– Brunetta lo etichettava come fisco-spettacolo, secondo Adusbef e Federconsumatori era molestia fiscale, per l’Adoc la consegna di una mappa del tesoro ai ladri. Correva l’anno 2008, l’agenzia delle entrate aveva reso accessibili su internet i dati relativi alla dichiarazione dei redditi del 2005. L’allora viceministro dell’economia e delle finanze di centro sinistra, Vincenzo Visco, dava il suo appoggio; il centrodestra e l’associazionismo gridavano allo scandalo. Alla fine ci pensò il garante della privacy a interrompere la divugazione e far cambiare idea all’agenzia delle entrate.

Oggi la ricerca della delazione fiscale torna di moda. Il Governo ha presentato un emendamento alla manovra in cui si prevede l’attribuzione ai sindaci del ruolo infame di dare in pasto a spie e delatori le informazioni rilevanti ai fini fiscali dei propri cittadini. Le maggiori entrate incassate per tre anni, derivanti da tradimenti e soffiate saranno trattenute dai comuni. Lo Stato beneficerà dell’auspicata guerra civile negli anni a seguire, incassando la metà degli introiti.

Altri emendamenti rivedono al ribasso i tagli alla spesa pubblica decisi il 12 agosto scorso con l’approvazione della manovra. Come volevasi dimostrare, l’abolizione delle province più piccole è sparita come per incanto. Rimane sul banco un impegno a esaminare in futuro un disegno di legge costituzionale per l’abolizione di tutte le province. Strada già tentata pochi mesi fa che ha condotto ad una sonora bocciatura della proposta da parte della maggioranza, con la complicità del PD.

In altri termini, con queste modifiche alla manovra, si spera di recuperare attraverso la delazione e la lotta all’evasione fiscale, quelle risorse necessarie a rinviare sine die le riforme e a mantenere alti i livelli di spesa pubblica (e di sprechi) attualmente in vigore.
I costi della pubblicazione dei dati fiscali, che si traducono in una erosione del diritto alla riservatezza, sono certi, anche se non direttamente e immediatamente quantificabili. Ad alcuni darà fastidio confessare al mondo il proprio modesto reddito; ad altri seccherà dover metter da parte la propria tirchieria quando sarà noto nel bar sotto casa la propria capacità economica di offrire un caffè agli amici.

A guadagnarne saranno i malintenzionati che potranno elaborare raffinati strumenti di risk management e SWAT analysis per compiere un’oculata scelta degli obiettivi e delle strategie di mercato.
A fronte di questi costi diffusi, resta da vedere quanto il più agevole accesso ai dati del fisco stimolerà le voglie di rivalsa e di vendetta. Se guerra civile sarà, il bottino di guerra consentirà il mantenimento dell’attuale spesa pubblica senza produrre nuovo debito. Altrimenti, cosa ancor più probabile, andranno a farsi benedire sia la privacy che il pareggio di bilancio.

Oggi alla maggioranza serve rassicurare la classe politica locale, utile a muovere i voti alle prossime elezioni politiche, riducendo i tagli a comuni e province. Allo stesso tempo, bisogna mostrare buona volontà a Bruxelles e mostrare di voler raggiungere il pareggio di bilancio al più presto. Una misura volta alla lotta all’evasione fiscale, specie se fa affidamento sulla delazione dei cittadini, ha un ritorno per le casse dello stato che il governo e il parlamento possono stimare più o come vogliono.
Tra tre anni le stime risulteranno sbagliate, ma sarà un problema di chi siederà in Via 20 settembre nel 2014.
La scelta più comoda per rinviare una vera riforma che ristrutturi la spesa pubblica e elimini gli sprechi.