono numerose inesattezze nell’analisi.

    Sono anche un po’ preoccupato perché un articolo così palesemente a favore di un aumento delle tasse non me lo aspettavo su Libertiamo. Su Liberazione, forse, ma tanto non lo leggo.

    “la non tanto stravagante proposta dell’ex AD di Unicredit Alessandro Profumo, diintrodurre una patrimoniale di 400 miliardi per abbattere del 20% il debito pubblico, riaffiora sotto diverse forme qua e là, a dimostrazione che non si trattava proprio di una sparata sotto gli ombrelloni”

    Al più ciò dimostra che il dibattito pubblico in questo Paese è degno del Terzo Mondo.

    “il debito c’è e va affrontato, pena l’impossibilità di qualunque ripresa dell’economia”

    Da quando in qua una tassa pari al 25% del PIL (400 miliardi) aiuta la ripresa dell’economia? Stiamo scherzando? La crescita in Italia è ammazzata da tanti problemi microeconomici, dalle corporazioni alla giustizia, dalle tasse alla burocrazia. Anche dalla spesa pubblica, che in parte è anche dovuta al debito pregresso, ovviamente. Ma si potrebbe fare molto per aumentare la crescita, solo liberalizzando e riformando la nostra giustizia incivile.

    “Dal rapporto della Banca d’Italia del 20 dicembre 2010 emerge che, nel 2009, la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni ecc.) e finanziarie (depositi, titoli, azioni ecc.), al netto delle passività (mutui, prestiti ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di Euro.”

    Di cui gran parte sono immobili. Come usare gli immobili per pagare il debito pubblico non è chiaro. Vendiamo immobili per 400 miliardi di euro? Rappresenta tra il 5 e il 10% della capitalizzazione totale del mercato. Poi con i soldi ottenuti da queste vendite ci si paga un 100% di tassa e si arriva a 400 miliardi? Bella questa mostruosa confisca di ricchezza, degna del più immorale dei despoti. Ma come si fa a credere che una tale catena di vendite non crei semplicemente una depressione e una svalutazione del mercato immobiliare? E allora puf… la ricchezza delle famiglie italiane di colpo diminuirebbe di centinaia di miliardi di euro, oltre a quelli delle tasse.

    “La distribuzione, però, è caratterizzata da un alto grado di concentrazione, atteso che la metà delle famiglie italiane detiene solo il 10% di tale ricchezza, mentre il 10% più ricco detiene quasi il 45% della ricchezza complessiva.”

    Questo dato è vero e tendenzioso: basta leggere i dati, invece che limitarsi a ripetere le banalità che riportano i giornali.

    La top 10% delle famiglie ricche in Italia sono quelle che hanno un patrimonio di 530,000€, cioè tutte le famiglie con una casa di proprietà in città. Tra queste famiglie ci sono quelle dei genitori di molti giovani d’Italia, che però spesso sono un nucleo familiare a parte e dunque sono considerate famiglie con ricchezza bassa. Ad esempio, io sto nel settimo decile di patrimonio, e i miei genitori sono ampliamente nel primo (a Roma le case costano molto), ma quando erediterò io finirò nel primo, insieme a mio fratello (abbiamo una seconda casa a Roma), che oggi sta anche lui nel settimo decile.

    Ora, da questo si capisce:

    1) che la top-10% è fatta di famiglie normali e non da ricchi
    2) che la patrimoniale sovietica di Profumo & Co la pagheranno anche le famiglie povere, quando hanno genitori “ricchi”
    3) che la distribuzione di ricchezza in Italia non è per niente concentrata in poche mani, se si considerano le famiglie come entità intergenerazionale e non come singolo nucleo familiare
    4) che le famiglie giovani necessariamente sono nella bottom-10% della ricchezza perché non avendo mai lavorato non hanno mai iniziato a risparmiare e dunque non posseggono proprietà, e dunque pagheranno la patrimoniale sotto forma di minore (molto minore) eredità.

