Strage di fiducia

di LUCIO SCUDIERO – E’ una strage di fiducia.

Tra politica, istituzioni e cittadini. L’ultimo triennio ha definitivamente sancito l’equazione che chi comanda “ruba”. La legislatura si è snodata tra inchieste e casi accertati di corruzione, tra soubrette e predoni più che inclini al ricatto contro i massimi vertici delle istituzioni. L’Italia intera ha letto le cronache di ministri, parlamentari, premier, alti dirigenti di Stato e imprenditori sopresi  a declinare in maniera incurabilmente malata la sostanza dei rapporti tra politica e società, per il tramite di prebende e mazzette, sesso e assegni staccati al silenzio, normette e clientele. E nonostante tutto ciò il Paese non è parso pronto a utilizzare la massima della sfiducia in sillogismo, continuando a credere che i pubblici poteri potessero  virtuosamente funzionare nonostante i loro pubblici stupratori: il risultato dei referendum sull’acqua ne è prova.

Tra le forze sociali.  In assenza di qualsivoglia indirizzo politico, ‘padroni’ e sindacati avevano dovuto esperire la via dell’autogestione, a suon di strappi pionieristici (Fiat) e accordi faticosi (quello del giugno scorso) che mutavano, per quel che potevano, l’insostenibile modello delle relazioni industriali vigente nel Paese.  Per quel che esse non potevano,  nulla hanno voluto per tre anni un governo e una maggioranza prive di visione sistemica, la cui “migliore” sortita nel campo giuslavoristico è stata quella norma inserita nella manovra d’emergenza che demanda alla contrattazione decentrata la possibilità di deroghe al regime normativo ordinario. Si tratta della semina della zizzania in un campo che sarebbe materia di intervento della Politica (con la P maiuscola): chi vuole abrogare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori dovrebbe dirlo chiaro e tondo e spiegarne le ragioni al paese. Chè sono tante e sacrosante, una più dell’altra. Non è decoroso gettare il sasso e nascondere la mano, ma mi rendo conto che chiedere alla maggioranza di Scilipoti di affrontare a viso aperto lo scontro esiziale con quell’agenzia del sottosviluppo che è la CGIL, è troppo.

L’Italia intanto resta una paese morto all’attenzione degli investitori mondiali per il peso della selva di norme che lo regolamentano e per la totale inaffidabilità della sua classe dirigente. Tra un pessimo governo e un’alternativa sinistro/sindacale ancor peggiore non c’è scampo.

Tra padri e figli. Che sarebbe a dire tra outsider ed insider, tra chi lavora e chi campa di rendita. Non c’è crescita economica, non c’è stata riforma del lavoro e le modifiche al margine sulle pensioni sono state tutte interne a una sistema che riguarda pochi, sempre meno, a cospetto dei molti che non hanno nè welfare nè speranza che la spesa pensionistica italiana possa un giorno catapultare qualche spicciolo nelle loro tasche.

Tra istituzioni e paesi europei.  Soltanto quando la crisi ha toccato quel pachiderma che è il debito pubblico italiano (cosa peraltro prevista e prevedibile fin dal suo esordio) l’Europa ha capito di avere il baratro a un passo. La reazione chiesta e non ottenuta dalle istituzioni italiane, che in meno di un mese hanno approntato e disfatto tre manovre, e altre ne dovranno approntare, ha restituito ai nostri partner l’immagine definitiva di un Italia “leggera” perfino nella tragedia del collasso economico che rischia di causare a tutti gli altri. Se non ci fosse in gioco la reciproca sopravvivenza, in Europa sarebbe la guerra di tutti contro tutti. Paradossalmente se ne esce (forse) solo con uno scatto alto e nobile verso l’unione politica. Ma dall’Italia, patria fondatrice dell’Europa unita, non è lecito aspettarsi rilanci.

Ieri, il Senato italiano, ha dato la propria fiducia al Governo. Certi vasi, evidentemente, non comunicano.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “Strage di fiducia”

  1. Pietro M. scrive:

    Il referendum sull’acqua dimostra che l’opinione pubblica può essere facilmente ingannata, basta usare slogan d’accatto che non hanno nulla a che fare con la realtà ma sono in linea con gli interessi di parte organizzati politicamente influenti.

    Tutto si può dire tranne che gli italiani non meritino ciò che ottengono. Alla fine, tutti vorrebbero privilegi, nessuno si interessa a rimuovere quelli altrui nella speranza di entrare a far parte di una delle tante mini-caste. E in quest’orgia di privilegi a spese altrui basta la speranza di diventare un privilegiato per giustificare lo status quo agli occhi di molti.

    L’integrazione politica europea, poi, è l’incubo definitivo per un liberale. Segno evidente che l’unico modo in cui lo stato è capace di funzionare è diventare un leviatano globale. Quando gli scompensi diventeranno globali, ci integreremo con i marziani. Dato che gli scompensi sono sistematici, però, continuare a spostare il potere lontano dai cittadini significa solo prendere tempo. E prendere tempo significa anche continuare ad accumulare scompensi senza mai ripensare a ciò che si sta facendo. E alla fine una volta che ci sarà un solo centro decisionale disfunzionale, non ci sarà via di scampo perché non ci sarà diversità ecologica tra paesi relativamente seri e paesi degni e meritevoli di finire nella pattumiera.

  2. step scrive:

    Quello che ha scritto Pietro M. lo trovo condivisibile, si tratta di considerazioni molto acute. Per quanto riguarda l’unione politica dell’europa… mi viene i brividi solo a pensarci. Per fortuna i vari governanti, passata la sbornia conformista-idealista, stanno ritornando su posizioni più caute in tal senso. Si ritorna timidamente a rispettare le diversità, opponendosi all’omologazione imposta dall’alto. Tra l’altro a noi italiani non è stato neanche chiesto se volevamo aderire a questa “Unione”. Alla faccia della democrazia…

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