di SIMONA BONFANTE – Quante altre bozze definitive della manovra salva-faccia dovremo ancora vedere annunciare, ritirare, emendare e riscrivere totalmente prima che l’italica équipe di analfabeti con funzioni governanti prenda atto della propria nociva incapacità?
Quante altre deliranti dichiarazioni ‘strategicamente’ sincronizzate di euro-esternanti dovremo ancora subire prima di accettare come dato di realtà il posizionamento pre-trapasso del nostro euro-spaesato paese?

La questione epocale è la longevità della popolazione, e questi la sola cosa che non si azzardano neanche a toccare è la sostenibilità del pensionamento, cioé mettere in piedi quella revisione del welfare che, più che indotta da incombenti ragioni contabili, è imposta da basilari valutazioni di sostenibilità. Sostenibile è bello, è giusto, è sensato, dunque non si fa.

C’è poi il problema che ciascun investitore mediamente cosciente della realtà si pone, e cioé l’affidabilità del debitore di onorare il proprio debito. Il debitore Italia non dà garanzie, perché nulla si decide a fare per aggredire i meccanismi di creazione del debito medesimo, e con ancor meno accortezza si risolve a rendere possibile la creazione di ricchezza, senza la quale, appunto, come immagina di poterli onorare gli impegni assunti col creditore?

Confidano di convincerli, i creditori, con la garanzia del carcere per gli evasori; misura, questa, che pur con tutta la buona volontà si stenta a quantificare in un’entrata numericamente definibile. Al posto del creditore, dunque, voi che fareste?
Si tenga conto poi che il numero dei mutuo-soccorritori, intanto, si moltiplica: oltre i privati, abbiamo l’Europa – la Bce ed i governi tipo la Germania che dalla nostra tenuta derivano gran parte della propria fortuna –  che dilaziona il fallimento sovrano, rastrellando titoli. Ma per quanto ancora converrà loro barattare il non fallimento nostro con l’approssimarsi del fallimento loro?

Gli avevano suggerito interventi seri, misure strutturali. Gliel’hanno chiesto in via riservata. Ma quei gabbatori-de-lo-santo auto-incensatisi statisti mica si decidono a vendere l’irrazionalmente costoso e non altrimenti valorizzabile patrimonio pubblico. E certo che non si decidono: al Capo gabbatore, mica l’hanno spiegato che la funzione governante comporta l’occuparsi di robe pallose come l’economia nazionale. L’oggetto primario del suo interesse, mai messo in discussione, lo sappiamo qual è: d’altronde, qualcuno dovrà pur occuparsi di self-made puttanieri bisognosi.

Continuiamo allora a restare allegramente sulla giostra, con l’abisso sotto il naso, ed intanto godiamoci la rivincita ex-socialista sulla storia ex-comunista – a campo libero e spalti vuoti. Contenti?