L’euro è fallito. Chi ha ucciso l’Europa?

– Questo articolo “speciale” di Libertiamo segna il dodicesimo mese di collaborazione dell’autore con il web magazine e ne riassume l’intervento del 6 settembre scorso, nel panel di Mirabello dedicato all’Europa. Le parole non hanno avuto effetti sulle fluttuazioni dell’euro, ma fa piacere che qualcuno tra i presenti lo abbia definito un intervento “onesto e coraggioso”: è esattamente il modo in cui lo avevo ideato.

La struttura di un articolo speciale (nel senso precisato sopra) non può che essere tale. Nella prima parte tentiamo una sintesi dello speech, focalizzata sul fallimento del progetto comune europeo, riducendo al minimo le riflessioni, lasciando al lettore la possibilità, se ne avrà tempo e voglia, di trarre le sue conclusioni. Saremmo anzi interessati a discuterle.

La seconda parte dell’articolo inquadra lo sfaldamento dell’Europrogetto nel più ampio scenario degli equilibri mondiali, compiendo un breve viaggio negli alti e bassi nella geopolitica.

Ma veniamo al dunque: non porterà i paesi europei sull’orlo di una guerra mondiale, ma quello dell’euro è un esperimento sostanzialmente fallito (o fallimentare). I problemi sono di natura sia economica – problemi prevedibili e previsti da diversi economisti e ignorati dalla gran parte dei politici – che politica, e hanno portato a una grave crisi di governabilità e ad aspri conflitti tra i governi.

E’ molto recente la notizia proveniente da Atene: c’è liquidità per pagare gli stipendi pubblici solo fino alla fine di ottobre. Chi ormai non prevede per la Grecia un futuro prossimo fuori dall’EMU? O saranno i paesi economicamente e politicamente più solidi a sganciarsi dall’eurozona? Debiti fuori controllo e vuoto di leadership = fine ingloriosa dell’euro. L’equazione mortale potrebbe essere questa.

Dopo i bailout di Grecia, Portogallo e Irlanda, l’Europa sta tentando di salvare Spagna e Italia dal default, ma la sensazione è che quando l’ “atomo” comincia a smembrarsi, diventa difficile tenere insieme anche il nucleo. L’Eurozona – e con essa il progetto europeo – è qualcosa che non può essere rattoppato. Va ripensata radicalmente, eventualmente ricostruita a partire dalle fondamenta. Anche la Bce ha le armi spuntate: può (difficilmente lo farà) ridurre i tassi allo stesso livello di quelli americani ma vi sono poche ragioni per ritenere che una politica monetaria espansiva potrebbe cambiare davvero le cose.

Mentre echeggia il suono delle campane a morte e si discute sulla data del funerale, ci concediamo una divagazione da giallo di serie B: chi ha ucciso l’Europa?

A soccombere non è l’idea di Europa federale (o meglio: confederale), bensì la cooperazione intergovernativa, avvenuta rigorosamente fuori dai trattati e dal sistema di regole, il cui motore principale è sempre stato l’asse Parigi-Berlino, che negli ultimi decenni ha retto anche al cambiamento di guida politica nei governi dei rispettivi paesi. Oggi il Trattato di Lisbona, che proponeva un’Unione fondata su una pluralità di istituzioni, ha perso ogni valore, anche simbolico: esiste e opera solo l’accordo franco-tedesco, che punta dritto al governo economico del sodalizio europeo, con interesse minimo (quasi nullo) per la dimensione politica e sociale dell’integrazione.

