di CARMELO PALMA – Da ieri, in edicola con L’Espresso, è distribuito “ZERO – inchiesta sull’11 settembre”, un film-documentario, che “dimostra” che la verità sull’11 settembre è falsa. Parole e musica di Giulietto Chiesa. La vera verità dei fatti sarebbe invece che la vittima è il carnefice, che gli Stati Uniti hanno auto-attentato alla propria stessa sicurezza per accrescere la propria potenza.

Solo il sangue copiosamente versato sul suolo americano avrebbe infatti giustificato le mani libere e le maniere forti usate fuori dai confini violati. Questa, grosso modo, la tesi: Bush voleva la guerra e ha trovato o inventato chi gliela dichiarasse. Quello di Chiesa e degli altri cospirazionisti, per cui l’11 settembre è un complotto americano, è un negazionismo 2.0. Non nega il fatto che qualcosa sia successo, ma i fatti – che sia cioè successo ciò che è successo. I negazionisti della Shoah potrebbero anch’essi convertirsi al negazionismo scientifico e spiegare Auschwitz come un complotto sionista.

Infatti, proprio Auschwitz giustificò lo stato di Israele. Il dopo spiega il prima, l’effetto la causa, che è in realtà l’effetto dell’effetto. È, purtroppo, del tutto inutile “sbufalare” il racconto, perché il successo della bufala non riflette la forza dell’argomento, ma quella del sentimento, non della scienza, ma del pregiudizio. La colpa dell’America o degli ebrei precede e “prova” la loro colpevolezza.

Non solo gli attentati dell’11 settembre, ma anche queste ricostruzioni degli eventi, hanno un fondo nichilistico. E a distanza di dieci anni raccontano, più delle rivolte pacifiste contro la guerra in Afghanistan – per non parlare di quella in Iraq – quanto insieme ci minacci e ci persuada l’odio per il cuore così “americano” dell’Occidente.

Dopo l’11 settembre, l’America non scoprì solo che la storia non era finita, ma che la sua sventura meritava, in tanta parte del mondo, lo stesso disprezzo che la sua fortuna. Come ha spiegato André Glucksmann, quest’odio è il surrogato ideologico della paranoia totalitaria del XX secolo. Non solo di quella che – contro l’Occidente – accende la fantasia fanatica dell’islamismo radicale, ma anche di quella che – dentro l’Occidente, tra le vedove e gli orfani di Yalta – la frustrazione alimenta e la “distruzione” del nemico americano lenisce. Dovremmo quasi ringraziare l’Espresso per avercelo ricordato. Delle memorie dell’11 settembre, questa è la più dolorosa e necessaria.