    Infatti i dati mostrano che le famiglie hanno patrimonio molto diverso a seconda dell’età:

    fino a 34 anni 37.000
    da 35 a 44 anni 131.172
    da 45 a 54 anni 175.595
    da 55 a 64 anni 211.200
    oltre 64 155.391

    Da cui si deduce che questa storia che la patrimoniale la pagheranno i ricchi è una sonora assurdità, creata ad arte per giustificare l’ennesimo provvedimento eccezionale per salvare il sedere alla nostra schifosa classe digerente (che è la classe dirigente che pensa solo a mangiare).

    “Ora, se questo è il monte base di partenza, un’imposta patrimoniale straordinaria di tipo progressivo (che colpisca di più i più ricchi) da cui ricavare un gettito di 400/500 miliardi di Euro, mediamente quindi del 5%, appare una manovra certamente molto impegnativa, ma non impossibile.”

    Si sta confondendo reddito e ricchezza? Vogliamo veramente fare una patrimoniale pari al 25% del PIL???

    1. Se questa patrimoniale non è una tantum, la pressione fiscale salirebbe al 70%. Il che è assurdo.
    2. Se questa patrimoniale è una tantum, in un anno gli italiani dovrebbero trovare contanti per 400 miliardi per regalarli a questo Stato di criminali e di incompetenti. Ma questa somma non esiste in circolazione, non si può fare che nel 2011 la pressione fiscale sarà del 70%, l’economia morirebbe.
    3. Se questa patrimoniale è sparsa in tanti anni, significa solo che avremo aumentato la pressione fiscale dal 43% al 50-52% in modo da andare in pareggio e ridurre pian piano il debito, almeno rispetto al PIL. Sempre che l’economia non crepi sotto il peso dei parassiti statali.

    “Se, poi, la manovra shock per aggredire il debito pubblico fosse accompagnata da altri provvedimenti tradizionali, quali un serio (e vero) programma di ulteriore riduzione degli sprechi”

    E quando mai gli sprechi sono stati ridotti? I dati Istat non mostrano un solo anno in cui la spesa pubblica si è ridotta, tranne i pochi miliardi in meno del 2010. Mi aspetto che già nel 2011 ci saranno ulteriori aumenti della spesa, ma non ci sono dati recenti sul sito dell’Istat.

    “Non c’è scelta; se si vuole riportare il rapporto debito pubblico/PIL nella media dei paesi europei, intorno all’80% (considerato che per vincolo dovrebbe essere il 60%), questa è l’unica iniziativa straordinaria possibile, pena lasciare un’eredità insostenibile alle future generazioni e una prospettiva di crescita inesistente”

    Non è vero. Se vogliamo ridurre il rapporto debito PIL al’80% in dieci anni (non si vorrà mica farlo in un anno, vero?) bastano privatizzazioni per 200 miliardi di euro (e lo Stato ne ha di proprietà da vendere) e una riduzione della spesa pubblica una tantum di 50 miliardi di euro, seguita da un aumento della spesa di una quantità pari all’inflazione per il resto dei dieci anni.

    Vogliamo farlo? E’ fattibilissimo, serve solo la volontà politica. Che non ci siano alternative ad un aumento delle tasse è falso: il deficit è pari alla differenza tra uscite ed entrate, basta tenere sotto controllo le entrate. E una tantum si può ricorrere al patrimonio pubblico: immobili, azioni, CDP…

    “Gli oppositori della patrimoniale si guardano bene dall’indicare misure alternative”

    Privatizzare, tagliare una tantum la spesa, e stabilizzare la spesa in termini reali. Basta questo. Anzi, fare riforme strutturali per recuperare quel 2% di crescita in meno rispetto all’Europa stabilizzerebbe il debito anche più facilmente. Ma bisogna fare le liberalizzazioni.

    “Una manovra lacrime e sangue del genere potrebbe essere varata solamente da un governo molto forte”

    No, per farlo basta un governo tecnico. Gli italiani sono una massa di pecore senza dignità e se si continua a spargere in giro menzogne sulla necessità della patrimoniale chineranno il capo e si sottometteranno all’ennesimo sopruso dei loro padroni.

