– Oggi la Camera dei Deputati ha commemorato Mino Martinazzoli, ultimo segretario della DC, morto domenica scorsa a Brescia. Pubblichiamo il testo dell’intervento tenuto, per il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, da Benedetto Della Vedova.

Tra quanti oggi ricordano Mino Martinazzoli sono probabilmente il più lontano, o tra i più lontani, dal mondo – quello democristiano e della sinistra di base – che Martinazzoli ha frequentato e poi rappresentato nei suoi lunghi anni di impegno politico.

In questi giorni, alcuni commentatori hanno ricordato la riluttanza di Martinazzoli ad apparire qualcosa di diverso da “un democristiano e basta”. Posso dire che se voleva esserlo – e comprendo il senso della sua rivendicazione – non lo è certamente stato agli occhi di quanti, come me, senza condividere nulla o quasi delle sue scelte politiche, apprezzavano, per così dire, la sua “idea della politica”. Martinazzoli non è stato per me un maestro – questo no, ma un esempio sì – e certamente.

Da liberale – che per il potere e per quello politico in particolare cerca di coltivare la diffidenza più che il fascino – ho apprezzato la misura, il rigore e la sobrietà di un politico che delle responsabilità di governo – e quindi del potere – trasmetteva il travaglio, più che il gusto. Un caso raro, nella politica della Prima Repubblica e anche – come vediamo – in quella della Seconda.

Di Martinazzoli ho apprezzato la laica curiosità per la cultura e la convinzione che la politica, se non è anche cultura, si degrada e si corrompe. E quando l’ho incrociato – come è accaduto nel 2000, da candidato alla Presidenza della Regione Lombardia, lui per il centro-sinistra, io per i radicali – ho apprezzato il suo modo di intendere la competizione politica senza trascendere nell’ostilità e nell’inimicizia.

Il caso ha voluto che Martinazzoli, che fu chiamato alle massime responsabilità politiche al tramonto della Prima Repubblica, sia morto mentre anche la Seconda sembra volgere al termine. Ma penso e spero che la sua figura possa essere ricordata anche in futuro. Perché sarebbe giusto, ma soprattutto perché, per le ragioni che dicevo, sarebbe utile.