La Cancelliera perduta

– La batosta era nell’aria da qualche mese. Nessuno pensava però che potesse essere così pesante. Domenica scorsa il Meclemburgo ha rinnovato il Parlamentino regionale di Schwerin. Soltanto il 53% degli elettori si è recato al seggio. Le indagini demoscopiche indicano che ad essere rimasti a casa sono stati in maggioranza gli elettori conservatori. E il risultato si vede. CDU ed FDP, i due partiti che governano a Berlino, sono letteralmente affondati. I democristiani si sono fermati sotto il 24%, mentre i liberali non hanno raggiunto nemmeno il 3%. L’SPD è volato oltre il 36%, stabile Die Linke al 18%, furore per i Verdi, che sono entrati per la prima volta nel Landtag nordoccidentale con più dell’8% dei suffragi. Di lieve entità il calo dei neonazisti dell’NPD, che si sono fermati al 6%.

Ad aver pesato sull’esito finale non è stata soltanto la mediocre prestazione dell’esecutivo giallo-nero in quel di Berlino. Il Meclemburgo è una roccaforte socialdemocratica da almeno tredici anni. Da appena tre, la CDU è stata risucchiata in una grande coalizione, nella quale la parte del leone la fa il governatore Erwin Sellering, un socialdemocratico molto spigliato, i cui tassi di apprezzamento sfiorano l’80%. Tanto che alcuni osservatori ne hanno parlato come potenziale candidato alla Cancelleria nel 2013. La CDU, al contrario, ha presentato Lorenz Caffier, un candidato debole e poco conosciuto. Sui democristiani sono ricadute le colpe di tutte le imprecisioni dell’attuale coalizione locale. Riforma dei circondari e della polizia locale non sono certo state popolari tra la gente. Pur avendole varate con l’SPD, è stata soltanto la CDU ad essersi sobbarcata il peso del malcontento. Complice la scarsa credibilità della signora Merkel sull’eurosalvataggio, i democristiani hanno addirittura superato le attese già poco rosee. Lo stesso dicasi per i liberali, stretti da due anni nella morsa attendista della Cancelliera. La scelta di rimangiarsi la parola su atomo, eurosalvataggio, sgravi fiscali sta insomma facendo colare a picco l’alleanza cristiano–liberale, partita già due anni or sono col piede sbagliato.

Le numerose vittorie dell’SPD nel corso del 2011 interrogano la coscienza comune sul tasso di europeismo dell’elettorato tedesco. Se i tedeschi votano SPD e se l’SPD è fautrice di una più profonda integrazione europea, significa forse che i tedeschi sono meno euroscettici di quanto in realtà si dice? Io sono dell’avviso che questa equazione sia fallace. In primo luogo, perché, a differenza dell’Italia, le elezioni nei Länder sono comunque sempre consultazioni, nelle quali il fattore locale conta di più di quello federale. In secondo luogo, perché qualsiasi sondaggio divulgato negli scorsi mesi mostra che i tedeschi sono fortemente preoccupati da un’ipotesi di Transferunion, quale quella di fatto proposta da socialdemocratici, Verdi e Linke. In terzo luogo, perché l’immagine di una Merkel euroscettica è più forte all’estero, che in patria, dove una buona fetta dell’opinione pubblica la considera viceversa troppo condizionata da Bruxelles.

La vittoria dei socialdemocratici in Renania–Palatinato, Land di Amburgo e Meclemburgo si deve più che altro ricondurre ad una questione di metodo e di immagine. CDU e FDP hanno perso credibilità agli occhi dell’elettore medio, per la loro incapacità di districare problemi urgenti, tra i quali il nodo dell’eurocrisi. Se non c’è una linea chiara (“aiuti sì, aiuti no”), l’elettore sbatte la porta e se ne va. E così è avvenuto. SPD e Verdi, al di là delle loro posizioni di merito, si presentano infatti come una “forza tranquilla”, in grado di affrontare le crisi (energetiche, finanziarie ecc.) con meno tatticismo. Che poi ciò sia vero, è opinabile. I socialdemocratici si ritroveranno la patata bollente tra due anni. Fin d’ora, d’altronde, gli entusiasmi europeisti della sinistra tedesca sono mitigati dalle numerose iniziative per garantire che le prerogative del Bundestag siano tutelate e per consentire che, anche nel caso di cessione di poteri fiscali, la Germania occupi un ruolo di controllo e direttiva predominante. L’euro è stato fatto con la Germania e per la Germania. Neanche sotto l’egida dei socialdemocratici, Berlino si immolerà per senso di “solidarietà”. Se lo dovesse fare, stiamo certi che gli elettori volteranno loro le spalle, così come stanno facendo oggi con la signora Merkel.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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