Categorized | Cronache di Webia

La manovra che il Web avrebbe fatto

– E se a scrivere la manovra per il pareggio di bilancio nel 2013 fossero stati anche i comuni cittadini? Secondo Ernesto Belisario ne sarebbero derivati tanti benefici. Perché, come ama ripetere, «l’Open Data è un usato sicuro».Tuttavia, precisa da subito l’avvocato ed esperto di diritto informatico a Libertiamo, «Comincio a vedere un distacco troppo evidente tra quello che succede nel resto del mondo, in cui c’è un coinvolgimento nelle politiche di bilancio, e da noi. Che siamo ancorati a schemi ottocenteschi, in cui apprendiamo dell’esistenza di una manovra dopo che è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale». Insomma, dietro ai ripetuti fallimenti (di merito e di metodo) dell’esecutivo rispetto alla correzione dei conti pubblici, Belisario scorge una montagna di opportunità perdute e, di conseguenza, risparmi perduti. E dire che sarebbero a portata di mano.

In quali altri paesi ci sono state esperienze di bilancio partecipativo?

Sono diversi. Germania, Argentina,Brasile hanno iniziato dalle comunità locali. Sul sito del ministero delle Finanze tedesco, per esempio, quando ha predisposto la manovrac’era il video caricato su YouTube del ministro che la spiegava, addirittura con infografiche che illustravano cosa avrebbe comportato. Siamo a livelli di chiarezza impensabili e, soprattutto,strumentali a richiedere feedback ai cittadini, a stimolarli. Non è solo trasparenza comunicativa.

Altri esempi?

Beh, il Kenya ha inserito l’Open Data nella Costituzione. In una provincia in Australia, poi, c’erano pochi soldi e così si è deciso di fare una sorta di referendum online su quali fossero i migliori progetti da finanziare. La campagna ha mobilitato 20 mila persone fuori dal web con comizi, comitati di quartiere… Un esempio di democrazia collaborativa, direi. Qualcosa di simile è avvenuto anche quando il governo americano ha utilizzato Ideascale.com mentre i partiti faticavano a mettersi d’accordo sul budget. Obama ha usato la piattaforma collaborativa per provare a dare la manovra in mano ai cittadini, facendo sentire la pressione ai partiti che, fortemente influenzati dalle lobby, erano lontani dagli elettori.

Ma per uscire dalla crisi a cheserve l’Open Gov?

Secondo le Nazioni Unite, che avevano raccomandato l’adozione di queste politiche proprio come un modo per uscire dalla crisi, l’Open Gov serve a raggiungere due vantaggi. Il primo è ripristinare fiducia, perché se non c’è trasparenza sul modo in cui vengono generate determinate politiche la diffidenza dell’opinione pubblica, e lo vediamo, è dietro l’angolo. Il secondo è che oggettivamente ci sono vantaggi misurati. Il sito di Open Gov della California è costato 20 mila dollari e ha generato risparmi per circa 20 milioni di dollari. L’open government è un usato sicuro. Chiaro che deve essere adattato all’esperienza italiana, ma se non iniziamo mai…

E Tremonti va a fare lacomunicazione a commissioni unificate coi cittadini sbattuti fuori dalla porta.

Tremonti è il classico esempio di politica paternalistica. Crede di sapere quello che è meglio per gli altri e decide al posto degli altri. Ma questo è assolutamente fuori dalla storia. Non è più possibile che decisioni così importanti per la vita dei cittadini, nell’era della comunicazione, vengano calate top-down e senza nessun meccanismo di condivisione. In Francia i provvedimenti sono discussi su un sito e tradotti in diverse lingue, italiano compreso, perché c’è un desiderio inclusivo. La soluzione per tappare la falla della British Petroleum, poi, non èstata trovata dai mega  consulenti ma attraverso un forum che in 15 giorni ha generato 7 mila proposte.Il crowd sourcing può funzionare anche per le politiche pubbliche. Chiaro che poi c’è bisogno di decisori che facciano selezioni.

Ma allora perché i politiciitaliani si affidano ancora a strumenti vecchi, antistorici?

