Ogm: una sentenza che (non) farà storia. Intervista a Roberto Defez

– Questione procedurale o sostanziale, la sentenza della Corte europea di giustizia che ha dato torto alla Francia sul bando imposto da Parigi alla coltivazione di mais transgenico Mon 810 potrebbe avere conseguenze importanti: altri paesi,Germania, Austria, Ungheria, Lussemburgo, Bulgaria e Grecia hanno seguito procedure analoghe per impedire sul loro territorio la coltivazione di mais OGM, e adesso la decisione della Corte potrebbe aprire la strada per nuovi scenari.

Il fatto è che per invocare la cosiddetta clausola di salvaguardia, che autorizza gli stati a sospendere la coltivazione di una varietà geneticamente modificata autorizzata a livello europeo, è necessario presentare delle evidenze che dimostrerebbero la sussistenza di pericoli per la salute o per l’ambiente, e quelle presentate dalla Francia sono state, come era largamente prevedibile, respinte dall’agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) come inconsistenti. E se dal 2007 ad oggi l’Europa non si è ancora espressa a livello politico sulla richiesta francese di applicazione della clausola di salvaguardia, oggi la Corte dà torto al paese transalpino sul cui territorio,quindi, sarebbe possibile la coltivazione di mais Mon 810 fin dalla prossima stagione di semina. Il ministro dell’ecologia francese ha fatto sapere che Parigi presenterà una nuova richiesta di applicazione della clausola, in modo da ricominciare l’iter dilatorio che permetterebbe di sospendere la coltivazione di mais transgenico per qualche altro anno, magari fino ad una  nuova sentenza della Corte, ma è evidente che nel frattempo chi sostiene la legittimità di coltivare anche in Europa varietà che permettono di produrre quantità maggiori di cibo più sicuro a costi inferiori avrebbe buone ragioni per affilare le armi. Ne parliamo con Roberto Defez, primo ricercatore all’Istituto di Genetica e Biofisica Adriano Buzzati Traverso del CNR di Napoli, dove dirige il gruppo di ricerca di Biotecnologie microbiche.

Professor Defez, la sentenza della Corte di giustizia europea è probabilmente la novità di maggior rilievo da quando ci siamo incontrati l’ultima volta, in occasione dell’assemblea di Futuragra dello scorso febbraio. Eppure sul suo sito, salmone.org,commentando la notizia sembra sostenere che nonostante la sua portata storica,questa sentenza non è destinata a cambiare la storia. Perché?

Perché i governi europei hanno seguito ed incoraggiato la credenza popolare che vede le biotecnologie in agricoltura come il segno del disprezzo dell’uomo per la natura: il governo francese non potrà fare altro che insistere con nuove fantomatiche clausole di salvaguardia basate su risultanze parascientifiche che hanno l’unico obbiettivo di far passare altri tre anni e quindi la patata bollente nelle mani del prossimo governo. Se autorizzassero la coltivazione di mais OGM pagherebbero un alto prezzo elettorale e darebbero un insperato argomento alla campagna elettorale degli ecologisti e dei socialisti.Perché mai dovrebbero esporsi a queste critiche? Le aziende produttrici di semi OGM sono per lo più statunitensi mentre le aziende europee sono molto più forti nella produzione di chimica ed agrofarmaci. Per questo le industrie europee non stanno facendo pressione per l’introduzione degli  OGM. Far approvare oggi in Europa una nuova varietà OGM  per la coltivazione costa tantissimo tempo e denaro, più di quanto ne potrebbe tornare indietro dalla vendita di quei semi ingegnerizzati. Come mai altrimenti Monsanto non ha mai chiesto davvero di coltivare la soia OGM in Europa?

L’accordo, tacito o esplicito, è che la mangimistica si fa usando OGM d’importazione mentre per il consumo umano diretto si resta OGM-free. Alterare questa pace non dichiarata introducendo in Francia la coltivazione di mais Bt potrebbe scatenare una nuova costosa guerra commerciale. L’Europa si sta deliberatamente stringendo il cappio al collo, ma non si può chiedere alle multinazionali di accollarsi l’onere di dare consigli non richiesti e non graditi. Le prime vittime di queste scelte sono evidentemente gli agricoltori e gli scienziati del settore.

