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Martinazzoli visto da lontano (ma non troppo)

– Oggi la Camera dei Deputati ha commemorato Mino Martinazzoli, ultimo segretario della DC, morto domenica scorsa a Brescia. Pubblichiamo il testo dell’intervento tenuto, per il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, da Benedetto Della Vedova.

Tra quanti oggi ricordano Mino Martinazzoli sono probabilmente il più lontano, o tra i più lontani, dal mondo – quello democristiano e della sinistra di base – che Martinazzoli ha frequentato e poi rappresentato nei suoi lunghi anni di impegno politico.

In questi giorni, alcuni commentatori hanno ricordato la riluttanza di Martinazzoli ad apparire qualcosa di diverso da “un democristiano e basta”. Posso dire che se voleva esserlo – e comprendo il senso della sua rivendicazione – non lo è certamente stato agli occhi di quanti, come me, senza condividere nulla o quasi delle sue scelte politiche, apprezzavano, per così dire, la sua “idea della politica”. Martinazzoli non è stato per me un maestro – questo no, ma un esempio sì – e certamente.

Da liberale – che per il potere e per quello politico in particolare cerca di coltivare la diffidenza più che il fascino – ho apprezzato la misura, il rigore e la sobrietà di un politico che delle responsabilità di governo – e quindi del potere – trasmetteva il travaglio, più che il gusto. Un caso raro, nella politica della Prima Repubblica e anche – come vediamo – in quella della Seconda.

Di Martinazzoli ho apprezzato la laica curiosità per la cultura e la convinzione che la politica, se non è anche cultura, si degrada e si corrompe. E quando l’ho incrociato – come è accaduto nel 2000, da candidato alla Presidenza della Regione Lombardia, lui per il centro-sinistra, io per i radicali – ho apprezzato il suo modo di intendere la competizione politica senza trascendere nell’ostilità e nell’inimicizia.

Il caso ha voluto che Martinazzoli, che fu chiamato alle massime responsabilità politiche al tramonto della Prima Repubblica, sia morto mentre anche la Seconda sembra volgere al termine. Ma penso e spero che la sua figura possa essere ricordata anche in futuro. Perché sarebbe giusto, ma soprattutto perché, per le ragioni che dicevo, sarebbe utile.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Martinazzoli visto da lontano (ma non troppo)”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Purtroppo per i neo-liberisti selvaggi (di quelli,per intenderci,che confondono a loro comodo la scuola di Chicago dell’amico di Pinochet con quella austriaca ) c’é molta più differenza fra essi e Martinazzoli di quanto non ve ne fosse fra quest’ ultimo e Malagodi , riguardo all’onestà intellettuale e al senso dello Stato (nel senso -non insorga al solito a vuoto nessuno su questa parola)
    di statuale,non statalista.
    Giorgio Gragnaniello.

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