    “Intanto, però, il debito pubblico italiano continua inesorabilmente a crescere, per la precisione di 8.515 Euro al secondo, ovvero 510.900 Euro al minuto, ovvero 30.654.000 Euro all’ora. Non male, tanto pagheranno i nostri figli.”

    E perché, la patrimoniale chi la paga, mia nonna? L’unico modo per ridurre il debito senza aumentare le tasse è tagliare la spesa e privatizzare. E questo basta.

    PS I dati su tagli e privatizzazioni necessarie sono una stima di massima che considera un interesse medio sul debito del 5% e una crescita reale dell’1%. Probabilmente basta molto meno se si fanno riforme per la crescita e si rimettono in sesto i conti pubblici, cosa che farebbe diminuire molto lo spread. Tagliare tagliare tagliare. E’ questo che si deve sentire su una rivista liberale. Non questa difesa dei privilegi della casta e della finanza creativa perché tanto alla fine al contribuente si può fare di tutto, anche bruciarlo sul rogo.

  4. Pietro M. scrive:

    PPS Ovviamente non esiste abbastanza denaro per pagare 400 miliardi di euro una tantum. Non era chiaro da quel che avevo scritto. Se questa tassa si divide in tanti anni, è solo un modo di aumentare la pressione fiscale.

  5. creonte scrive:

    in genere i più ricchi sono tali non tanto per migliori capacità in ambito lavorativo, ma perchè hanno avuto la fortuna di adempiere a lavori con minor concorrenza.
    in quest’ottica un prelievo “in alto” lo si può vedere come una correzione ai semioligopoli diffusi

  6. creonte scrive:

    pietro dici: “E perché, la patrimoniale chi la paga, mia nonna? L’unico modo per ridurre il debito senza aumentare le tasse è tagliare la spesa e privatizzare. E questo basta.”

    ..e mia nonna confezionava la cioccolata!
    tagliare la spesa pubblica vuole (ancher) dire che i privati dovranno sopperire. E quindi pagheranno quelli che hanno meno, sia per motivi personali che di famiglia.

    E’ come se tornando a casa dicessi: “cara, non possiamo pagare i debiti, da domani niente riscaldamenti” Però poi i figli devono comprarsi il cappotto per stare in casa

  7. Piero Sampiero scrive:

    Le alternative alla patrimoniale esistono. Le ha indicate Antonio Martino sul suo blog e in una importante intervista a ‘Panorama’ di poche settimane fa.
    Naturalmente occorre anche una contestuale e seria riforma del fisco, in modo di evitare l’aberrazione che molte società versino il 15% circa degli introiti, intestandosi magari imbarcazioni auto e ville, mentre il comune cittadino, ridotto ormai in schiavitù e povertà,anche grazie alla gang di equitalia, sia costretto a pagare alle casse dello stato e degli enti locali, direttamente o indirettamente, circa il 55% del reddito.
    A ciò andrebbe aggiunta un significativa riduzione dei costi generati dalla partitocrazia e dai carrozzoni politici creati dalla casta a tutti i livelli.
    La patrimoniale farebbe bene alla nomenklatura (la quale manterebbe tal modo i propri privilegi) e soffocherebbe la ripresa economica tanto auspicata.
    A questo punto sarebbe meglio la soluzione islandese…

  8. Carmelo Palma scrive:

    @Gianni Elia: “Dalla biografia si desume che Vasecchi non è altro che un burocrate”. Ecco, questa è una sciocchezza. E’ un avvocato libero professionista, oltre che una persona seria, che tu non conosci e non puoi giudicare da 3 righe di biografia. E’ stato in Cda importanti, come tante persone per bene e per male. Ha delle idee che si possono discutere, come quelle di tutti, molto liberamente, non partendo però dalla “persona”, che è sempre un modo di discutere che se va bene è sbagliato e se va male è offensivo. Domani la discussione sulla patrimonialona continua, con un articolo contro di Giordano Masini. Accorrete numerosi…:-)