Apertura all’importazione di materie prime agricole OGM destinate all’alimentazione animale, quindi, in cambio di una scarsa conflittualità sul tema delle semine in Europa. Paradossalmente, quindi, quelle multinazionali accusate dai movimenti ambientalisti di rappresentare il male assoluto potrebbero rivelarsi,in questa occasione, degli alleati involontari degli stessi movimenti, almeno nel vecchio continente. Il mondo scientifico e quello agricolo (quest’ultimo, evidentemente, a corto di rappresentanza) devono quindi contare esclusivamente sulle proprie forze?

Sì.  L’onere di cercare di cambiare rotta ricade esclusivamente sul mondo agricolo e sulla ricerca pubblica. La politica cambierà direzione solo nel momento in cui riterrà di poterne trarre un beneficio, e ad oggi non sembrano esserci ancora queste condizioni. Chissà cosa avverrà quando la nuova PAC si abbatterà sui nostri campi e alcuni faranno finta di svegliarsi dopo essere ingrassati in una agricoltura assistita slegata dall’innovazione e quindi non competitiva…

L’involontario sodalizio tra aziende produttrici di OGM e lobbies ambientaliste non è, d’altra parte, né nuovo né sorprendente. Sta anzi alla base della concentrazione in poche mani della gran parte dei brevetti biotech quasi tutti frutto della ricerca pubblica internazionale e poi svenduti a poco prezzo man  mano che i costi delle analisi e dei controlli per la sicurezza alimentare ed ambientale volavano alle stelle. Oggi portare un brevetto dal laboratorio allo scaffale costa circa 100 milioni di euro:  è evidente che le multinazionali sementiere, le uniche che dispongono di grandi capitali, hanno tutto l’interesse a tenere alti questi costi. E  le altre “multinazionali”, quelle ambientaliste, danno loro una grande mano chiedendo sempre più prove, test econtrolli, e  sempre più onerosi, senza che mai un solo OGM commercializzato abbia portato in ospedale un solo consumatore al mondo. Un vero fiume di denaro sprecato per assecondare e alimentare le paure recondite dei consumatori.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

4 Responses to “Ogm: una sentenza che (non) farà storia. Intervista a Roberto Defez”

  1. Se qualcuno vuole coltivare mais transgenico (così come altri prodotti) faccia pure, però che sia scritto sulle etichette, bello in grande che si tratta di prodotti transgenici, così da consentire a chicchessia, di acquistare il prodotto che lo interessa. Poi, se da un controllo, emerge che un produttore ha venduto fischi, indicando fiaschi tra gli ingredienti, allora, facciamolo chiudere e togliamogli la licenza, a vita. A prescindere da ciò che si vende, secondo me è importante non mentire mai sulle etichette!

  2. Giordano Masini scrive:

    @Fabrizio. la pretesa che la presenza di OGM sia indicata in etichetta non è corretta, per una ragione molto semplice: è chi coltiva OGM-free, così come già avviene con il biologico, che è interessato a che questa caratteristica, che egli ritiene peculiare e migliorativa del suo prodotto, venga indicata in etichetta. Se produco biologico lo scrivo in etichetta, e mi assumo la responsabilità, innanztutto verso i miei clienti, che il prodotto sia conforme a quel che dichiaro. Se produco rigorosamente OGM-free dovrebbe valere lo stesso principio, dato che non posso pretendere di scaricare sugli altri l’onere di salvaguardare e rendere riconoscibile il mio prodotto.

    ps. Non esiste una “licenza” per coltivare la terra, grazie al cielo!

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  1. […] 12 settembre 2011 tags: agricoltura, europa, francia, ogm, scienza, UE di Giordano Masini Libertiamo – […]