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Wikileaks evolution

– La vicenda Cablegate 2 è tanto ingarbugliata quanto nota e rintracciare precise responsabilità non è un esercizio banale di santificazione o, al contrario, di demonizzazione del biondissimo Assange. Per riflettere è utile ricostruire l’intera storia: sul sito di WikiLeaks il 2 Settembre sono stati pubblicati senza alcuna omissione né nessun atto editoriale i 251mila cablogrammi della diplomazia americana di cui  l’organizzazione è in possesso. Le testate collaboratrici hanno subito preso le distanze dalla scelta, inviando un comunicato congiunto in cui criticano la pubblicazione integrale dei documenti. Tra i giornali firmatari della protesta c’è anche il Guardian, che ha avuto, attraverso il giornalista David Leigh, un ruolo e una responsabilità ben precisa. Il direttore esecutivo del servizio investigazioni del Guardian, infatti, ha pubblicato nel Febbraio 2011 il libro WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy nel quale ha reso nota la password che lo stesso Assange gli aveva riferito, in forma verbale, per accedere alla versione integrale dei cablo. Dopo circa 7 mesi il settimanale Der Freitag prova la password e realizza lo scoop: funziona ancora, in rete circolano i documenti della diplomazia americana corredati dei nomi delle fonti, dei collaboratori di WikiLeaks. L’organizzazione reagisce chiedendo su Twitter ai propri followers se pubblicare direttamente i documenti non editati. Si può intervenire nel dibattito semplicemente attraverso le hashtag #wlvotesi o, al contrario, #wlvoteno. Secondo Assange il risultato è 100 a 1, ragione per cui, alla luce della trasparenza sempre evocata come motivazione principale per la propria azione, WikiLeaks pubblica tutti i documenti in un unico torrent. Scoppia la polemica, i giornalisti si affrettano a decretare la morte di Assange, l’imminente fallimento di WikiLeaks la cui immagine pubblica si sarebbe tramutata da quella di eroe della verità a inaffidabile divulgatore di notizie.

Tutta la vicenda, complessa, potrebbe essere analizzata attraverso uno schema SWOT: punti di forza, punti di debolezza, opportunità e minacce. Il punto di forza di Wikileaks è lampante: l’organizzazione si è comportata  applicando la virtù di cui s’è sempre detta promotrice, la trasparenza. È difficile mettere un confine al principio di trasparenza e, tanto meno, a quello di verità. Inoltre WikiLeaks ha scelto di procedere alla pubblicazione solo dopo l’errore, imperdonabile, del giornalista del Guardian e dopo una votazione online. Quindi, Assange, ha dato seguito al principio per cui ha messo in piedi l’organizzazione. È una ragione sufficiente per considerare la circolazione dei documenti non editati una conquista in termini di libera informazione? No, perché lo stesso Assange poco tempo prima, nel mese di Gennaio, aveva pubblicamente stabilito il limite, stavolta travalicato abbondantemente, della trasparenza. Il biondissimo Julian aveva, infatti, dichiarato in una intervista a Paris Match, come ricorda Micha L. Sifry: «La trasparenza deve essere proporzionale al potere che una persona detiene. Maggior potere, e maggiori rischi generati da quel potere, corrispondono a una maggiore esigenza di trasparenza. Al contrario, più una persone è debole più la trasparenza può essere pericolosa».

Una regola alla quale WikiLeaks avrebbe dovuto attenersi, per mantenere la propria credibilità, anche in questa occasione. Ecco il punto di debolezza: per una ragione di controversie personali è compromessa la qualità dell’organizzazione, un aspetto determinante per continuare a considerarla credibile e meritevole di attenzione. Come in politica, infatti, oltre al valore del contenuto  conta quello della fonte che lo rende noto o lo promuove.  L’ulteriore possibile coinvolgimento di Daniel Domscheit-Berg, l’ex socio che se ne è andato sbattendo la porta e fondando OpenLeaks, il quale avrebbe la responsabilità, non accertata, di aver suggerito a Der Freitag lo scoop con l’obiettivo di screditare Assange, è un elemento ancor più svilente. Rende la vicenda un caso di invidie personali, come se il mondo del web, in fondo, non si differenziasse troppo da quello spesso misero delle vicende editoriali più classiche. È come se Assange, e questo è il grande punto di debolezza, si fosse insuocerito, coinvolto in una questione da bassa portineria, diventando, così, più fragile sul piano personale e del ruolo pubblico.

C‘è però una grande opportunità per WikiLeaks: l’affermazione del principio di trasparenza corrisponde al consolidamento della propria vocazione. L’organizzazione, insomma, potrebbe sopravvivere alle questioni personali del proprio fondatore. Proprio come accade in un partito, un qualunque soggetto che svolge un ruolo pubblico può superare gli uomini che lo animano e promuovono. Si rafforza WikiLeaks con il diffondersi della cultura della trasparenza, perde punti, invece, Assange, debole nella gestione dell’intera vicenda. È la sua figura ad apparire appannata, non la cultura del leaks. Un ultimo monito, però, all’organizzazione e al Guardian. La vera minaccia di contesto riguarda l’indebolimento delle relazioni tra Rete e media tradizionali, come se tra i due mondi ci fosse una frattura concettuale, profonda. WikiLeaks dovrebbe ammettere gli errori di Assange, così come il Guardian ha il compito di scusarsi per il gesto compiuto da David Leigh il quale, in fin dei conti, è il detentore della massima responsabilità nell’intera questione.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

2 Responses to “Wikileaks evolution”

  1. goffredo scrive:

    suggerisco a VOI interessati a questa tematica di leggere anche questo link:
    http://www.youcandid.com/video/2cfaa790c2ec601fdab31759616af4ce/

  2. Sandro kensan scrive:

    Non mi pare ci siano scusanti per avere pubblicato la password del file cifrato che contiene tutti i cable nella forma originale. Poi pubblicarle su un libro significa che la volontà era precisa quindi le scuse non servono.

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