  9. Gianni Elia scrive:

    Comunque sarebbe bello capire dove vi fermerete
    Volevate maggiori tasse su interessi e capital gain sono state (quasi) raddoppiate nonostante i portafogli delle famiglie italiane siano in profonda perdita e le perdite non siano di fatto compensabili nè recuperabili.
    Volevate la patrimoniale: hanno imposto un superbollo che ditruggere parte rilevante del rendimento di un qualsiasi portafoglio ammesso che ci sia
    L’inflazione (cioè una tassa imposta da un’agenzia dello stato) è ormai al 3% e la politica della BCE consente allo stato di emettere BOT a tassi in genere negativi in termini reali

  10. Gianni Elia scrive:

    Carmelo, non è una sciocchezza: Valsecchi a parte la qualifica di avvocato che si ottiene superando un esame di stato non ha altro lavoro se non incarichi pubblici o parastatali.

  11. Gianni Elia scrive:

    Alla redazione: peccato che non pubblichiate la mia risposta a Palma. Vi brucia eehh?:-)
    Che pena…

  12. Lucio Scudiero scrive:

    Si, che pena parlare a vanvera di censura o bruciature…

  13. Pietro M. scrive:

    Cari “censuratori” e “censurati”, due cose:

    1. gli attacchi ad hominem (et ad feminam, per par condicio :-D) non sono argomenti, come ben spiega Wikipedia alla voce “fallacy”. se si vuole criticare la patrimoniale, lo si faccia con dati ed argomenti (copiati da NfA, tra l’altro, ho dimenticato di citare la fonte, ma domani usciranno i link che servono). moderate i toni, insomma. tanto di argomenti validi non ne mancano.

    2. su argomenti così illiberali, piuttosto che scrivere un articolo da solo che poi viene confuso con “la posizione ufficiale della Mont Pelerin Society, del Cato Institute, di John Locke e di Lucio Scudiero” e il lettore giustamente si stranisce, si facciano due articoli che inizino un dibattito, pubblicati contemporaneamente, così il dubbio non sorge.

  14. creonte scrive:

    peccato che tutti uesti cani da guardia nei think tank non ciano pure nei siti del pdl…

  15. Gianni Elia scrive:

    Pietro M hai in parte ragione ma la mia risposta originaria non è stata pubblicata.
    Quello che mi preme far notare è che comunque sono le persone che hanno avuto di piu’ dalla politica a essere per la patrimoniale. Non mi pare affattyo un attacco “ad personam”.

  16. Marianna Mascioletti scrive:

    Signor Gianni Elia, o lei sta inventando una censura che non c’è stata, o il suo commento che dice non essere stato pubblicato è finito nello spam ed è stato automaticamente eliminato (conteneva parolacce?). Se ritiene che questo (ipotetico) commento sia assolutamente indispensabile al dibattito, la invito a riscriverlo. Altrimenti, per favore, smetta di gridare alla censura, perché qui siamo tutti adulti e vaccinati.

  17. lorenzo scrive:

    il babypensionato Veltroni ( 9000 euro euro al mese, chissà quanto avrà versato di contributi…) vuole fare una patrimoniale da 600 miliardi di euro

  18. Piccolapatria scrive:

    Poichè i soldi non si colgono sugli alberi, signori favorevoli alla “patrimoniale”, dite voi dove la maggior parte di coloro che ne sarebbero colpiti, andrebbero a prenderli, se non avessero reddito sufficiente? O svende il capitale per far cassa e dare il denaro a questo stato per spendere e spandere ancora e ancora o s’indebita, magari con la disastrata banca dell’esimio Profumo.

  19. filipporiccio scrive:

    Bisogna tagliare la spesa! E’ da trent’anni che si dice che siamo in emergenza, e che dobbiamo ahimé fare patrimoni, incrementi delle tasse eccetera e “subito dopo” faremo le riforme. L’unica proposta fiscale degna di considerazione nella nostra situazione è:
    Tagliare la spesa. Punto.

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