Dopo Mirabello non ci resta che una transizione noiosa e matura

di LUCIO SCUDIERO – Dopo il discorso di Fini a Mirabello siamo tutti un po’ più smarriti. Lo eravamo anche prima, ma la nostra bussola, che pure puntava il nord sull’ignoto, aveva l’ago magnetizzato dall’aspettativa di un cambio di passo possibile. Che non c’è stato.

Non nella misura che aleggiava nell’immaginario collettivo della base. A cominciare dalle dimissioni da Presidente della Camera. Che però francamente, allo stato dei fatti, oramai doveva essere l’ultima delle preoccupazioni del finiano medio. Quello scranno era d’intralcio quando Fini sfidava frontalmente la maggioranza con il peso di numeri che potessero metterla in difficoltà. Era d’intralcio allora perchè quella carica inverava un deficit nella legittimazione dello sfidante. E lo era anche perchè costituiva un argomento, più o meno forte, nella faretra dei suoi avversari. Oggi, visto il contesto, l’irrilevanza parlamentare di Fli e la prospicienza di una crisi istituzionale sistemica, tenerla forse serve più che dismetterla, perchè conferisce al suo detentore l’agio della manovra ai vertici del Palazzo e la garanzia minima di esistere mediaticamente. E non c’è neppure la preoccupazione di stressarne i confini e le prerogative istituzionali, chè tanto anche da quel punto di vista il più è stato già fatto.

Ma certo non solo nelle dimissioni affondava le sue speranze la platea di Mirabello. Chiedeva a Fini il gesto fondativo di una fase nuova, la capacità di narrare l’alterità di un partito nato per differenza e perdutosi nell’addizione a un progetto, quello del Terzo Polo, in cui paiono credere soltanto quelli che vi hanno scorto una ragione di necessità. In primis Rutelli e poi Fini, appunto.

Ha invece ascoltato un discorso compassato e lineare, senza sussulti nè strappi. E ne ha ricavato, come scriveva ieri qualcuno, la convinzione che da oggi non sia più lecito neppure rifugiarsi nella fiducia circa una messianica discesa in campo del leader.

Benvenuta maturità!

Dai toni e dalle parole di Fini, se non altro, è ricavabile l’invito a considerare la prospettiva politica del paese senza ammiccare all’idea di soluzioni di continuità palingenetiche, che sempre producono “che tutto cambi perchè nulla cambi”. Nelle parole che il leader di Fli ha tradotto al suo popolo c’era la consapevolezza che la transizione sistemica in via di perfezionamento debba consumarsi, per il bene di tutti, civilmente e senza false rotture, per il tramite di scelte politiche serie e fisiologiche in una matura democrazia dell’alternanza. E qui che l’idea di un Terzo Polo competitivo, a sè stante tra gli altri Poli, e l’appoggio al referendum elettorale, finiscono col chiudere il cerchio di un auspicio, quello della “transizione morbida”,  che il decorso della crisi economica rischia di consegnare all’irrealtà, spedendo l’Italia al collasso e l’intera sua classe politica, che avrebbe dovuto e potuto fare la “storia” del Paese, nella pattumiera della cronaca.

Gianfranco Fini poteva fare poco di meglio, ma pure molto di peggio. E non lo ha fatto, nè mi aspettavo diversamente. D’altronde, pure lui, ha il passo dell’era politica cui appartiene, che resta il passato. Fenomeni in giro però non ne vedo.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

6 Responses to “Dopo Mirabello non ci resta che una transizione noiosa e matura”

  1. antonio scrive:

    mai come domenica si è visto il passo della sua epoca, il passato! Si è guadagnato un 6 misero, di quelli proprio stiracchiati per le doti oratorie ma per il resto non si salva nulla. à biantet sogni di gloria…

  2. lodovico scrive:

    Ha citato Berlinguer, Almirante e Moro tutti galantuomini e veri politici: l’italia che cambia.
    p.s. poteva citare anche Togliatti che seppe mascherare il dolore di un figlio non perfetto e la sua compagna Iotti,anche loro ver politici e galantuomi: l’italia che cambia.

  3. Morris scrive:

    Tutto vero, però. Un partito o un movimento hanno comunque bisogno di un Leader per rimanere in vita. Paradossalmente la percentuale di consensi di Fini da solo è nettamente superiore a quella di FLI, vorrà dire qualcosa? Le sue dimissioni nel 2009 probabilmente sarebbero state fondamentali per fare cadere Berlusconi, oggi probabilemnte lo sono per evitare la disgregazione di FLI e del suo elettorato di riferimento. Infine, una questione umana di non poco conto nei rapporti con gli altri parlamentari è che alla fine della “giostra” l’unico a non averci perso nulla dalla separazione con il PDL sarà proprio lui.

