L’Italia è inaffidabile. La colpa è del Cav., ma non solo del Cav.

di CARMELO PALMA – La pressione fiscale arriverà al 44,5% e le entrate tributarie ed extratributarie al 48,7% del Pil. I nodi che irrigidiscono il nostro bilancio e cronicizzano il nostro “male” ci si è ben guardati dall’affrontarli. Sulla spesa previdenziale, tanto movimento, nessuno spostamento. Sull’efficienza della macchina pubblica, le solite promesse. Sul costo e sul “corpo” dello Stato – non solo e non tanto della politica – il solito rinvio. Su tutto il resto, il solito silenzio.

Nella manovra che ieri la Camera ha definitivamente approvato – dopo un mese di fughe in avanti e marce indietro – c’è tutta la prepotenza e l’impotenza del berlusconismo solitario y final. Ma se il nostro Paese appare ad alto “rischio politico”, non è purtroppo il governo a portarne la responsabilità esclusiva. Non solo la maggioranza, ma anche la sinistra ha preferito – come usa dire – buttarla in caciara per eludere le questioni che la crisi del nostro debito ha squadernato sul tavolo della politica. Molto meglio, a quanto pare, inseguire i fantasmi della speculazione – che Tremonti vorrebbe scacciare dal tempio della finanza, come una mala pianta dal campo dell’economia buona – o dell’evasione – come se in essa si riflettesse la lotta tra un vizio privato ed una pubblica virtù. Questo passa il convento del bipolarismo italiano: il paraculismo politico o la superstizione scema.

Alla lettera per così dire  “segreta” di Trichet non hanno risposto picche solo la Lega o il PdL, ma anche la Cgil e il Pd. La richiesta di affrontare coraggiosamente i nodi della previdenza, del mercato del lavoro, delle privatizzazioni, dell’apertura e concorrenzialità dei mercati non è stata elusa solo dalla maggioranza, ma anche, per gran parte, dall’opposizione. Le proposte del Terzo Polo sulla manovra, proprio perché coerenti con la richiesta di rigore e di coraggio che ci veniva da Bruxelles e Francoforte, hanno finito con l’apparire marginali e politicamente non notiziabili. L’impressione che si è data – e che purtroppo si continua a dare – è che per le riforme i numeri non manchino solo in Parlamento, ma anche fuori.

Il paradosso della politica italiana è che di fronte ai problemi ce la si prenda con le soluzioni e di fronte alla malattia con la medicina. I mercati internazionali iniziano a diffidare della solvibilità del nostro debito, perché dubitano della sincerità dei nostri impegni e nell’onestà delle nostre pretese. Anche agli aspetti più eclatanti dell’anomalia italiana – il peso sproporzionato della previdenza sulla spesa sociale, il costo crescente della macchina pubblica, sul piano nazionale come su quello locale, una pressione fiscale abnorme sulla produzione e sul lavoro, una stratificazione inefficiente dei livelli di governo – sembrano appartenere alla fisiologia e all’identità politica di un Paese, che si non si ama e rispetta abbastanza per dirsi la verità e per farsene una ragione.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “L’Italia è inaffidabile. La colpa è del Cav., ma non solo del Cav.”

  1. inutile scrive:

    Quando il FLI avrà coraggio di andare in Televisione e urlare come fa qui di nascosto le sue proposte LIBERALI?
    Fini dirà in televisione voglio aumentare l’età pensionabile?
    Aspettiamo fiduciosi.
    Nel frattempo la battaglia inutile sull’abolizione delle provincie per la quale tanto si era scritto come nodo importantissimo è stata realizzata dal governo.
    Abbiamo un’imposizione fiscale per i giovani nuovi imprenditori unica in europa e forse nel mondo
    Taglio delle miriade di poltrone attuato da questo governo
    Verissimo ha fatto poco e poteva fare molto di più, però noto come si preferisca lamentarsi invece di cogliere quello di buono fatto, tipico atteggiamento distruttivo. Nel mondo i dati non dicono che siamo peggio di altri, anzi se andiamo vedere Borse, indebitamento ecc ecc siamo dove siamo sempre stati se non meglio.
    Chi è liberale deve avere dentro di se l’ammirazione e il sacro fuoco del libero imprenditore, ma se un lavoratore autonomo inizia a guardare solo le cose negative (in ogni campo comrpeso quello familiare) invece di quelle positive (in ogni campo), non otterrà nulla. Anzi questo si può trovare in tutti i testi di relazioni umane, avrà vicino sempre più persone negative e pessimiste che avranno paura di mettersi sul mercato e saranno spaventate dalla meritocrazia.
    Ripeto con il cuore in mano quello già detto, molte volte chi si professa liberale come fosse una religione, dovrebbe prima farlo sul campo non teorizzarlo, troppi liberali che in realtà non si sono mai confrontati con il libero mercato, ma vivono di stipendio fisso (magari statale), con ferie e malattie pagate.

  2. claudio scrive:

    Vero, la colpa è anche di Fini.

  3. Elle Zeta scrive:

    Non per polemica, ma Fini che stasera afferma che avrebbe voluto una patrimoniale…Per il resto, l’Italia continua a mancare di una classe politica e dirigente degna di questo nome. E’ un antico problema che si comincerà a risolvere quando si eliminerà la legge elettorale attuale. Che giochi negativamente il bipolarismo non direi. Infatti tutto è meno che bipolarismo salvo che nel centro destra dove PdL è berlusconi e Lega è bossi.

  4. erasmus scrive:

    Mettetevi il cuore in pace :Fini non è e sarai mai credibile come liberale e non sarà mai il nuovo al posto del fatiscente Berlusconi Rispunterà un arco di centrodestra fondato sul fantomatico partito popolare europec con Casini e Alfano come pilastri portanti..

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