Niente rupture, la sfida di Fini è al Terzo Polo

di SIMONA BONFANTE – C’era aspettativa per una scossa, si chiedeva una “fase due”. Dare un po’ d’acqua agli affaticati traversatori del deserto: così li ha definiti Enzo Raisi i militanti di Futuro e libertà. A quegli assetati accorsi a Mirabello un anno dopo, tuttavia, il Presidente Fini la scossa non l’ha data.

Quello che ha dato è una traccia di scenario. Rispetto al partito, ad esempio: il Presidente – neo tessera N.1 – ne ha contingentato l’esistenza alla transitorietà della natura movimentista. Un movimento funziona con le “idee” non con gli “organigrammi” – ha spiegato. E questo, ai ragazzi che sono entrati in Fli per fare Politica con la maiuscola, siamo certi abbia fatto piacere.

C’è pure una ‘novità’ nello speech: per la prima volta, il Presidente, scopre le carte al tavolo del Terzo Polo. La legge elettorale, nella fattispecie. Lo sbandamento sul referendum anti-porcellum aveva dato l’idea che Fli potesse accodarsi alla richiesta di Udc e Api per il ritorno al proporzionale puro e alle preferenze – e questo sarebbe stato pesante da sostenere. Fini ha fatto invece capire, intanto, che Fli una opinione sua in merito ce l’ha e che quell’opinione è strutturalmente diversa da quella degli alleati, e che quindi Fli, in autonomia, appoggerà l’iniziativa referendaria. Il referendum maggioritario non serve a Fli, un partito che i sondaggi danno oggi tra il 3 e il 4%. Ma serve evidentemente al discorso e alla prospettiva finiana, che è quella di un Terzo Polo, che pensa in grande e “si candida alla guida del Paese” e non in piccolo, accontentandosi di non far vincere gli altri.

Questo può aprire nuovi scenari, perché nella sfida interna si gioca la tenuta prospettica del Terzo Polo, e si misura la capacità di leadership di Fli nella dimensione politico-culturale-sociale del centro-destra. Scenari, appunto: non rupture. Le dimissioni dalla Presidenza della Camera, cioè, non ci sono state. Questo continuerà ad esporre Fini alle critiche e la base del partito – pardon, del movimento – alla sindrome da abbandono che l’ha colpita in questo anno, come dimostrano i fischi di frustrazione con cui alcuni militanti hanno accolto le non-dimissioni. Elementi entrambi di vulnerabilità che è imprudente sottovalutare.

A Mirabello, Fini ha predisposto le manovre preliminari di posizionamento. Il che vuol dire andare avanti per le lunghe, ché – oggettivamente – nessuno al momento è in grado di fare previsioni, pianificare strategie.  Il problema è che se per il Pd o l’Udc il fattore ‘tempo’ può anche giocare a favore, per Fli, che sconta una prolungata fase di stallo, rinviare troppo in là il ritorno al centro della scena potrebbe decretarne la marginalità, ché a bordo campo, c’è già una paio di papi neri che scaldano i muscoli.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Niente rupture, la sfida di Fini è al Terzo Polo”

  1. lodovico scrive:

    Una nuova destra moderna e liberale: Rutelli e Casini…..con Fini che li precede. Un gran bel movimento.

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