Se è vero questo, è anche vero che con la fine della moneta unica tutti starebbero peggio, a partire da noi italiani. E qui veniamo alla seconda parte della riflessione: dal 7 febbraio 1992 (data della firma del Trattato di Maastricht) ad oggi gli equilibri mondiali sono radicalmente cambiati. L’Europa è inquinata da governi e leadership deboli, mentre le logiche nazionali hanno ripreso vigore. Su un imminente ritorno all’ “Europa delle patrie”, non scommetteremmo più di tanto: anche i tedeschi starebbero peggio di oggi. L’Europa si è frammentata e ha perso completamente dinamismo, ma soprattutto tanti paesi emergenti – non solo la Cina: il Brasile, la Turchia, l’India – hanno raggiunto una rilevanza geopolitica (non solo benessere economico) che in pochi avevano immaginato. Tutto ciò cambia e complica maledettamente le cose per i paesi europei. E le turbolenze sui mercati finanziari riflettono anche questo nuovo equilibrio, è inutile negarlo.

Che fare? Noi di Libertiamo sosteniamo l’opportunità di un contingency plan per una nuova dimensione dell’Unione, più flessibile e confederale e meno burocratizzata, nella convinzione che una riforma completa e democratica potrà essere compiuta solo con una terza Convenzione allargata a ministri e parlamentari nazionali e parlamentari europei. Essa rappresenterebbe il passo decisivo per sottrarre i cittadini europei alle conseguenze di problemi profondi e strutturali che stravolgono soprattutto il mercato del lavoro.


Autore: Pierpaolo Renella

Nasce a Chieti, 18 anni dopo Sergio Marchionne. In seguito si trasferisce a Milano e, dopo la laurea in Giurisprudenza, entra nell’industria bancaria, senza più uscirne: prima negli Stati Uniti, poi in Italia, con esperienza in varie attività del mercato dei capitali, dal securities lending ai prodotti strutturati derivati dall’azionario. Liberale sui generis (non è attaccato al denaro), Crociano e Boneschiano in gioventù. Formula politica preferita: non unione di forze laiche, ma unione laica di forze. Massima filosofica: la verità ti rende libero, quando avrà finito con te!

10 Responses to “L’euro è fallito. Chi ha ucciso l’Europa?”

  1. Walter scrive:

    Sono in parte d’accordo con il ragionamento, come più volte espresso non è il sistema euro a mostrare oltre ai prevedibili problemi, ma una sostanziale delegazione del debito al ripianamento offerto dalle economie emergenti. Sostanzialmente la crisi è sopratutto politica, quando abbiamo deciso di non porci domande sulla forma e consistenza del debito. Oggi siamo sul punto di cedere ad economie una volta considerate povere gran pate della nostra ricchezza e sostanzialmente ciò dipende dal minor costo delle loro macchine statali. Dobbiamo chiederci a questo punto se il guado che stiamo attraversando è il caso di portarlo a termine o tornare indietro. La mia ricetta è quella di infondere maggiore politica (quella con la P maiuscola) nel processo di integrazione europea, per non citare sempre Chissinger, dobbiamo cessare di essere nani politici. Poi la ricetta proposta da Libertiamo può andare a risolvere il lato burocratico. Per fare un esempio la Lega è nella stessa posizione verso il sud di quella assunta dalal Germania verso l’Italia, come ci comportiamo nel caso della Lega? La verità che l’Europa non è ancora Nazione come l’America.

  2. Giorgio scrive:

    Ottima e sicuramente attuale analisi e mi ricorda il libro uscito quest’estate “Il fallimento dell’Euro? Ovvero tutto quello che non è stato detto”, dove vengono esposte sostanzialmente le stesse tesi. Tutto è modificabile a questo mondo, è possibile che le regole (cioè il Patto di Stabilità)non può essere oggetto di revisione in chiave “morbida”? Alla fine se rimaniamo strangolati dall’euro chi comprerà più le merci tedesche? Forse qualcuno l’ha finalmente ben spiegato a Stark! Questo non significa continuare nella politica dello sperpero per accontentare tutte le lobby presenti in Italia, ma di rimboccarsi le maniche e cominciare a fare le persone serie.

