Ricattato e contento

di SIMONA BONFANTE – Allora: Lavitola non è latitante, Tarantini è un amico in difficoltà e Berlusconi non ha mai avuto nulla per cui temere di poter essere ricattato. I magistrati che hanno messo dentro l’erogatore di escort (con la dolce metà) e chiesto l’arresto per estorsione di quel frequentatore di paradisi fiscali e purgatori sudamericani che è il direttore-editore della fu-storica testata del Psi, hanno completamente travisato, ingannati dall’ambiguità di testo e contesto delle telefonate intercorse tra gli indagati, Tarantini e Lavitola, e tra questi ed il Presidente del Consiglio – che non è indagato ma vittima, e che tuttavia finisce così, lui malgrado, in questo enorme equivoco volgarmente definibile puttanaio.

Certo che paese di merda è quello in cui persino alla carità spontanea e disinteressata viene attribuita finalità perversa e giudiziariamente sospetta.
Berlusconi ha un cuore grande così, bisognerebbe rendergliene merito. Aiuta gente bisognosa, più di cash che di attenzioni: quel poveraccio di Emilio Fede, ad esempio, o quell’altro morto di fame di Lele Mora, o ancora quell’altra pluralità di gnocche a vario titolo gravitanti nell’orbita della movimentata socialità serale di lui, l’incontinente tycoon. E che forse costoro vanno considerati immeritevoli di aiuto solo perché conoscitori di cose che noi umani…cose, magari, anche identificabili come oggetto potenziale di ricatto?

Ma via, perché accanirsi e cercare a tutti i costi del marcio in quell’articolato network relazional-affaristico intessuto attorno a nodi sì antopidicamente lontani dal sospetto quali sono le intrattenitrici a pagamento, gli erogatori delle medesime, gli utilizzatori finali?
Gli inquirenti, invece, si accaniscono, e pur di trovare una logica giudiziariamente compatibile con la malevola ipotesi desunta dagli atti, finiscono con il metter su un marchingegno investigativo non proprio consueto negli stati di diritto. La strategia dei magistrati, che alla reità di Berlusconi vogliono sostanzialmente approdare, però questa è: se Berlusconi è vittima di ricatto, inferenza conseguente sarà che egli è anche reo del fatto oggetto del ricatto, lo sfruttamento della prostituzione, nella fattispecie.

Teniamolo sulla corda – si dicevano al telefono Tarantini e Lavitola. Il Presidente del Consiglio probabilmente non l’avrà mai avvertito il peso di queste attenzioni interessate. Lui, magari, si premurava sua sponte di impartire alla segretaria l’ordine di erogare mensilmente al solerte Tarantini, per tramite dell’affidabilissimo Lavitola, somme di denaro sufficienti a garantire al primo un tenore di vita dignitoso ed al secondo una cresta conforme ai servigi elargiti.

A proposito: cos’è che gli analisti economici continuano ad individuare come fattore della sfiducia dei mercati internazionali verso il nostro paese? Ah già: la mancanza di credibilità. Come potrebbe definirsi, ad esempio, quella di un premier in stato di ricattabilità permanente. Ma questa, ovviamente, è tutta un’altra storia.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Ricattato e contento”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    E’ sempre un piacere leggere i tuoi scritti, questo più di altri :)

  2. enzo51 scrive:

    Simona!! Sei un genio dalla penna vellutata!

Trackbacks/Pingbacks