– Una bella dimostrazione che il teatrino della politica è l’esatto opposto delle grandi visioni, delle grandi idee e dei grandi progetti sta nella fine del Ramadan, il mese sacro dell’Islam. Mentre a Roma il sindaco (Pdl ex An) Gianni Alemanno visitava la moschea della capitale, dichiarando frasi di questo tenore: “Io sento la vicinanza di molte comunità di immigrati e tutti quelli che accettano le regole e vivono onestamente troveranno nel sindaco di Roma un amico che vuole lavorare per l’onestà e per il rispetto reciproco”, a Milano l’ex vicesindaco (Pdl ex An) Riccardo De Corato contestava duramente una simile visita da parte del vicesindaco Maria Grazia Guida: “Le istituzioni dialogano con le istituzioni e cioè i consoli (..) il vicesindaco dimentica, da cattolica, che in paesi islamici come l’Arabia Saudita non c’è nemmeno il regime di reciprocità e i cattolici non hanno nessun luogo dove pregare”.

Il pezzo potrebbe finire qui, semplicemente chiedendo al Popolo della Libertà di spiegare la linea ufficiale
: dialogare coi musulmani (Alemanno) o coi consoli (De Corato)? Esprimere soddisfazione per la presenza di una moschea (Alemanno) o rifiutarla per principio, che sia una o dieci (De Corato)? E soprattutto, è il caso di tirar fuori il principio di reciprocità proprio mentre si vuol dimostrare la superiorità morale europea?

Ci rendiamo conto però che non avremmo molte speranze di ottenere una risposta. E allora ne approfittiamo per rilevare che anche da questi episodi il Pdl si dimostra poco all’altezza di rappresentare una destra repubblicana e liberale europea. Di più, da un episodio del genere il Pdl si dimostra nient’affatto un partito.Tutti i discorsi sulla necessità che un partito-contenitore abbia differenti visioni non c’entrano. Innanzitutto perché stavolta si tratta di due esponenti che provengono dalla medesima tradizione missina, e peraltro a parti invertite rispetto a quelle che ci si aspetterebbe: un Alemanno (destra sociale) più aperto e un De Corato (all’epoca finiano) più chiuso. E poi perché su alcune questioni di fondo occorre che un partito abbia una linea e la porti avanti, la difenda coi denti, la propagandi. Qui che cosa propaganda il Pdl? In Lombardia una cosa, nel Lazio l’opposto?

Il tema, poi, è troppo serio e profondo per risolverlo col teatrino della convenienza delle opposte posizioni a seconda che si governi o che non si governi una città. Piaccia o non piaccia, è uno di quei temi che domineranno il futuro delle aree urbane europee da qui ai prossimi decenni. E’ uno dei (pochi) temi su cui dovrebbe fondarsi l’identità di un partito.Nonostante la vicecoordinatrice lombarda del Pdl Lara Comi usi toni propagandistici per sottolineare l’incoerenza tra Pisapia (che prometteva “una grande moschea” a Milano) mentre, a chiusura del ramadan, il vicesindaco Guida spiega che la grande moschea metterebbe a repentaglio la pluralità dei luoghi di culto, bisognerebbe (anche qui) affrontare la questione nei termini corretti: poiché (a parole) tutti pretendono che i luoghi si trovino “in sicurezza” (uno o dieci che siano), e poiché l’immigrazione islamica non proviene da un solo territorio, e poiché nel mondo arabo Paese che vai, Islam che trovi, la soluzione più ragionevole per le aree urbane europee secondo molti esperti è proprio quella di dotarsi di una pluralità di luoghi, in rispetto della pluralità delle tradizioni e sulla base dell’idea che è più facile controllarne dieci piccoli che uno grande. Un cattolico in Germania andrebbe mai a sentir messa in una chiesa luterana?

Qualunque fenomeno di massa (perfino pregare), se incontrollato e lasciato a sé stesso, è per definizione foriero di problemi, anche d’ordine pubblico. La prova sta proprio nella gestione milanese dei luoghi di culto per musulmani com’è stata finora. Scantinati, ex palestre, precarietà continua generano confusione, quando non rabbia. In fondo, pensano i musulmani onesti, bravi, sinceri, “vivo in un Paese che ha una grande tradizione e un grande senso religiosi, e voglio pregare anch’io: perché non posso farlo?”. Una volta a Milano (e in Italia) la seconda religione per numero di presenze era quella dei Testimoni di Geova, ora non più. Che vi siano molti islamici è un fatto. Gran parte di loro sono “non praticanti”, nel senso cristiano del termine, cioè non si recano in moschea o in un centro di cultura islamica; ma sono sempre più numerosi quelli che vogliono farlo. Sarebbe da ciechi (e contraddirebbe il principio dello Stato laico che comanda ma rispetta) rifiutarsi di affrontare la questione.