  3. Walter,

    se la crisi è essenzialmente politica – e questo lo condivido – ci troviamo difronte al paradosso di Merkel-Sarkozy che propongono un governo economico e non politico dell’Europa.
    Proponendo un governo economico, Francia e Germania non fanno altro che emarginare ulteriormente la politica, troppo “rischiosa” (nel senso finanziario del termine) e troppo fallace, in favore della razionalità che compete alla scienza economica.

  4. Carlo P. scrive:

    Sono mesi che seguo Renella, mi sto rendendo conto che è in grado di fare qualunque cosa, quando ci si mette.
    Con la stessa facilità sa vendere allo scoperto le azioni, disegnare scenari geopolitici e suggirere un percorso di ricostruzione dell’Ue. Nonché tutte queste cose insieme. L’articolo che stiamo commentando ne è la dimostrazione pratica.

  5. Carlo,
    le cose che scrivi mi permetto di girarle a mia moglie :-)
    infinitamente grazie!

  6. Pippo scrive:

    Chi ha ucciso l’Europa?
    Quegli stati “Sociali” che mantengono inutili ma costosissime strutture pubbliche e distribuiscono stipendi, prebende, assegni, pensioni, vitalizi e cose del genere a milioni di cittadini non per i meriti da loro conseguiti ma per titolo di appartenenza.
    Pippo il Vecchio

  7. Se l’interdisciplinarietà è una scienza, come io credo, Renella è uno dei massimi esponenti, un decatleta della conoscenza. Ciò premesso tanto buon senso e spirito concreto di osservazione ad uso e consumo di chi ha il mito del monadismo europeo e chi invece ha lo sciocco demone nazionalista.

  8. Maurizio Ranieri scrive:

    Non ho capito per quale salto logico l’Euro È l’Europa e l’Europa È l’Euro. L’Europa non esiste (é una poltiglia indigeribile con 27 lingue, 27 governi ecc ecc non sto a fare l’elenco per altro noto), l’Euro invece esiste, non coincide con l’Europa, ed é pure fatto male. L’unica cosa in comune tra l’Euro e l’Europa, oltre le prime 4 lettere é il fatto che entrambi sono due fatti posticci, artificiali e quindi stanno in piedi finché c’é una specie di convenienza dietro… appena questa termina quelli cadranno e si disfaceranno. Tempo qualche anno… Noi ci dovremmo portare avanti col lavoro e uscire dall’una e dall’altro. Basterebbe una frase del tipo: “Sucateci! Anzi pardon, Scusateci, nel 1950 ci siamo sbagliati, anche nel 1992 e anche dopo.”

  9. pippo scrive:

    Unione Europea ed Euro meno male che esistono.

    Sono periodi difficili ma si supereranno con una Unione Europea più forte, le piccole patrie sono anacronistiche.

    Dispiace che ora abbiamo regole comuni ma non ancora un vero unico mercato interno e tasse divise tra i livelli UE – Paese membro – Regione – Comune

    Non abbiamo ancora adottato una Lingua internazionale ausiliaria (Esperanto) salvaguardando tutte le lingue che parlano gli europei e ponendo tutti i cittadini sullo stesso livello senza vantaggi per gli anglofoni.

  10. Grazie Stefano, dico solo che mi piace guardare in avanti e ciò mi porta necessariamente a contaminare le discipline del sapere.

    Pippo, se il sistema avesse funzionato gli Stati “sociali” – come li chiami tu – e spendaccioni avrebbero contenuto i danni.

    Su Ranieri, invece, aggiungo solo che mi sarei aspettato una conclusione in stile Ida Magli, della serie: la Ue è la sacralizzazione del potere dei banchieri, i banchieri hanno incominciato ad occupare il posto dei politici; con l’Europa siamo giunti all’assolutizzazione del potere nelle mani dei banchieri, ovviamente non eletti da nessuno e non controllati da nessuno.

    Cmq grazie a tutti per aver tenuto vivo il dibattito, malgrado ieri la concorrenza interna fosse forte e, come semmpre, di alto livello.

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