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Censimento Istat. Le coppie gay? Giochino a bridge!

Sono passati dieci anni dall’ultimo censimento e in autunno rientreranno nelle case degli italiani i moduli con i quali l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, fotografa non solo il numero degli abitanti del Belpaese, ma anche le loro abitudini più comuni, come con che mezzo si recano al lavoro o con chi condividono il proprio tetto.

Proprio su questo ultimo punto spicca una delle novità della ricerca di quest’anno: gli analisti di via Fontanarosa, quasi sfidando i precetti di Santa Romana Chiesa, si sono voluti chiedere quante coppie conviventi esistano in Italia e così all’articolo 4 del questionario hanno inserito, tra le opzioni di famiglia, immediatamente dopo la casella “coniuge”, quella di “convivente”.

Già, perché la realtà dei conviventi non sposati è un fenomeno in palese crescita, nonostante ancora oggi si tratti di una situazione di clandestinità e quasi di vergogna dovuta all’interessato disinteresse del legislatore. Il salto dai conviventi etero a quelli gay è stato breve: immediatamente le associazioni omosessuali italiane hanno salutato l’iniziativa come un’occasione per far conoscere allo Stato l’esistenza anche al di sotto del Brennero delle coppie stabili dello stesso sesso e, di conseguenza, del colpevole e palese ritardo che l’Italietta “patria del diritto” ha in materia non solo rispetto all’Europa, ma persino all’Ecuador ed al Sudafrica.

Tuttavia è bastato il mezzo giubilo del variopinto movimento gay e qualche dichiarazione del prezzemolo-Scalfarotto (nel senso che si butta in tutte le minestre già cotte) a far strillare allo scandalo Il Giornale di Sallusti, lo stesso che sarebbe pronto a difendere il dio-Silvio anche se risultasse essere l’utilizzatore finale del più scandaloso giro di prostituzione (al potere e non solo al denaro) che la storia politica italiana ricordi. In un articolo l’house organ del berlusconismo ha spiegato che per l’Italia berlusconiana vanno bene solo le coppie conviventi solidamente eterosessuali, possibilmente senza componenti maschili.

A riprova di tutto Il Giornale ha riportato una dichiarazione della dottoressa Viviana Egidi, curatrice del modulo Istat: “contare le coppie gay non è un obiettivo del censimento”. Già, verrebbe da chiedersi, perché due uomini o due donne che convivono possono essere di tutto fuorché una coppia. Compagni di bridge, magari, ma persone che si amano proprio no. Ha continuato la Egidi su Il Giornale: “Nello stilare il modulo, l’Istat si attiene al regolamento anagrafico”, dove per famiglia si intende

un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità , adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

Quella che ai meno attenti potrebbe risultare una buona disposizione d’animo dell’Istat, in realtà è quanto stabilito nel D.P.R. 223/89,  con una norma che riconosce già oggi a due gay che si amano una parvenza “anagrafica” di vita familiare. Non resta quindi che armarsi di pazienza e spiegare al giovanotto che suonerà alla porta con sotto braccio i moduli dell’Istat che in casa si è in due, che c’è solo un letto matrimoniale e che proprio non si è capaci di giocare a bridge.


Autore: Enrico Oliari

Nato nel 1970. Presidente di GayLib, associazione dei gay di centrodestra, dal 1997. Autore di diversi studi sul mondo dell'omosessualità fra i quali "L'omodelinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti" (2006) e "Omosessuali? Compagni che sbagliano. Comunismo e omosessualità" (2010). E' membro dell'Assemblea nazionale di FLI.

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