  4. fini non è mai stato un grande. c’erano tutte le prove quindi non vedo perchè esserne delusi. se uno per 10 volte ti mostra di esser tondo perchè poi ci si aspetta che si quadro.

    scudiero, leggo che sei campano.
    beh, saprai benissimo allora cosa è l’ UDC di DeMita e chi comandi veramente .
    ecco, allora mi si deve dire cosa ci si aspetta da FLI visto che è alleata di Rutelli e dell’ UDC .
    ma seriamente e non facendo finta che DellaVedova valga , come potere, un DeMita.

  5. bruno scrive:

    io credo nel progetto di FLI anche se un progetto forse ancora non c’e’, e in cosa dovrei credere altrimenti? A quale proposta seria, credibile avvincente e coinvolgente dovrei guardare? A quella di un centro sinistra che pare voler riesumare il cadavere dell’Ulivo anche se i suoi protagonisti non osano ammetterlo?; al centro destra dei Tarantini e dei Lavitola? o a quello del grande Ricattato ed Avvelenatore e dei suoi camerieri che biascicano di partito degli onesti dimostrando una vene di involontaria e grottesca comicita’. Inorridite al pensiero di un terzo polo? ma poi qui qualcuno non disdegnerebbe di riallacciarsi, membra, anima e cuore con i vecchi compagni di viaggio, quelli che applaudirono ebeti e vili la cacciata di Fini. Dite no ad un’alleanza istituzionale di salute pubblica e ai referendum elettorali perche’ temete il tramonto del maggioritario e del bipolarismo ma tacete o quasi vi compiacete su e del fatto che l’attuale legge elettorale ha consentito di riempire il Parlamento di onorevoli non eletti dai cittadini se non in forma palesemente pleonastica ma calati dall’alto per poi essere come tanti burattini manovrati dal grande burattinaio. Io mi tengo stretto il compassato e maturo Fini e l’evanescente e debole progetto di FLI sapendo che comunque c’e’ un terreno su cui si puo’ lavorare e su cui sia pur lentamente dopo semina faticosa e contrastata germoglieranno e si coglieranno dei frutti che non saranno pero’ marci e velenosi come quelli che qualcuno vorrebbe riproporci risospingendoci tra le braccia del centro destra di un centro destra magari di rito post arcoriano in ossequio ad un bipolarismo dei polli (che poi sarebbero i soliti noti lavoratori, cittadini sfigati che le tasse le pagano per poter alimentare i festini erotico affaristici della destra ultra liberale che la rivoluzione liberale l’ha fatta solo tra le prezzolatissime braccia di dolci signorine

  6. Morris scrive:

    C’è chi crede “ad un progetto che non c’è”, chi crede ad un “Presidente di partito che non c’è”. E’ triste dover credere a quello che non c’è perchè quello che c’è non ci dà nessuna speranza.
    Ma l’alternanza politica ha bisogno di un rapporto con l’elettore di tipo maturo, chi governa male va a casa. Unica chance è indicare un nuovo Premier che sia così credibile da meritare una nuova chance elettorale. Votare solo per tifo politico a me non piace. Ascoltare i tanti che dicono seguo Fini da decenni…, a me non piace. Fini non è un uomo per tutte le stagioni, la politica deve essere rinnovata radicalmente rinfrescandola e ringiovanendola. Fini può essere il traghettatore verso una fase nuova, nulla di più. I partiti devono avere il coraggio di presentare facce nuove e di svecchiare la società italiana. L’atteggiamento “illuminato” di quelli che vedono e capiscono i problemi dei giovani, senza però cedere di un millimetro i propri privilegi mi annoia.
    Fare le primarie interne per i propri candidati parlamentari, rinunciare volontariamente ai propri privilegi si può fare da subito, senza bisogno di fare nuove leggi elettorali o parlamentari.
    Forse il problema non sono l’assenza di progetti, ma l’assenza di azioni PERSONALI concrete che mostrino un nuovo politico.
    Il vecchio politico non può pensare di proporre nuove regole per una nuova Politica, si deve prima rinnovare “da sè”. E’ di questo che abbiamo bisogno, di politici che si rinnovino “da sè”. Lo possono fare anche da domani.

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