Innanzitutto c’è un motivo di ordine anagrafico. C’è resistenza perché sono strumenti che non vengono praticati. Il problema è il procedimento con cui si arriva alla norma. Non posso imporre il provvedimento in Gazzetta Ufficiale senza averne prima resi noti i dettagli, il testo. Io non voglio i comunicati stampa. Allora perché ho solo quelli? Perché questa èuna classe dirigente completamente impreparata al confronto. Quanto successo con l’intervento sulle pensioni (annunciato e poi ritirato in meno di 48 ore, ndr) nella manovra lo fa capire chiaramente. In Italia siamo nell’incapacità di gestire un contraddittorio. Fare Open Gov, invece, significa esporsi al fallimento, alla critica. Ed è certo che, se facessi una cosa del genere, ci sarebbero interventi di segno critico.

Magari qualcuno avrebbe spiegato ai leader della maggioranza che l’intervento sul riscatto degli anni di università e di leva non si poteva fare.

Magari lo avrebbero testato prima diannunciarlo. O qualcun altro avrebbe potuto dire che da oltre un anno giace sul tavolo del ministro Tremonti, in attesa della sua firma, il decreto sulla fatturazione elettronica che potrebbe sbloccare,secondo dati dell’Abi, 3 miliardi di euro. Loro ne cercano 5…

Altri risparmi?

Gli enti pubblici spendono migliaia dieuro al giorno di facchinaggio, a volte per portare le carte da un ufficio all’altro dello stesso ente. O ancora: le amministrazionicentrali spendono ogni anno circa 280-290 milioni di euro in posta raccomandata. Sono tutti soldi che sarebbero risparmiati se, come in Spagna, fosse fatta una misura anti-crisi per dire alle amministrazioni: «Da domani per voi è vietato ricorrere a raccomandata e corriere, dovete mandare tutto attraverso posta elettronica». Perché pagare spese di trasporto, di archiviazione,di reperimento per la carta? Si reputa che un dirigente pubblico,quindi personale altamente qualificato, sprechi 2-3 giorni all’anno acercare carte che non si trovano.

E sulla corruzione? La trasparenzaonline potrebbe aiutare a combatterla?

Assolutamente. Linus Torvalds, l’inventore del kernel di Linux, diceva una cosa passata alla storia come ‘legge di Linux’. E cioè: «Più c’è gente a guardare, più c’è probabilità che qualcuno scopra un errore e dunque che qualcun altro lo risolva». Lui pensava ai bug del software, io a quelli della pubblica amministrazione. Tra cui la corruzione.

Un esempio?

In Canada è stato fatto l’Open Data dei contributi al settore non profit. Ci sono state molte critiche perché si è detto: «A quante persone interessa?». A poche,effettivamente. Però uno degli esperti di non profit canadesi è andato a vedere questi dati, ha trovato qualcosa che non gli quadrava, ha fatto partire un’indagine ed è stata scoperta una frodeall’amministrazione pubblica per circa 3,2 miliardi di dollari canadesi. Del resto lo dimostra la storia: più trasparenza significa meno corruzione.

Poi c’è ilcodice dell’amministrazione digitale.

Da quando è entrato in vigore nel 2005, pur se in una versione timida, le amministrazioni di destra e di sinistra lo hanno ignorato. Brunetta ha provato a riavviarlo, ma ha tempi ancora lunghi: il 31 dicembre 2012. Io dico: proviamo adaccelerare, almeno per quello che possiamo. Perché aspettare di vedere riscaldamenti mai accesi per mancanza di fondi e non eliminare gli sprechi di carta, spese postali? Possiamo farlo da subito.Significherebbe dematerializzare quasi completamente l’attività amministrativa, con la possibilità per il cittadino di non doversi recare allo sportello. Con esternalità positive sull’efficienza delle amministrazioni pubbliche e sulla nostra qualità della vita.


Autore: Fabio Chiusi

MSC alla London School of Economics in Storia e Filosofia della Scienza, è un giornalista e blogger. È redattore per Lettera43.it e scrive di politica, social networking e critica della disinformazione sul blog ilNichilista. Collabora con l'Espresso, Farefuturo webmagazine, Agoravox Italia e il Termometro Politico. Per Mimesis ha pubblicato Ti odio su Facebook. Come sconfiggere il mito dei brigatisti da social network prima che imbavagli la rete (luglio 2010).

One Response to “La manovra che il Web avrebbe fatto”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] di pagare il suo debito pubblico? Perché non approfittare dello strumento, se non proprio per chiedere un contributo attivo ai propri elettori nella stesura della prossima manovra (Antonio Palmieri, che gestisce il sito, è […]